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Tumori al seno e punture d’ape: due studi d’avanguardia dell’Ateneo fiorentino STAMP - Università

Due importanti pubblicazioni per i ricercatori dell’Università di Firenze. Sul “Journal of Allergy and Clinical Immunology" è comparso uno studio intitolato "In situ imaging of honeybee (Apis mellifera) venom components from aqueous and aluminum hydroxide-adsorbed venom immunotherapy preparations". Questo lavoro, firmato da Gloriano Moneti e Stefano Turillazzi, è il risultato delle analisi condotte dai ricercatori del CISM (Centro di servizi di Spettrometria di Massa) dell'Ateneo in collaborazione con l'industria farmaceutica danese ALK Abelló e con la Sheffield Hallam University (Gran Bretagna). Nell’articolo i due ricercatori fiorentini individuano l’efficacia di due vaccini sviluppati in Europa contro il veleno dell’ape. Grazie all’uso di tecnologie avanzate di spettrometria di massa ed al finanziamento dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, il CISM ha spiegato come applicando il sistema MALDI MSI (Matrix Assisted Laser Desorption Ionisation Mass Spectrometry Imaging) si possano localizzare le componenti tossiche ed immunogeniche (cioè capaci di provocare una risposta immunitaria) del veleno d'ape a seguito di una puntura attraverso la cute. «La tecnologia utilizzata – ha spiegato Moneti – è tra le più avanzate della spettrometria di massa e consente di visualizzare immagini della localizzazione di un ampio spettro di molecole, fra cui farmaci, lipidi, peptidi e proteine, direttamente da una sezione sottile di materiale biologico (organi, tessuti, biopsie, ecc.). Per questa sua caratteristica il MALDI MSI ha dato nuovo impulso a molti settori della scienza della vita che includono la drug discovery, la proteomica, la medicina diagnostica ma anche le scienze forensi e la biologia applicata». I ricercatori dei Dipartimenti di Patologia ed Oncologia Sperimentali e di Anatomia, Istologia e Medicina Legale, invece, hanno visto pubblicato sulla rivista medica “Anticancer Research” l’articolo "Effects of Vitamin D-binding Protein-derived Macrophage-activating Factor on Human Breast Cancer Cells". Questo studio, dietro al quale si cela il lavoro di Marco Ruggiero, Massimo Gulisano, Stefania Pacini, Tiziana Punzi e Gabriele Morucci, evidenzia come la proteina GcMAF abbia effetti benefici sulle cellule del cancro al seno. Questo attivatore di macrofagi (cellule essenziali per le risposte immunitarie) blocca la crescita delle cellule tumorali umane e ne ripristina le corrette funzioni fisiologiche. «A differenza della chemioterapia – ha spiegato Marco Ruggiero –  o delle terapie antiretrovirali,  l'immunoterapia consiste nello stimolare il sistema immunitario a combattere in modo "naturale" le cellule tumorali o infettate da virus, anziché aggredirle con sostanze altamente tossiche». «Con la pubblicazione di questo lavoro – ha continuato il docente dell’Ateneo fiorentino – il nostro gruppo si pone all'avanguardia nello studio di questo particolare fattore di stimolazione del sistema immunitario: tre su quattro fra i lavori pubblicati sull'argomento negli ultimi 12 mesi, sono stati eseguiti a Firenze».

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