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Toscana, si torna in arancione Breaking news, Cronaca

Firenze – Negli ultimi giorni era ormai dato per certo e adesso arriva l’ufficialità. La Toscana, dopo cinque settimane che hanno visto l’apertura di musei, bar e ristoranti, torna in zona arancione condannata da un innalzamento dei contagi e soprattutto dall’indice Rt sopra l’1. Insieme alla Toscana passano in arancione anche Abruzzo, Liguria e provincia autonoma di Trento. Un verdetto che significherà il divieto di spostamento fuori dal proprio comune e lo stop al servizio ai tavoli per bar e ristoranti che potranno proseguire solo con l’asporto (i bar fino alle 18) e le consegne a domicilio. Un grandissimo danno dopo che le attività economiche legate alla somministrazione di cibi e bevande stavano lentamente rialzando la testa seppur con enormi difficoltà. La mannaia dei contagi si è dunque di nuovo abbattuta su di loro e sulle speranze di quanti speravano in una timida ripresa. In zona arancione la Toscana dovrà restare per almeno due settimane. E a preoccupare è anche la situazione nella vicina Umbria per gran parte del suo territorio già in zona rossa. Chiusi è già in rosso e Sansepolcro potrebbe diventarlo.

Per quanto riguarda la circolazione delle persone, le regole della zona arancione prevedono la libertà di movimento senza autocertificazione, all’interno del comune in cui si vive, salvo che per il coprifuoco che rimane sempre in vigore dalle 22 alle 5 del mattino. Chi vive nei piccoli comuni sotto i cinquemila abitanti si potrà spostare nel raggio di 30 chilometri, anche in altra regione, con il divieto però di recarsi nei capoluoghi di provincia.

I negozi rimarranno tutti aperti e così anche parrucchieri ed estetiste mentre chiuderanno i musei che avevano da qualche settimana riaperto i battenti dal lunedì al venerdì.

In zona arancione valgono le consuete deroghe. Ci si potrà sempre spostare fuori comune e fuori regione per motivi di lavoro, salute o necessità ed è sempre consentito il rientro presso la propria residenza, domicilio o abitazione. 

Il governo, sul proprio sito, nello spazio dedicato alle domande frequenti, spiega che per abitazione si intende “il luogo dove si abita di fatto, con una certa continuità e stabilità (quindi per periodi continuativi, anche se limitati, durante l’anno) o con abituale periodicità e frequenza (per esempio in alcuni giorni della settimana per motivi di lavoro, di studio o per altre esigenze”.

E’ ciò che consente a coniugi o partner che vivono lontani di potersi ricongiungere. Così come, in base alla stessa norma, si potrà andare nelle seconde case, anche in altra regione, a prescindere dalla colorazione della zona.

Inoltre lo spostamento per dare assistenza a persone non autosufficienti, sarà sempre consentito, anche tra comuni/regioni in aree diverse, “ove non sia possibile – specifica il governo – assicurare loro la necessaria assistenza tramite altri soggetti presenti nello stesso comune/regione. Non è possibile, comunque, spostarsi in numero superiore alle persone strettamente necessarie a fornire l’assistenza necessaria: di norma la necessità di prestare assistenza non può giustificare lo spostamento di più di un parente adulto, eventualmente accompagnato dai minori o disabili che abitualmente egli già assiste”.

Da ricordare, infine, come riporta il sito del governo, che “fare la spesa rientra sempre fra le cause giustificative degli spostamenti. Laddove quindi il proprio Comune non disponga di punti vendita o nel caso in cui un Comune contiguo al proprio presenti una disponibilità, anche in termini di maggiore convenienza economica, di punti vendita necessari alle proprie esigenze, lo spostamento è consentito, entro tali limiti, che dovranno essere autocertificati”.

Il consiglio dei ministri, l’ultimo presieduto da Giuseppe Conte, ha inoltre prorogato al 25 febbraio il divieto di spostamento fra regioni anche gialle.

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