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Toscana, economia in panne ma accesso al credito meno “severo” Economia

Firenze – Primo semestre dell’anno, arriva puntuale il bilancio di Bankitalia anche per la nostra economia regionale. Che tuttavia porta ancora una stigmata: stagnazione. Vale a dire: livello di attività economica “contenuto”, sostenuto seppure in modo parziale dalla domanda estera, oltre a un futuro improntato alla stabilità in un clima di generale, elevata incertezza.

In estrema sintesi, il settore industriale si trascina in un quadro rimasto stazionario. I segnali di vitalità che pure si riscontrano emergono in segmenti di elevata specializzazione, quali farmaceutica, meccanica e sistema della moda, nelle vendite all’estero e in imprese di grandi dimensioni e relativa rete di subfornitura. Nel complesso del campione intervistato dalla Banca d’Italia i casi di aumento del fatturato nei primi nove mesi hanno bilanciato quelli di riduzione. Rimane estremamente contenuta la propensione all’accumulo di capitale fisso e negativo il saldo della demografia d’impresa (i dati InfoCamere-Movimprese confermano anche per il primo semestre del 2014 una prosecuzione del processo di uscita di imprese industriali dal mercato:l’indice di natalità netta è stato pari al -0,8 per cento). Nel quadro d’incertezza generale, l’attività di investimento è rimasta al palo, poco più del 50 per cento delle imprese rilevate ha dichiarato di riuscire a rispettare i seppur contenuti piani di investimento per l’anno in corso e quasi un quarto li ha rivisti al ribasso, rispettando l’andamento della scorsa indagine.

Ancora in contrazione l’attività nel comparto edile, dove all’analisi gli indicatori congiunturali indicano un impiego di materie prime “inferiore di due terzi ai livelli raggiunti prima della crisi” oltre a un ‘altra stangata sulla forza lavoro e contrazione del numero di imprese attive. Settore servizi, a fronte di una domanda interna ancora debole, la situazione appare leggermente migliore rispetto all’anno passato.

Segnali ancora positivi per gli scambi con l’estero: le esportazioni toscane paiono beneficiare della ripresa degli scambi mondiali dopo il calo registrato Dopo il calo registrato nei primi mesi dell’anno, vendite aumentate leggermente nel semestre iniziale del 2014, a confronto col primo semestre 2013: +0,8%. Una dinamica che però ha accusato nuovamente il freno della flessione dei metalli preziosi, il cui andamento, come spiega la nota di Bankitalia, è agganciata alle quotazioni dell’oro, al netto del quale il valore delle esportazioni è aumentato del4,6 per cento.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, nel primo semestre del 2014, l’occupazione in Toscana aumenta leggermente rispetto allo stesso periodo del 2013, +0,7%. Si tratta di una dinamica concentrata nel primo trimestre dell’anno, riconducibile nella totalità agli occupati nell’industria e che riguarda esclusivamente la componente femminile, pari all’1,5% e il lavoro dipendente, +2,8%. Giù i lavoratori indipendenti, che sono calati del 4,5%. Il tasso di disoccupazione al 10,4% fotografa l’aumento delle persone in cerca di lavoro.

Economia finanziaria, la grande novità del settore è che nel primo semestre del 2014 la stretta al credito sembrerebbe allentarsi, anche se, nel complesso, il credito si è ridotto del 2,3 per cento a fronte del -2,6 alla fine dello scorso anno. Nella dinamica, ha influito la contrazione dei prestiti verso le Amministrazioni pubbliche e verso le società finanziarie e assicurative. Il calo è stato più intenso per i primi cinque gruppi bancari.

“Il credito cala ancora, ma un po’ meno – ha spiegato Michele Benvenuti, capo della divisione ricerca economica della sede di Firenzela domanda è ancora molto debole, le imprese non chiedono credito perché purtroppo non fanno investimenti. Per l’offerta la restrizione si è un po’ interrotta, l’atteggiamento è un po’ più permissivo”.

Rimane così la persistente debolezza della domanda che inoltre è concentrata per le imprese sul finanziamento del circolante e sulla ristrutturazione del debito esistente e per le famiglie, sui mutui per l’acquisto di abitazioni. A fronte di ciò, l’offerta non si è tuttavia ulteriormente irrigidita.

Anche il costo del credito si è in media lievemente ridotto, con condizioni sempre più differenziate in base al rischio connesso con il finanziamento. Ma è la qualità del credito a rimanere su standard molto bassi, anche in presenza di una leggera diminuzione sul flusso delle sofferenze che tuttavia rimane su livelli che si possono chiamare “storici”, vale a dire eccezionali. Inoltre, i crediti caratterizzati da una qualche forma di anomalia hanno raggiunto un quarto del portafoglio complessivo. I crediti deteriorati a dicembre 2013 rappresentavano il 23,2% del totale, e il 25,4% a giugno 2014. All’interno dello stock dei crediti deteriorati, le nuove sofferenze a giugno sono il 3,2% del totale dei crediti, mentre incagli, crediti scaduti o ristrutturati rappresentano il 9,6% del totale. L’incidenza dei crediti deteriorati è più forte per le imprese (a giugno il 32,9%) che non per le famiglie (11,8%).

Da sottolineare che è comunque proseguita la formazione di risparmio bancario da parte delle famiglie: a giugno i depositi detenuti presso le banche dalle famiglie e dalle imprese residenti in regione hanno segnato una crescita del 3,4 per cento sui dodici mesi, più contenuta rispetto alla fine dell’anno.

 

 

 

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