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Tutankhamon, il dio bambino dell’antico Egitto Cultura

Firenze – Aveva nove o dieci anni quando Tutankhaton divenne faraone nel 1333 a.C. Cresciuto a corte e probabilmente figlio della grande regina Nefertiti, il dio bambino, appena salito al trono, ripristinò i culti per le varie divinità egizie e del dio Amon e per commemorare questo evento Tutankhaton cambiò il suo nome in Tutankhamon. Durante il suo regno l’arte e l’architettura subirono grandi cambiamenti lasciando un’impronta indelebile nelle espressioni artistiche amarniane seguite anche delle dinastie successive.

Così il buio dei secoli ci restituisce la sua breve storia, il suo volto e vari dettagli legati al suo ruolo regale, durato solo nove anni, attraverso la scoperta della sua tomba nel 1922, ad opera di Howard Carter. Conservata intatta, unica nel suo genere, la sepoltura ha rivelato importanti informazioni su quale fosse il corredo funebre dei faraoni e delle loro famiglie, uno selezione dei quali si possono ammirare nella mostra  “Tutankhamon: viaggio verso l’eternità”, presente alla Galleria delle Carrozze, nel Palazzo Medici Riccardi a Firenze dal 15 febbraio al 2 giugno 2020.

L’esposizione, pensata per il grande pubblico, arriva a Firenze dopo un lungo percorso di dieci anni, iniziato in Messico, Stati Uniti e poi America del Sud, per poi , dopo quella fiorentina, raggiungere altre tappe italiane nei prossimi due anni.

In mostra sono presenti fedeli riproduzioni provenienti dal Cairo, come il Trono d’oro, la maschera dorata che proteggeva il volto e le spalle della mummia di Tutankhamon, i vasi canopi, la statuetta del dio Anubis protettore della camera del tesoro, altri oggetti di uso quotidiano e gioielli che accompagnavano il  faraone durante il suo lungo viaggio nella vita eterna, insieme a reperti originali grazie ai prestiti del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

Il progetto è completato da una visione degli scavi di Carter del 1922 e della scoperta della sepoltura del mitico faraone basata sulla visita virtuale. Attraverso un apposito visore e due controller con cui interagire, sarà possibile prendere in mano e soffermarsi sui singoli oggetti del corredo funebre di Tutankhamon e decifrare i geroglifici presenti della sala dove era stata poggiato il sarcofago del giovane faraone.

Il fascino dell’esposizione è dato dalla presenza di reperti originali e affascinanti provenienti dal Museo Egizio di Firenze, come il sarcofago mummiforme di Padihorpakhered, in legno stuccato e completamente decorato sia esternamente che internamente, recuperato  nei depositi del Museo e restaurato per questa occasione.  Dal tipo di decorazione, ben conservata, presuppone una data del sarcofago risalente alla XXV dinastia.

 

La stele per Horbes è un altro reperto proveniente dal museo fiorentino. Presenta l’immagine del disco solare alato, con il segno geroglifico nefer tra due occhi wdjat. Nella parte sottostante ci sono undici colonne con la formula dell’offerta per il defunto Horbes.

La mostra “Tutankamon: viaggio verso l’eternità”, è curata da Maria Cristina Guidotti, già curatrice del Museo Egizio di Firenze e da Pasquale Barile, presidente della Ancient World Society. Patrocinata dalla Città Metropolitana di Firenze e dal Comune di Firenze, in  collaborazione con MUS.E. è organizzata dalla Società italiana Discovery Time, in cooperazione con il Ministero delle Antichità del Cairo e con il supporto del Museo Archeologico Nazionale di Firenze. La realtà virtuale è stata realizzata da La macchina del tempo di Bologna.

 

Tutankhamon: viaggio verso l’eternità

Firenze – Palazzo Medici Riccardi – Galleria delle Carrozze

15 febbraio – 2 giugno 2020

 

Orari: dal lunedì al giovedì, ore 10 – 20; venerdì e sabato, ore 10 – 23; domenica 10 – 20.

Info e contatti: Tel. + 39 055 2760552  Mobile + 39 392 0863434

 

In occasione della mostra si riservano tre giornate ad ingresso gratuito per i residenti della Città metropolitana di Firenze: 2 marzo, 6 aprile e 4 maggio.

 

In foto:

Maschera doro

Oro, pasta vitrea, lapislazzuli, quarzo, ossidiana

Dopo aver aperto l’ultimo sarcofago Carter si trovò davanti questa meravigliosa maschera d’oro che proteggeva il volto e le spalle della mummia. Realizzata in oro massiccio, pesa quasi 11 kg, per l’esattezza 10,23 kg ed è alta 54 cm.

Una volta creata la forma del volto gli artigiani la abbellirono imbrunendola e decorandola con pietre preziose e pasta di vetro.

Il volto della maschera rappresenta il giovane faraone Tutankhamon in veste di Osiride.

Sulla testa indossa il copricapo nemes sormontato dai due simboli regali, il cobra e l’avvoltoio che rappresentano rispettivamente il Basso e l’Alto Egitto.

Gli occhi sono realizzati in quarzo bianco mentre le pupille in ossidiana nera, le sopracciglia e il contorno occhi sono in lapislazzuli ad imitazione del khol.

Com’era usanza fra gli adolescenti egizi, il lobi delle orecchie sono forati. Sotto al mento è presente la barba posticcia, simbolo di potere. La maschera indossa un ampio collare formato da 12 fili concentrici con il fermaglio a forma di testa di Falco, del tutto simile alla collana ritrovata sulla mummia. A causa dell’abbondanza degli oli utilizzati per la mummificazione, la maschera era attaccata non solo alla mummia ma anche al fondo dell’ultimo sarcofago.

Curiosità: i lobi delle orecchie hanno una lunghezza diversa. Il cartiglio di Tutankhamon sembra essere stato sovrascritto su uno preesistente, come se la maschera appartenesse a qualcun altro e fosse stata riutilizzata per il giovane faraone.

 

Stele per Horbes

Museo Egizio di Firenze, inv. n.2501

Calcare dipinto, alt. cm.39,5, largh. cm.27,5

Epoca Tarda

Provenienza e acquisizione: Collezione Ricci 1832

La stele presenta nella centina l’immagine del disco solare alato, con il segno geroglifico nefer tra due occhi wdjat. Al di sotto sono dipinte undici colonne di iscrizione con la formula dell’offerta per il defunto Horbes. Il defunto, a sinistra accompagnato da un personaggio sconosciuto, è raffigurato in atto di adorare il dio Ra-Harakhte, mummiforme e con testa di falco sormontata dal disco solare, che tiene nelle mani lo scettro was. Fra i personaggi e la divinità è raffigurata una tavola con un cumulo di offerte, fiancheggiata da due piante di lattuga. In basso è dipinta un’altra iscrizione su due linee orizzontali con la formula dell’offerta per Horbes.

Bibliografia: Bosticco 1972, pp.30-31 n.19; Bedman, Guidotti, Martin-Valentin 2014, p.152 n.87

 

 

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