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Tredozio e il Chianti, week end ad alta intensità culinaria Turismo

Il Chianti visitato in questo periodo dell'anno sempre più dal turista attento alla vera tradizione apparecchia la sua tavola, in tutti gli otto comuni con “Chianti d'Autunno” una grande kermesse che forse si perde fra mille eventi dislocati sul territorio, ma che ha ben saldo il suo obiettivo di valorizzazione dell'olio toscano. Olio da scoprire e  assaggiare fra degustazioni, workshop, convegni, mostre, visite guidate e tanto altro…Una grande kermesse che accende giustamente i riflettori sull'olio e che fra le mille proposte inserisce, quasi sotto traccia, quello che riteniamo essere invece il vero evento nell'evento, quello che fino a pochi anni fa aveva vita autonoma e grande valorizzazione nella stessa stagione dell'anno “Quinto Quarto e dintorni” una felice intuizione che accendeva i riflettori sulla tipicità più autentica in un epoca in cui ancora questa parola non era sulla bocca di tutti.
Una quindicina di giorni in cui si riscopriva e valorizzava la cucina tradizionale della cultura contadina, quella povera e tipica che utilizzava lo scarto del bovino e del suino: frattaglie, nervetti, interiora e le parti meno nobili quali testa, coda e zampe. Celebrato dalla preistoria fino a Pellegrino Artusi il “quinto quarto” ha nutrito e allevato generazioni di toscani e oggi ahimè ad esso non è più dedicata una manifestazione con tanto di dibattiti, incontri ed occasione di valorizzazione, ma sopravvive solo con proposte culinarie ad hoc offerte in oltre sessanta ristoranti del Chianti in cui dominano la trippa, i nervetti e il lampredotto anche se c'è da sottolineare  che i prezzi che oscillano dai 18 ai 50 euro non ricalcano proprio la vera tradizione del quinto quarto, piatto, appunto, povero per eccellenza…

Passando ai sapori tipici della montagna una gita d'obbligo sull'Appennino ci conduce in quella zona di confine chiamata Romagna Toscana dove “sconfinando” di alcuni chilometri è d'obbligo fermarsi a Tredozio rilassante borgo incastonato nella sua vallata dove nei primi due week end di novembre è di scena il “Bartolaccio” con la sua sagra popolare e popolana che anima le vie del centro. Il “Bartolaccio” è l'orgoglio tredoziese, una vera istituzione da queste parti che ha nutrito da solo, per generazioni, queste genti forti dell'Appennino.
Il “Bartlàz” come viene chiamato nel dialetto locale, era appunto la fonte di nutrimento per eccellenza che sfruttava gli unici due ingredienti che il territorio offriva ovvero la pasta di farina e l'acqua. Dalla forma a mezzaluna e il profumo intenso è una vera tentazione da non farsi sfuggire anche perchè oggi è nobilitato da daun ripieno di patate, pancetta e formaggio grana (con 20 mesi distagionatura). Un gustoso piatto unico da potersi mangiare sia caldo appena cotto sulla piastra oppure anche freddo, meglio se accompagnato da un brioso Sangiovese della zona. In occasione della sagra potrete provare anche un'altra esclusiva specialità di zona, la “Paciàrela” una polenta più consistente condita con fagioli e porri. Infine, già che ci siete, assaggiate anche i deliziosi dolci che inebriano Piazza Vespignani e che valorizzano la castagna locale sotto forma di succulenti tortellini fritti al forno e torte miste col cioccolato.
Dal “Quinto Quarto” al “Bartolaccio”per un viaggio culinario autentico e sincero nei sapori veri e forti della tradizione antica e povera della gente di campagna e montagna di Toscana.

Nadia Fondelli

 

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