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Toscana, presentato il 3° rapporto sulla criminalità Cronaca

Firenze – Quanto è infiltrata la criminalità organizzata nella nostra Regione? Una fotografia chiara viene fatta dal terzo rapporto sui fenomeni corruttivi e di criminalità organizzata in Toscana dalla Scuola Normale di Pisa su incarico della Regione Toscana.

Una panoramica che riprende e approfondisce quella fatta negli anni precedenti. Le quattro mafie storiche, secondo gli incartamenti dei tribunali, continuano infatti a non manifestarsi con una presenza di insediamenti stabili sul territorio.

Il rapporto oltre a fotografare l’evoluzione di questi fenomeni criminali vuole anche offrire un monitoraggio rispetto al funzionamento delle politiche pubbliche adottate per prevenire e contrastare  la criminalità organizzata e la corruzione pubblica.

Dalla ricerca emerge anche che però sono sempre più riconoscibili le tracce di una crescita di gruppi organizzati sul territorio.

“La situazione è quella di una lenta e progressiva espansione della criminalità organizzata – risponde ai giornalisti il Generale Giuseppe Governale Direttore della DIA – Loro vanno dove il prodotto interno lordo in crescita e non sorprende il fatto che l’Italia  ha una crescita poco più di zero. Poco più di zero e’ il dato medio, ovviamente ci sono delle regioni dell’Italia settentrionale che vanno più veloci. E vanno poi nella parte dell’Europa dove il Pil cresce.  Lo fanno sfruttando all’estero una legislazione insufficiente e la possibilità di poter corrompere”

La nostra regione è considerata terra di conquista per le cosche che preferiscono piuttosto che colonizzare, esternalizzare a gruppi autoctoni o mimetizzarsi.

Le attività della criminalità organizzata non si limitano a riciclare denaro, ma la usano anche per farvi affari.

“E’ l’ultimo dell’accordo che avevamo sui tre anni e che vogliamo rinnovare – afferma Vittorio Bugli  assessore regionale alla legalità – perché è uno strumento indispensabile per la lettura seria approfondita  della presenza che c’è in Toscana  della mafia e della criminalità organizzata. Deve sempre di più servire come strumento dal quale far partire le azioni non solo delle forze dell’oridne ma della magistratura, ma di tutta la società a partire dalle istituzioni è dal rapporto che sono partiti confronti e azioni nei consigli comunali, è dal rapporto che sono partiti corsi di formazione dedicati agli appalti”.

Dal rapporto si evince anche il numero delle condanne definitive per associazione mafiosa, ma sono in calo i procedimenti definiti.

I dati dal 2010 al 2017 elaborati dalla Scuola Normale hanno evidenziato  un aumento del rischio di criminalità.Diminuiscono però, in linea con il trend già registrato l’anno passato, quelle per contraffazione, rapine in banca, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione o per reati che hanno a che fare con droghe e stupefacenti.

Le province con più elevato rischio di penetrazione criminale  sono Grossetto Livorno, Prato e Massa – Carrara. Prato in particolare rimane al primo posto al livello nazionale per numero di persone denunciati per riciclaggio con un aumento esponenziale a partire dal 2012 e livelli venti volte superiori al tasso nazionale.

Livorno continua a registrare il tasso medio annuo più elevato per quanto riguarda le segnalazioni per traffico e spaccio di stupefacenti, seguito da Firenze.

Il 63,76% delle persone denunciate in tutta la Toscana sono straniere. Il porto della città labronica  guadagna anche il primato nazionale per cocaina sequestrata nel 2018: 530 chili, che è una parte considerevole dei 589 recuperati in tutta la regione che catapultano la Toscana al terzo posto in Italia dopo Veneto e Lazio. Il distretto pratese conquista invece il primo posto nella regione per produzione, con 17 mila piante di marijuana sequestrate negli ultimi dieci anni.

In aumento anche i beni confiscati alla criminalità organizzata.  Tolti i provvedimenti dall’esito ancora incerto, si tratta di 572 beni immobili, distribuiti in 67 comuni, ovvero il 23 per cento del territorio regionale. Di questi 145 sono quelli già destinati, come ad esempio la tenuta di Suvignano assegnata alla Regione Toscana. La matrice camorristica è la più ricorrente, con quasi il 40 per cento dei beni, seguiti da Cosa nostra (11,5%) e ‘ndrangheta (6,2%). Quel che rimane è riconducibile alla Sacra Corona Unita, la Mala del Brenta o associazioni mafiose originarie del Lazio.

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