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Toscani, in calo il potere d’acquisto Società

A rimetterci la pelle, nella crisi sempre data per finita e sempre vigorosa, sono i più deboli: lavoratori, pensionati e ovviamente chi il lavoro lo ha perso ed è disoccupato. Tutto molto banale, ma le cifre emerse dalla ricerca Caaf Cgil Toscana e Ires Toscana sui dati ottenuti in maniera anonima da 500mila pratiche fiscali, danno la dimensione reale del fenomeno. E la situazione non sembra più così “ovvia”. Tra i dipendenti pubblici, per fare un esempio, i redditi netti sono aumentati, sì, ma dello 0,04%, mentre il peso delle imposte è arrivato anche a +2,44%. Settore privato? Reddito lordo +1,92% (donne +1,97%) ma quello netto sotto il livello di inflazione, mentre la variazione delle imposte si aggira attorno al +4,6%. Infine, i pensionati: adeguamento lordo delle pensioni all' 1,5%, quello netto allo 0,81%,  impatto delle imposte è cresciuto del +4,9%.

Insomma, la sintesi è una sola, come fu fatta suo tempo, alla presentazione della ricerca, dal segretario generale della Cgil Alessio Gramolati: sebbene la ricerca abbia riguardato 500mila persone e pur non essendo né un sondaggio né un campione, balza evidente agli occhi che ciò che è successo in Toscana, alla pari col resto del Paese, è stata un'erosione continua del reddito epperciò del potere d'acquisto dei lavoratori e in generale dei ceti popolari e medi. Ciò significa anche, per la Cgil, che la contrattazione rimane uno dei pochi modelli per arginare la continua perdita di valore dei redditi da lavoro e delle pensioni. E se il segnale va in controtendenza rispetto alle indicazioni del sindacato, poggiate sui dati, la risposta di Gramolati è una sola: “La crisi non è neutra, ha prodotto danni soprattutto sui ceti popolari e medi. C'è solo un modo per invertire la tendenza: aumentare la contrattazione. Dove non si contratta, i redditi vanno indietro”.

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