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Turismo, sulla tassa di soggiorno accordo Comune-Airbnb Turismo

 

Firenze – Anno record, il 2015, per i flussi turistici fiorentini. Sono 9 i milioni di pernottamenti registrati in città durante l’anno appena chiuso, al netto dei numeri del turismo mordi e fuggi, segno evidente della crescente appetibilità della città del giglio sullo scacchiere artistico e museale internazionale. Non è una novità, in fondo, per Firenze, dove abitanti e visitatori fanno ormai il tutt’uno da tempo immemore. Di nuovo c’è che gli introiti della tassa di soggiorno – che nel lo scorso anno ha toccato quota 28 milioni di euro – hanno bisogno di una rimpolpata: sono troppo alte le spese a carico dell’amministrazione per sostenere i servizi e, a quanto pare, tra pressione fiscale sui cittadini e gabella quotidiana del turista, ci si rientra giusti giusti.

Da qui, la novità: chi visiterà Firenze e sceglierà di soggiornare in appartamenti privati, pagherà a sua volta l’imposta di soggiorno, ad oggi fissata sui 2,50 euro a notte, pro capite. Ad oggi, infatti, la tassa di soggiorno resta un optional per chi si avvale della prenotazione sul portale, mentre, con il “patto” stretto fra Comune e il colosso delle locazioni turistiche on line, non solo l’imposta sarà pagata, ma verrà “riscossa” dallo stesso Airbnb, che poi la verserà al Comune. È’ questo il cuore dell’accordo siglato stamattina dal sindaco Nardella e Matteo Stiffanelli, general manager Italia della Airbnb, portale online della condivisione e la prenotazione di alloggi fai da te.

Primo caso di sharing economy nel campo turismo, per Firenze, il patto sarà operativo non appena la Regione Toscana chiarità la disciplina normativa sulle strutture ricettive, facendo in sostanza rientrare nella categoria quelle forme di locazione ad oggi escluse dall’elenco di alberghi, b&b eccetera, ovvero le abitazioni del privato che affitta allo straniero (tanto le seconde case, totalmente dedicate all’ospitalità, quanto le prime, fosse anche il caso in cui il proprietario lascia il proprio letto al turista, per finire sul divano). L’operazione, si stima, porterà nelle casse comunali un introito ulteriore di circa 10 milioni di euro. “I termini di costi, l’impatto antropico di 9 milioni di turisti è micidiale per una città di 380mila abitanti. Sono necessarie le risorse di chi la utilizza”. Con queste parole Nardella ha salutato l’aprirsi di una nuova forma di riscossione, che di fatto mutua ciò che, per gli albergatori, è già legge da tempo.

L’accordo poggia sul principio di sostenibilità, ovvero “la possibilità di attingere sempre più agli operatori che svolgono il ruolo di locatari attraverso il servizio online di Airbnb”, utilizzando le regole già vigenti della tassa di soggiorno. Il ruolo di Airbnb sta nell’informare i clienti (locatari e turisti) e nel farsi da tramite per il conferimento degli importi dovuti a Palazzo Vecchio. Da parte sua, il Comune “si impegnerà a collaborare con Airbnb nel considerare i locatari alla stregua di tutti gli altri operatori”. È più che comprensibile. Di fatto, se l’opera informativa del portale partirà a breve, l’avvio del pagamento della tassa dovrà attendere i lavori della Regione e quindi della nuova normativa che, si prevede, includerà nell’elenco delle strutture ricettive, ogni forma di pernottamento che oggi ne fuoriesce.

Su Firenze parliamo di circa 7500 operatori nel campo; un numero in costante crescita (nel 2014 erano 5700) che, se da un lato riscuote il plauso dell’amministrazione, dall’altro molto dice circa i tentativi di tirar su due spiccioli in più, pur con un occhio al divano di cui sopra. Godremo tuttavia del primato italiano; soltanto Parigi ha infatti avviato questa pratica da tempo. Seconda in Europa solo alla ville lumière, tuttavia, a Firenze – con i suoi 2,50 euro contro gli 83 centesimi d’oltralpe – toccherà il podio della mannaia fiscale.

 

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