energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Tutte le rivoluzioni cominciano con i debiti Opinion leader

In questi giorni si discute la nuova legge anticorruzione, un dibattito controverso, con molte polemiche, ma anche con la consapevolezza dell’importanza che finalmente si sia cominciato a cercare una cura per questa malattia della società italiana. Nell'intervenire al Senato, il ministro della Giustizia Paola Severino ha parlato esplicitamente di una seconda tangentopoli.
La prima, quella dei primi anni 90,  è al centro del ragionamento dell’autore che si pone la stessa domanda che il 13 ottobre scorso si è posto sulla Repubblica Umberto Eco. “E’ possibile  che, in un sistema continuamente confermato e alimentato da regole corrotte, l’azione sparuta di un gruppo, anche minoritario, che si dà regole virtuose a dispetto dell’ambiente che lo circonda, possa sperare di avere successo, di rovesciare la tendenza generale e possa infine imporre nuovi comportamenti improntati alla moralità e alla legalità?”  E fino a che punto questi “eroi borghesi” – termine che richiama la storia terribile di Ambrosoli assassinato da Sindona, raccontata da Corrado Stajano –  possono cavarsela da soli o hanno bisogno invece dell'intervento di un’autorità?

La risposta di Eco è minimalista. Non crede alla possibilità della costituzione di gruppi di cittadini obbedienti alle leggi che si danno da fare,  ideale che definisce “deamicisiano”. Piuttosto, raccomanda reazioni individuali: bisogna essere "astuti come colombe", vivere una vita più ritirata e isolare in qualche modo coloro di cui sospettiamo. Insomma bisogna esercitare una sorta di mobbing nei confronti di coloro che ci paiono spendere con troppa disinvoltura o cambiano macchina con troppa frequenza. Forme di emarginazione del sospetto corrotto, seguendo la raccomandazione che gli aveva fatto suo padre: “se qualcuno mi vuole dare qualcosa che non mi pare di avere meritato, prima di tutto chiamo i carabinieri”. Si tratta del richiamo alla responsabilità individuale, di credere fortemente di essere in grado di correggere i comportamenti corrotti anche esercitando il proprio modesto impegno quotidiano.

La risposta di Massarenti si basa, invece, sulla teoria che più di tutte ha risentito della visione moderna, non etica, dell’economia: la teoria dei giochi.  In sostanza, dice Massarenti, questa teoria descrive la dinamica dei comportamenti impostati sul principio fondamentale dell’utilità e dell’interesse del soggetto economico. Il dilemma del prigioniero, paradigma della teoria, suona così: quale soluzione migliore devo trovare per me, dovendo però dipendere dalla scelta anche di un altro, o di altri, che io non posso conoscere? Nell’analisi della teoria dei giochi non cooperativa, cioè dove non c’entrano niente lealtà, fiducia e cooperazione, conta l’emergere a poco a poco di regole spontanee, che non sono frutto di un accordo, ma mettono gli interessi di tutti in equilibrio. Nel caso di ripetizione del gioco, tuttavia, queste le più recenti elaborazioni della Game Theory può sorgere spontaneamente anche la cooperazione. La strategie vincente per far prevalere quest’ultima – dicono gli economisti –  consiste nel partire con un atteggiamento cooperativo e poi punire ogni defezione con una defezione, finché l’altro giocatore non avrà ricominciato a cooperare.

In quello che Massarenti chiama “dilemma del pizzo”, invece, la situazione è tale per cui anche a essere onesti non si riuscirà mai a spingere gli altri ad abbandonare i comportamenti disonesti. Insomma ciascun soggetto si convincerà che è sempre meglio pagare e che questo è razionale.  Dunque non è possibile ipotizzare una norma auto regolatoria, ma ci vuole l’intervento di un’autorità dall’esterno, circostanza che Massarenti pessimisticamente non vede né presente, né futura. 
Il meccanismo della tangentopoli n. 2 che viviamo adesso è analogo a quello descritto dalla teoria dei giochi, con una sostanziale differenza: che proprio la norma che si è venuta spontaneamente a creare nella tangentopoli 1 e che riguardava gli appalti pubblici, si è trasferita in tutto il rapporto pubblico – privato, ha coinvolto il patto sociale fra i cittadini. Ciò è accaduto soprattutto perché i comportamenti del legislatore sono andati nella direzione di trasformare la norma spontanea descritta nel dilemma del pizzo, in un complesso di leggi che sono riuscite ad anestetizzare in modo determinante la spinta etica degli individui.

Questa situazione è la conseguenza perversa di due fattori: primo, il fatto che il leader che ha prevalso fosse un protagonista della tangentopoli 1 con la necessità di accumulare comportamenti volti a negarne l'altissimo livello di degradazione per non dover risponderne di fronte alla giustizia. Secondo, proprio la forma mentis costruita nell’epoca di tangentopoli 1, ha portato la maggioranza controllata dal leader ad applicare la regola diabolica che dice che, se tutti si comportano in un certo modo, allora la corruzione non è più tale, ma un sistema di rapporti che, in apparenza e solo in apparenza, è eticamente indifferente. Ma noi sappiamo, e Amartya Sen ce lo ricorda, che non esiste un’indifferenza etica neanche nei comportamenti economici.

Da qui l’uso smoderato del denaro pubblico, generoso per tutti, con allegra e sfrenata incoscienza, ma soprattutto per alcuni come dimostrano i tassi di disuguaglianza che abbiamo raggiunto in Italia. Da qui l’inevitabile esplosione del debito pubblico e il crollo della fiducia degli investitori nella tenuta del nostro paese che adesso dobbiamo tutti affrontare e tutti pagare.
La soluzione certo è anche la nuova legge anticorruzione che non a caso è stata osteggiata e annacquata da chi ha costruito un sistema di relazioni basate sul rapporto del denaro subito e facile, l’anestetico sociale. Ma ha ragione Monti quando dice che comunque finalmente qualcuno ha cominciato a occuparsene seriamente.

La cosa più urgente è la ricostruzione di un’etica pubblica e qui viene in aiuto una riflessione sollecitata dal saggio di Massarenti. Ed è il rapporto fra un governo tecnico – un commissario – chiamato come il Duca di Atene a Firenze a prendere quella decisioni per il bene pubblico che le singole fazioni non in credo di prevalere l’una sull’altra non riescono più a prendere – e una vera rigenerazione che può venire solo dalla politica, ovvero da un movimento che spinge al rinnovamento e ottiene la forza necessaria per portarlo avanti. Un economista bravo e onesto come Monti può solo tentare di riprodurre i meccanismi virtuosi  dell’economia per riavviare un rapporto di fiducia con la comunità internazionale, ma non può toccare i rapporti strutturali interni alla società: può in sostanza riequilibrare i comportamenti su uno standard internazionale minimo, ma non può fondarli su basi solide e durature se non c’è un sostegno convinto e attivo da parte dei cittadini. Che si devono convincere di ciò che sostiene il premio Nobel Robert Aumann, secondo il quale  il comportamento etico – morale è molto importante per il buon funzionamento della società. Ma questa convinzione si forma solo se emerge una classe dirigente estesa e determinata che segue e diffonde questo modello.

Quando cioè tutti si aspettano che gli altri assumeranno lo stesso comportamento cooperativo. Quando non ci sarà bisogno dell’intervento di una autorità esterna perché le punizioni possono essere comminate dagli stessi individui coinvolti nel gioco. Allora la conclusione a cui si arriva e alla quale ci porta anche Massarenti è la stessa proposta da Eco. Ciascun cittadino diventi un controllore del comportamento cooperativo comminando la sua  punizione a chi non lo è: l’emarginazione sociale.


Questa rigenerazione è possibile? Alla fiera del libro di Francoforte dieci giorni fa, andava per la maggiore la frase di un economista, David Graeber: Jede Revolution beginnt mit Schulden, tutte le rivoluzioni cominciano con i debiti. Dalla Bastiglia in poi è andata sempre così, nel bene e nel male.

Print Friendly, PDF & Email

Translate »