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Tremonti scatenato, no al “fascismo finanziario” Politica

È un Tremonti scatenato contro Monti e il “fascismo finanziario”, quello che si è presentato ieri pomeriggio a Firenze per illustrare il suo Movimento 3L, “Lista Lavoro e Libertà”, alleato con la Lega Nord alle prossime elezioni politiche del 24 e 25 febbraio. Dalla vicenda Mps, alla burocrazia “folle”, fino alla crescita “che non si fa per decreto”, l'ex Ministro dell'Economia non ha risparmiato critiche al premier Monti. Ma non si fa nemmeno scappare l'occasione per una frecciatina alla sinistra: “La storia non si ripete mai per identità perfette, ma il precedente più vicino è quello della Banca Romana– ha ironizzato Tremonti, in riferimento al Monte dei Paschi- che a fine Ottocento ha marcato la fine della Sinistra storica; ma nessun riferimento all'attualità”.

Poi ha proseguito: “In Parlamento ci hanno detto che andava tutto bene, il signor Monti ha detto che non veniva perchè era un caso di ordinaria amministrazione, e ha mandato il ministro: l'ho pregato di avvertirci quando considera un caso straordinario, così scappiamo”. E poi precisa: “Quando facevo il ministro nessuno mi ha mai parlato di Mps. Se avessi saputo che c'era un problema, avremmo fatto un decreto apposta, ma nessuno aveva mai detto che c'erano problemi con il Monte dei Paschi”. Sarà stato di certo un lapsus, quello dell'ex ministro, o forse sarà stato l'ambiente a lui poco congeniale, quello dei militanti leghisti, e delle nerborute donne con il fazzoletto verde al collo, fino a pochi mesi fa non proprio in sintonia con il capo dell'Economia tacciato di leggere troppi libri. Fatto sta che l'ex inquilino di via XX settembre dimentica i “Tremonti Bond”, le obbligazioni speciali emesse dalle banche quotate e sottoscritte dal Tesoro, per rendere solidi gli istituti di credito e favorire l'erogazione dei prestiti, sottoscritti proprio dal Monte dei Paschi per un valore complessivo di 1,9 miliardi di euro. Insomma, qualche dubbio sulla salute della banca poteva anche sorgere. Per Tremonti, invece, la causa principale del dissesto senese è da imputare alle “gravi omissioni commesse”, riferendosi in particolare a due aspetti: alle fondazioni, che la legge Ciampi qualifica come soggetti privati, “ed essendo privati non sono oggetto possibile di indirizzi di carattere esterno, e fanno quello che ritengono privatisticamente corretto”; e inoltre, all'acquisizione di Antonveneta, “operazione in sé anomala”, anche se l'allora ministro Padoa Schioppa  ha agito, secondo Tremonti, in maniera “assolutamente coerente con la legge” . Torna invece ad attaccare Monti, assolvendo se stesso, sulla tanto discussa richiesta della Banca d'Italia di maggiori poteri di vigilanza, in primis il potere di rimozione dei dirigenti non idonei, che doveva essere inserito già nel decreto “Mille proroghe”: “Il potere di rimozione non si mette in un decreto come il 'Mille proroghe'; ma se è così importante, perchè non è stato inserito nel 'Salva Italia'? Forse erano così impegnati a salvare l'Italia- ironizza ancora- che se lo sono dimenticati”. Infine, Tremonti illustra le soluzioni per uscire da quello che definisce un “fascismo finanziario”: abrogare la legge Prodi-Draghi, per tornare alla legge vecchia legge bancaria; istituire degli istituti di credito territoriali e federali come in Germania; e creare una grande banca pubblica. “Sono idee che ora mi copiano un po' tutti, a partire da Grillo- conclude Tremonti, avvertendo sibillino la platea, che comincia a mostrare i primi segni di stanchezza, se non addirittura di assopimento: “Fate attenzione a quelli del Movimento 5 stelle, non dicono cose tanto sbagliate”. Si aggiudica invece un applauso quando parla della burocrazia “folle” che il premier Monti non è riuscito a snellire: “Ha emanato così tante leggi che se dovessimo stendere, una a fianco all'altra, le Gazzette Ufficiali, potremmo coprire 40 campi da calcio. È follia pura, bisogna togliere la mano morta della burocrazia”.
Ma tra le proposte del Movimento 3L c'è anche l'idea della redistribuzione dei fondi europei alle Regioni, in misura del 75%: “I soldi europei sono il vero scandalo, al Sud ne spendono solo il 30%, l'altro 70% va all'Europea dell'Est” chiosa Tremonti, che aggiunge, a chi gli fa notare che per la Toscana sarebbe una perdita, visto che nella nostra regione ne rimane una percentuale intorno all'83%: “Il nostro obiettivo è di raggiungere il 100%, come si ripromette la Sicilia. Se in Toscana siamo già all'83%, significa che la via toscana è la strada da seguire”.
Infine, sul futuro parlamentare del suo Movimento, l'ex ministro commenta: “Abbiamo creato questa 'joint venture' elettorale con la Lega, visti i tempi ristretti delle elezioni, e anche il nostro futuro sarà in alleanza”. Quando si dice l'irresistibile fascino della Lega “decanottizzata”.

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