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Tsunami viola, ma la firma è ancora Montella Opinion leader

Firenze – L’onda è lunga, quasi uno tsunami. Mi riferisco a quanto costruito da Montella a Firenze. Qualcosa di davvero inestimabile e, nel campionato italiano, assolutamente unico. Ieri sera, se ci fosse stato Joaquin, con la sola eccezione di un centravanti vero (finalmente!) al posto di Gomez, in campo c’erano gli uomini di Montella. E nel secondo tempo c’è stato anche il gioco di Montella: cinque minuti di torello “difensivo” che in Italia nessuno, oltre la Viola, è capace di gestire con quella facilità e con quella spettacolarità. Bravi, freschi, lucidi, affamati; quello che ci vuole per tenere alto il morale e per crederci. In che cosa? Beh, qui si torna alle nostre endemiche contraddizioni. Da una parte, c’è chi costruisce (chi pensa alle operazionii di mercato, alla tecnica, alla tattica), dall’altra, c’è chi disfa (i Della Valle e i loro degni rappresentanti). E questi risultati lusinghieri d’estate della Viola sono olio che cola per chi non vuole spendere e chi vuol dimostrare di aver fatto tutto bene. Visto? Si può fare a meno di Montella. E si farà a meno anche di Joaquin, per pochi soldi maledetti, sporchi e subito. Anche dietro al caso dello spagnolo c’è l’insipienza e il braccio corto della proprietà; che ora “si indigna” perché Joaquin è irriconoscente, ma si dimentica di aver appena obbligato il giocatore a spalmarsi lo stipendio in due anni, contravvenendo a un contratto firmato. Ora Joaquin ha tutto il diritto di scegliersi altre prospettive e soprattutto datori di lavoro, loro sì, più riconoscenti. Glielo stanno dicendo tutti ai DLV: quando si vuole qualcosa, nel calcio, si paga, e si paga prima che la paghino gli altri.

Il calcio è davvero cosa che con la razionalità ha poco a che vedere. Ma è proprio sulla sua intrinseca irrazionalità, da quando è più spettacolo e business che non sport, che le “piccole” devono far leva per vincere. Il Milan, una grande, per persuadere i propri tifosi di esserlo ha “dovuto” pagare Romagnoli 25 milioni, Bertolacci 20 e Bacca 30. Perché se fossero costati rispettivamente 10, 10 e 15 al massimo (come credo sia il loro valore oggettivo, calcolato generosamente) sarebbe scoppiata la contestazione. In quegli stessi ruoli la Fiorentina ha comprato Astori per meno di 5, Suarez per 15 (ma in un giro di scambi) e Kalinic per 5. Ieri sera nel ruolo di Bertolacci c’era un Badelj costato l’anno scorso 5. Li scambiereste i giocatori viola con quelli strapagati (perché poi c’è anche l’ingaggio commisurato al costo) con quelli oculatamente comprati dalla Viola? Qualsiasi persona razionale direbbe di no. Come si renderebbe subito conto che una difesa con due ventenni, Ely e Romagnoli, al posto di un nazionale brasiliano (Alex) e di un nazionale italiano (Paletta) non potrà mai essere, se non tra qualche anno, una difesa da scudetto (a patto che i due malcapitati li si faccia crescere in santa pace). Eppure il tifoso, in questi casi, diventa cieco. Asseconda le prese di giro della dirigenza e va a abbonarsi come in trance. Ingoia proclami, promesse, fandonie; e non riflette sul fatto che in tutta la gestione Galliani il Milan non ha indovinato un giovane che è uno (tranne Pato per la figlia del patròn!) e ha solo “indovinato” campioni già acclarati (ora vorrebbe “reindovinare” Ibra!). Calcolare 2+2 è difficile nel calcio, quando si è accecati dal wishful thinking che debba fare 10! Ma attenzione, perché c’è il corrispettivo anche per le squadre modeste e dimensionate.

Anche alla Fiorentina si stanno prendendo in giro i tifosi. Perché si dice loro che “il progetto rimane quello”, che la proprietà non si disimpegnerà mai, ma poi si scivola su bucce di banana come quella di Salah o come quella di Joaquin. E pensare che basterebbe, ai fiorentini, soltanto parlar chiaro. E dire loro che non si innamorino dei campioni, perché tanto non li teniamo; che non siano troppo riconoscenti a un grande allenatore, perché lo si può licenziare per un impermalimento; che non pensino troppo al “progetto”, perché bastano 5 milioni e anche meno per far saltare un cardine dichiarato di quel progetto; e che non si aspettino colpi di mercato, perché tanto questa estate di vittorie esaltanti regalate dal cielo gli abbonamenti li ha già fatti fare. Peccato, perché davvero alla Viola basterebbe poco per restare in alto e per far gustare ai tifosi la soddisfazione di ottenere risultati eccellenti, con trasparenza e chiarezza di intenti. Ma quello che temo, invece, è che la proprietà si ritenga appagata così, che vada a sostituire Joaquin con un Gilberto (che, “per fortuna”, ieri ha mostrato i suoi limiti) o con un altro giovane non all’altezza, che pensi di aver sistemato la difesa con Roncaglia a sinistra. Per ora va bene così, perché siamo più avanti degli altri nella preparazione, perché stiamo facendo un gioco che sorprende gli avversari per la sua unicità in Italia, perché siamo anche un po’ fortunati (ed era l’ora!). Ma riflettiamo sul fatto che una partita dominata l’abbiamo vinta soltanto con due calci piazzati, e che un giorno (presto) gli avversari ci prenderanno le misure. Sarà allora che mancheranno i Joaquin, i Savic e i Pizarro. E non ci sarà più mercato per riaverli.

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