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Treno della Memoria, Rossi saluta i ragazzi: “Dire no all’indifferenza” Breaking news, Foto del giorno

Firenze – E’ partito un po’ prima delle 13, il treno lungo sedici carrozze che lascia la stazione di Santa Maria Novella a Firenze, alla volta della Polonia. Un viaggio lento, come la memoria di cui porta il nome. Perché bisogna affrontarlo con una lenta e costante risalita nella memoria collettiva e individuale, quel pesante tunnel di orrore che il Treno, come ogni anno, si propone di perforare. Il viaggio durerà almeno diciannove ore, da Firenze attraverso gli Appennini verso la pianura padana, quindi il Brennero, l’Austria fino a Kufstein,un pezzo di Germania, ancora l’Austria da Salisburgo verso Vienna, un paio di ore attraverso la repubblica ceca, nella notte, e poi l’arrivo ad Oswiecim alle 7.53.

I ragazzi sul treno sono cinquecentocinquanta, salutati un’ora prima  dal presidente della Regione Enrico Rossi, che poco prima aveva consegnato il Pegaso d’Oro ai sopravvissuti del massacro. Complice l’indifferenza. Il governatore toscano ha sottolineato, ai ragazzi in partenza, la necessità di non arrendersi all’indifferenza,  invitandoli a non essere indifferenti di fronte agli orrori e alle tragedie che ancora oggi accadono nel mondo, ogni volta che vengono calpestati i diritti delle persone. 

Le biografie dei premiati

Le sorelle Andra e Tatiana Bucci, nate a Fiume da padre cattolico e da madre ebrea, venute a Fiume dalla Biellorussia per mettersi in salvo dai pogrom zaristi, all’età di 4 e 6 anni, vennero deportate ad Auschwitz insieme al cugino Sergio De Simone di 6 anni e alle loro mamme. Si salvarono dalla camera a gas in quanto furono scambiate per gemelle, mentre il cugino Sergio venne assassinato dopo essere stato usato come cavia in orribili esperimenti.

Marcello Martini, cresciuto a Prato in una famiglia antifascista, a soli quattordici anni si distingue come staffetta partigiana e informatore di Radio Co.Ra, in coraggiose azioni in appoggio alla Resistenza. Nel giugno del 1944, catturato insieme alla famiglia viene deportato a Mauthausen.

Vera Michelin Salomon, valdese, dopo l’8 settembre 1943 inizia a collaborare attivamente a Roma con i gruppi studenteschi antifascisti. Arrestata nel febbraio 1944 a Roma insieme agli altri componenti del gruppo clandestino di giovani attivisti, viene condotta a Via Tasso, poi a Regina Coeli e infine condannata a tre anni di carcere da scontare in Germania.

Antonio Ceseri, recentemente deceduto, a cui viene assegnata la medaglia alla memoria, era un internato militare, fiorentino, soldato di marina classe 1924, deportato in Germania dopo l’8 settembre nel campo di Treuenbrietzen nei pressi di Berlino. Rifiuta di arruolarsi nella RSI. Nell’aprile del 1945, i nazisti decidono di uccidere tutti i prigionieri del campo tramite fucilazione di massa, ma Ceseri non venne colpito e rimase coperto e nascosto dai corpi dei compagni morti.

Kitty Braun, nata a Fiume, si trasferisce a Trieste e poi a Mestre con la famiglia, che vive sotto falso nome e in clandestinità. Scoperta e catturata nel novembre 1944 da una pattuglia tedesca guidata da un delatore fiumano, la famiglia viene trasferita alla Risiera di San Sabba, a Trieste, e poi deportata al campo di concentramento di Ravensbrück e in seguito al campo di Bergen Belsen. Il fratellino di Kitty muore dopo la liberazione a causa della tubercolosi.

La storia di Vera Vigevani Jarach, unisce invece l’esperienza di due diverse tragedie del Novecento: ebrea scampata alla deportazione perché rifugiata in Argentina con la famiglia in seguito alle Leggi razziali, vede in seguito la sua unica figlia, Franca, sparire insieme ai trentamila Desaparecidos argentini, e da allora Vera fa parte delle Madres de Plaza de Mayo. L’avere incrociato nella sua vita queste due indicibili tragedie l’ha portata a definirsi “militante della memoria” e a dedicare la propria vita a raccontare la propria vicenda per aumentare la consapevolezza collettiva.

Gilberto Salmoni, ebreo, venne arrestato a quindici anni, assieme a suo fratello maggiore, dalla Milizia della Repubblica di Salò e deportato a Buchenwald, mentre i genitori e la sorella furono uccisi nelle camere a gas di Auschwitz.

 

 

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