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Toscana, leggera ripresa ma famiglie logorate: in 5 anni il reddito famigliare giù di un decimo Economia

Firenze – Resi noti i dati sulla situazione economica della nostra regione da parte di Bankitalia: segnali di ripresa per le imprese, anche se continua la lunga crisi dell’edilizia, ma le famiglie sono logorate: dal 2007 al 2012 il reddito famigliare perde ancora un decimo in termini reali.

In generale, l’analisi compiuta dall’istituto bancario rileva l’attenuarsi, nel corso dell’anno passato, della flessione fino all’annullamento del livello di attività economica in Toscana, fenomeno indotto sia da una seppur lieve ripresa dei consumi che da un più contenuto calo degli investimenti. Inoltre, secondo quanto rivelano le stime disponibili,  il prodotto regionale in termini reali avrebbe registrato una dinamica più favorevole rispetto a quella nazionale. E nei primi mesi del 2015 si rafforzano segnali di miglioramento nelle aspettative degli operatori economici.

Intanto, prendendo in considerazione il passaggio al nuovo Sec (conosciuto come Sec 2010, si tratta del Sistema europeo dei conti nazionali e regionali ed è lo schema di riferimento per la misurazione dell’attività economica e finanziaria di un sistema economico, delle sue componenti e delle relazioni che fra di esse si instaurano in un determinato periodo di tempo), che ha indotto a una revisione dei conti territoriali (tra le novità figurano la capitalizzazione della spesa per R&S e l’inclusione di alcune attività illegali) il Pil regionale a valori correnti è stato rivisto al rialzo dell’1,9 per cento, quello pro capite del 2,5. L’incidenza dell’industria e dell’agricoltura ha superato quella media nazionale.

Anche per quanto riguarda la produzione industriale qualche miglioramento c’è. Il calo della produzione industriale nel 2014 è stato meno intenso rispetto all’anno precedente, anche grazie al miglioramento della domanda interna; una crescita ha interessato le medie e grandi imprese. Il livello di utilizzo della capacità produttiva è ancora contenuto. Dinamica positiva anche per due elementi caldi del settore, occupazione  che sale pur senza raggiungere i livelli precedenti la crisi e una ripresa dell’accumulazione di capitale fisso.

I distretti industriali toscani  sono gli unici fra le principali regioni del Centro Nord, secondo l’Istat, a mantenersi in numero invariato rispetto al 2001. I sistemi locali distrettuali occupano ancora circa la metà degli addetti manifatturieri regionali.

Sempre forte l’Export: nel 2014 le vendite sono salite del 2,2 per cento (4,3 al netto dei metalli preziosi). Contributi positivi sono provenuti dalla moda e dalla meccanica allargata; la flessione delle vendite in Russia è stata più che compensata dall’espansione negli Stati Uniti e nelle economie dinamiche dell’Asia. Nel periodo della crisi (2008-2013) la Toscana è stata destinataria di investimenti dall’estero per 7,4 punti di PIL, un ammontare maggiore di quelli condotti all’estero da imprese regionali (1,7 punti).

Prosegue anche se un po’ meno velocemente la flessione del livello di attività nel comparto delle costruzioni, interessando l’utilizzo di materia prima, gli occupati e il numero di imprese attive. Tuttavia le prospettive parlano di un miglioramento che potrebbe esserci, riferendosi all’anno in corso, ma che sono legate alla modesta ripresa del mercato immobiliare e alla crescita del valore dei bandi di gara per opere pubbliche.

Nel settore dei servizi, qualcosa di buono accade. In particolare, migliora la domanda interna con inevitabili ricadute positive rilevabili nell’acquisto di beni durevoli e nei flussi turistici. Dopo un biennio di calo, sono tornate ad aumentare le presenze italiane, a fronte di una sostanziale invarianza di quelle straniere. Nel settore dei trasporti, ciò che conta è la prospettiva:  interventi infrastrutturali già avviati potrebbero accrescere la capacità di movimentare merci e persone del sistema regionale.

Completiamo il quadro con la fotografia della situazione di due attori fondamentali del tessuto economico, imprese e famiglie. 

Per quanto riguarda le imprese, tra il 2008 e il 2014 il numero di procedure fallimentari aperte è più che raddoppiato, collocandosi su livelli superiori rispetto al dato nazionale. Prendendo i considerazione la riforma di diritto societario del 2003, annotiamo un aumento del numero delle società di capitale (anche durante la crisi), in particolare di quelle a responsabilità limitata e di quelle con sistemi amministrativi maggiormente semplificati.

Lavoro, situazione complessa. Occupazione complessiva: invariata, ma con l’aiuto ampio degli ammortizzatori sociali. Si alza la partecipazione al lavoro (oltre un punto in più nel 2014) ma bisogna tenere conto dell’effetto dell’allungamento della vita lavorativa connesso con le riforme previdenziali: tant’è vero che la ricaduta è stata un aumento di disoccupazione soprattutto fra i giovani. Aumentano di intensità i flussi di giovani e laureati che migrano fuori dalla Toscana.

Passando ora alla situazione delle famiglie, si torna a vedere nero .  Tra il 2007 e il 2012 i redditi delle famiglie toscane si sono ridotti di quasi un decimo in termini reali, di più rispetto al paese nel suo complesso; l’unica componente caratterizzata da una tenuta è stata quella dei trasferimenti (principalmente pensioni). In compenso, a differenza del dato nazionale, si è ridotta la disuguaglianza dei redditi nel corso della fase recessiva, mantenendo un così un dato economico-sociale caratteristico della Toscana. Tant’è vero che l’incidenza dei poveri e delle persone socialmente escluse è inferiore non solo al dato nazionale, ma anche a quello medio della UE a 15.

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