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Trump, il funerale della borghesia Opinion leader

Firenze – L’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America, è la consacrazione di un passaggio d’epoca che attendeva da tempo a manifestarsi. In trepidante attesa che, anche il “Gigante”, facesse il suo passo, sganciandosi definitivamente dal cordone ombelicale della tradizione ideale universalistica 800esca che era nata in Europa e nel Continente americano all’indomani della rivoluzione “Americana”, francese ed industriale inglese. Un cambiamento che la tecnologia e la globalizzazione (e con sé l’economia) avevano già da tempo intrapreso, ma che le società “politiche” occidentali stentavano ad affrontare, nonostante l’evidente trasformazione in atto.

Il nuovo presidente americano intende avviare un dialogo con la Grande Madre Russia, riconfigurando così gli equilibri geopolitici che erano stati disegnati con la Conferenza di Yalta del febbraio del 1945 da cui era nata la contrapposizione tra il blocco occidentale e quello orientale e che riassumeva in sintesi il processo evolutivo delle idee universali che si erano affermate all’indomani delle dette rivoluzioni. Un processo attivato da quella che allora divenne una “nuova” classe sociale; la “borghesia”. Quella formata dagli uomini di pensiero, dai commercianti, dagli industriali, dagli artisti, dagli artigiani, dai professionisti e dipoi anche dai lavoratori. Essa, infatti, rompe il monopolio oligarchico dell’aristocrazia terriera, che riassumeva in se il potere politico ed economico, costituendo il nuovo motore economico, politico e sociale, generando cultura, benessere ed elevazione sociale, ed operando una ridistribuzione della ricchezza su più vasta scala. Vi fu nella sostanza un cambiamento epocale, caratterizzato da un contestuale e repentino progresso della “scienza” e della “tecnica”, segnato dalle nuove scoperte della medicina (Pasteur, Mendel Koch), del trasporto e dell’energia ( la locomotiva, il battello a vapore, la lampadina, l’elettricità), della comunicazione (il telegrafo, la stampa rotativa) e dell’arte (la fotografia e dipoi l’impressionismo in pittura) e così via.

Prendono corpo le idealità politiche (liberalismo, pensiero democratico e socialismo) che si categorizzano in espressioni partitiche, rivendicando modelli “futuri” di società, anche contrapposti, per poi sintetizzarsi, come detto, da Yalta in poi, con la divisione del “mondo” in due blocchi, laddove in occidente prevale l’idea democratica. In quel momento, e mai come prima, la democrazia sembrava essersi avvicinata alla sua utopia. Il suffragio universale, l’”educazione” politica del popolo che diviene “cittadino”, la nascita delle Costituzioni moderne, la “separazione dei Poteri”, la consacrazione dei diritti e dei doveri del cittadino , l’affermazione delle libertà dell’individuo e della sua manifestazione del pensiero, lo Stato di Diritto, la tutela del lavoro, la solidarietà umana che diventa Welfare. Sul piano economico prende piede il capitalismo che si concentra sui fattori produttivi e sul lavoro che ne costituisce linfa vitale. Una rivoluzione dell’uomo e per l’uomo, in cui si ossidano valori spirituali civili e religiosi che generano un sistema di valori che guarda al rispetto, all’interiorità ed alla libertà dell’individuo come la più alta espressione di idealità, coesione, unità ed umanità concepibile.

Sta di fatto che quella rivoluzione epocale innescata da quella classe sociale, e che aveva segnato il destino dell’Europa e degli Stati Uniti, sembra aver dunque aver esaurito la sua carica e la sua funzione. Ciò per l’avvento di due fenomeni tra loro apparentemente indipendenti, ma efficienti, e che hanno agito similmente a quella accelerazione scientifico-tecnologica ed economica che segnò l’800. La rivoluzione digitale e l’avvento di un sistema capitalistico che ha letteralmente spostato il suo “core business” dal piano produttivo a quello speculativo. La prima generando la globalizzazione del mercato, della conoscenza e dell’informazione, l’altra, generando una contrazione ed una concentrazione della ricchezza che ha interrotto quel processo di redistribuzione della stessa che aveva alimentato la continuità ed il benessere della borghesia.

Il fatto è che a tali mutamenti non ha corrisposto, come in passato, un diverso atteggiarsi della “classe sociale” ed “ideale” ispiratrice, non riuscendo a rendere sintesi a quel sistema valoriale che sottendeva alle idealità universali di apprezzamento e valorizzazione dell’individuo nella sua espressione libertaria e sociale. I partiti politici, ovvero coloro in cui si erano incarnate quelle idee e quei valori, fossero essi di sinistra o di destra, si sono affannati per lo più alla ricerca del consenso e della affermazione personale e, solo grazie ad un generalizzato miglioramento delle condizioni di vita del “popolo”, hanno sempre di più annullato la loro distanza ideale, professando la “morte” delle ideologie ed inneggiando al progresso.

Nell’illusione che i valori 800enteschi di democrazia, libertà, solidarietà, fossero un patrimonio già acquisito ed ormai incancellabile, essi si spengono, insorgendo ai loro occhi problematiche del tutto diverse da quelle proprie della necessità di realizzare riforme più o meno libertarie o più o meno sociali. Ovvero come gestire la democrazia nella cooperazione tra gli stati, l’immigrazione, l’ambiente, lo sviluppo repentino della comunicazione, le reti telematiche e con loro la globalizzazione dell’economia.

La borghesia, inoltre non si accorge che la crescita della propria condizione non può essere esponenziale, facendosi illudere ed intrappolare dal nuovo capitalismo finanziario che brandeggia il sogno di una ricchezza rapida e veloce, ma che non ha alcuna ricaduta in termini di sostegno all’economia produttiva od alla redistribuzione della ricchezza. Piuttosto generando disoccupazione e impoverimento sociale. E nel farsi trascinare da tale euforia, consegnandoli un apparente onnipotenza, perde e dimentica ogni idea o principio valoriale che lo aveva portato a conquistare la propria umanità, spiritualità e libertà. Non si accorge, infatti, che il mondo è cambiato e, soprattutto che l’occidente democratico ha da tempo operato una svolta in termini politici. Il futuro, infatti, non sarebbe più stato segnato dalle tradizionali forme partitiche ideologicamente ben distinte e racchiuse in recinti ben delineati, ma avrebbe visto il nascere di nuovi movimenti che, dentro di se, avrebbero visto il confluire indifferenziato delle idealità 800esche. Nuove realtà “multitasking” che avrebbero percorso il nuovo sviluppo digitale.

La borghesia, quindi, si è impoverita dentro e nelle sue sostanze, venendo assalita da una crisi di identità senza precedenti. Non ha cercato, come alle sue origini, di “guidare” il cambiamento, ma si è fatta irretire dalla sua improvvisa accelerazione, perdendo ogni riferimento e fiducia in se stessa. E nell’estrema debolezza si è messa alla ricerca di una guida che potesse alleviare il suo stato di estrema minorazione psicologica, trovandola in chi, fuori dagli schemi ideali e valoriali ormai travolti dal repentino cambiamento, si è professato come risolutore del suo sbandamento. Lo stesso processo che colpisce i destinatari della comunicazione pubblicitaria che, approfittando della “debolezza” dell’inconscio e nella volontà di penetrarlo, utilizzano gli schemi interiori più profondi per convincere all’acquisto. Ma finché si tratta di beni di consumo o altro, essa costituisce una ricchezza ed una qualità economica efficacie, oltre che essere esternazione di una creatività davvero encomiabile. Qualora invece, il meccanismo, si riversa sul piano politico e sociale, essa ha interesse a che il cittadino sia privo di senso critico e di barriere cognitive, preferendo l’”ignoranza” alla conoscenza, alla spiritualità ed alla ragione.

E’ finita oggi un’epoca, trascinandosi con sé un’intera “classe sociale”, sperduta, sbandata e con un senso di identità, apparentemente, nullo. E proprio per questo si approfitta del momento per cambiare le Istituzioni, le Costituzioni ed i valori, vendendo l’illusione che la rapidità e la travolgenza del progresso non possono essere arrestate dalle “forme” che fino ad oggi avevano segnato il cammino. Ma un conto è il progresso “naturale” delle scienze, delle arti e della tecnologia che possono assumere un passo assai svelto e vorticoso, ma altro è il mondo dei diritti, dei doveri e dei valori dell’uomo, la cui tutela per “natura” non può intervenire alla stessa velocità, se non a loro discapito. Né sarebbe immaginabile che i valori umani si debbano piegare alla nuova “lex mercatoria” del capitalismo speculativo e aggressivo, la cui velocità operativa non ammette per sua natura che il “tempo” degli uomini e le sue “forme” possano ostacolarlo.

 A tutto questo vi è soluzione se, solo per un momento, la “borghesia”, comprendesse i fenomeni del nostro tempo. Anche grazie alla cultura ed alla conoscenza che l’ha portata a conquistare il più alto grado di democrazia e di libertà. Il futuro è nell’aggregazione degli stati, nella nuova forma di unità nella diversità che serve a trasportare su un piano più elevato le idealità 800esche di libertà, democrazia e solidarietà in una nuova sintesi. I movimenti politici nascenti, infatti, se ben guidati, possono essere il riscatto della “borghesia”. Possono incarnare quella sintesi di idealità che è individualità e consapevolezza dei doveri sociali; distinguendosi tra loro per una maggior attenzione alla socialità od alla individualità, ma senza perdere la loro connotazione ideale che è ricchezza democratica.

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