energee3
logo stamptoscana
Edizioni Thedotcompany

Tramvia, il vero rischio si chiama credit-crunch Cronaca

Chi l’avrebbe mai detto: a fermare la tramvia non sono riusciti né i comitati cittadini, né i ritardi nei lavori (macroscopici, di anni),  né Mario Razzanelli scatenato con Vittorio Sgarbi e parte della nobiltà fiorentina al seguito, né tantomeno le opposizioni montanti di destra e sinistra. Ma la finanza internazionale, forse, quella, sì.
Perché? Per una ragione, o meglio una concausa di ragioni tutto sommato piuttosto semplice. E che si sta dibattendo proprio di questi tempi nelle stanze delle trattative fra Comune e le sei (meglio dire 4) banche che dovrebbero prestare l’anticipo di 150milioni per procedere con i lavori della linea 2.
Dovrebbero. Intanto, gli attori: il Comune di Firenze, naturalmente, o per meglio dire, a questo punto, il sindaco Renzi, che si è pesantemente impegnato davanti alla città e con le ditte a concludere la linea 2 e 3 entro la fine del mandato (mancano 970 giorni, mentre gli unici lavori avviati sono quelli preparatori di Viale Guidoni), la Tram di Firenze che costruisce in project, la Royal Bank of Scotland, la Dexia, Mps, Cassa Depositi e prestiti e Intesa San Paolo.
Quanto alle prime due, non c’è da contarci: Dexia è chiamata in causa dal Comune di Firenze per quanto riguarda gli Swap o finanza derivata, l’istituto scozzese (nazionalizzato)sembra essersi defilato per varie questioni legate all’atmosfera internazionale, non ultima la posizione italiana molto in linea con Francia e Germania. Quanto alle italiane, non è un segreto la questione che attanaglia Mps in questo periodo e che riguarda questioni legate alla ricapitalizzazione richiesta dall’autorità bancaria europea (Eba) su cui l’istituto senese si sta preparando, col nuovo dg Fabrizio Viola, a dar battaglia. Ovviamente, sarebbe ingenuo pensare che Rocca Salimbeni possa far dipendere la cosa da questi risvolti internazionali, ma non è escluso che sia più faticosa la situazione liquidità, e quindi tali nodi allontanino la tramvia fiorentina dalla cima delle priorità . Dunque, rimane Cassa depositi e prestiti e Intesa San Paolo.
Se questo è lo sfondo, il nodo vero, quello scorsoio, non si cucina, per così dire, in casa. E porta il nome antipatico di spread. Perché, lo si voglia o no, lo si capisca o no, spread e costo del denaro sono maledettamente intrecciati. E costo del denaro significa tassi, in questo caso tassi più alti per i prestiti rispetto a quelli sottoscritti nel 2005 e ricontrattati nel 2008.
Lo scoglio vero, dunque, quello su cui rischia di incastrarsi il transatlantico tramvia (circa 400milioni di euro in gioco) è questo. Riusciranno i giocatori a modificare le regole in corsa, trovando un accomodamento possibile per tutti? Le trattative frenetiche sono partite da qualche tempo, con incontri presso l’ufficio del sindaco stesso spostati di sede all’ultimo minuto per l’affluenza inaspettata (stupefacente lo stupore dei dirigenti comunali) dei “rappresentanti” bancari. Perché, a volte, il diavolo (o meglio Standard&Poors, che dell’arcidemonio in questi ultimi tempi ha preso le veci con un certo gusto) ci mette del suo, abbassando il rating, ovvero la valutazione della capacità di solvenza, del Comune di Firenze.
Bene. Poi, altri piccoli, grandi particolari. Ad esempio, la questione del verde del Palacongressi: è vero, tuttora irrisolta, in quanto si sta aspettando il parere della Sovrintendenza che a sua volta aspetta il parere dell’ente statale Mibac. O il problema del progetto con percorso alternativo rispetto alla primaria ipotesi di piazza Duomo da consegnare (definitivo) al Ministero. E l’accordo europeo? La Comissione europea ha valutato il cambio di percorso, via Valfonda invece del Duomo? O questa variazione non riveste importanza significativa? Ma alla fine, è chi deve dare i soldi a decidere il destino della linea 2 (e 3). E forse, della credibilità dell’attuale amministrazione fiorentina. 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »