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Famiglie in difficoltà fra perdita del lavoro e caduta del reddito Economia

Famiglie toscane, ovvero gli "snodi" più evidenti della crisi. Se l'occupazione comincia ad accusare con forza l'impatto della crisi che investe il mondo, sono le famiglie a diventare le "sentinelle" avanzate del sistema. E le famiglie toscane soffrono. Secondo i dati resi noti dalla relazione del gennaio scorso dell'Irpet, è in fase di veloce cambiamento la struttura occupazionale delle famiglie. Il che significa che, a fronte del milione e centosessanta mila famiglie con almeno un componente in età lavorativa, la maggioranza ha almeno un membro occupato (528mila); poco inferiore il numero dei nuclei con due occupati (457mila), mentre sono 175mila circa le famiglie in cui nessuno lavora. Fra queste, si distinguono quelle composte da soli inattivi, circa 144mila, oppure soli disoccupati, 13mila, oppure sia disoccupati che inattivi, 19mila. Se questo è il quadro generale, dal 2008 le cose sono precipitate.

Aumentano infatti le famiglie in cui nessun lavora o perchè tutti inattivi, che hanno un incremento di 9.997 nuclei, o perchè tutti disoccupati, e si ha un 6.827 famiglie in più; crescono le famiglie, fra quelle senza occupati, con almeno un disoccupato, +9,433; calano le famiglie con 2 o più componenti che lavorano e il calo riguarda sia i nuclei in cui entrambi i percettori di reddito lavorano a tempo indeterminato o con modalità autonome, che quelle in cui almeno un componente ha un rapporto contrattuale a termine; salgono di numero e di peso le famiglie con un solo occupato (+11%), soprattutto a tempo parziale (+31%) e a termine (+37%).
Ciò che risulta dal quadro, è un deteriorarsi della quantità e della qualità del lavoro giudicato su base famigliare: si lavora di meno e chi lavora è sempre meno impiegato a tempo pieno, mentre crescono i contratti a termine.

Se questo è il quadro occupazionale delle famiglie toscane in sintesi, la conseguenza naturale è la caduta del reddito delle famiglie toscane. Secondo i dati dell'Irpet, la caduta del reddito reale fra il 2008 e il 2011 è di circa – 1,8% . Valore che considera l'importante ruolo di paracadute che finora hanno avuto gli ammortizzatori sociali (in primis, la Cig), che, è stato valutato dall'Irpet, hanno recuperato circa il 29% della perdita che si sarebbe altrimenti verificata. Ritornando al valore della caduta del reddito reale fra il 2008 e il 2011, senza ammortizzatori sociali sarebbe stata -2,6%.

Insomma, la perdita di reddito è quantificabile in circa 650 euro in meno a disposizione della famiglia. Inoltre, dai dati emersi dal Rapporto Irpet, si consolida la connotazione genrazionale e classista della crisi: i più colpiti infatti risultano gli under 35 (anche se il passo della crisi sembra cambiato da qualche tempo, tant'è vero che emergono sempre più situazioni di perdita del lavoro da parte di ultra quarantenni o cinquantenni), e, dato che emerge anche dall'analisi della base famigliare, la classe media. Con pericolose conseguenze a livello di coesione sociale e di stabilità dei processi democratici.

Infine, sembra avverarsi, anche dallo studio del tutto sommato microcosmo toscano, ciò che la commissione europea nel 2007, in uno studio dal titolo "Employment in Europe" indicava come tendenza assoluta e generale: la diminuzione dei redditi da lavoro. E i dati che nel 2007 venivano pubblicati erano piuttosto inquietanti: considerando la media europea, i redditi da lavoro erano passati dal 69,9% del Pil nel 1975 al 57,8% nel 2006. In Italia il fenomeno era stato ancora più pronunciato, tant'è vero che tra il 1975 e il 2006 si era passati dal 69,7% al 53,3%. Inoltre, tra il 1993 e il 2005 la quota andata ai profitti era passata dal 23,1% al 31,3% del Pil. In dodici anni, circa 120 miliardi di euro sono passati  dai redditi da lavoro ai profitti.

Foto: www.fiscooggi.it

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