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Tutti pazzi per Mario Calcio, Opinion leader

Su Mario Gomez, per esempio. Grande centravanti alla John Charles (o alla Toni, se volete, per non risalire troppo indietro). Stazza fisica imponente, prepotenza nei colpi di testa, ma anche un po’ di approssimazione tecnica e neanche tanta disposizione al sacrificio quando si tratta di pressare sui difensori avversari. Qualcuno ha detto un centravanti di altri tempi, e spieghiamo meglio. 

Giocatori come lui e Dzeko, assai simili, l’ultimo anno sono finiti in panchina nelle rispettive squadre. Riserve di lusso, per carità, che mantenevano intatto il loro valore di mercato, ma alla fine riserve. Perché? Perché complessivamente il gioco ha avuto una evoluzione tecnico-tattica che non richiede più giocatori del genere, nemmeno in Germania o in Inghilterra, le patrie del calcio fisico e veloce sulle fasce. Oggi vanno meglio gli attaccanti centrali che si sacrificano, che svariano, che hanno doti di palleggio tali da farli diventare seconde punte o trequartisti quando occorre. Il Barcellona, che fino a ieri ha dettato le agende dei tecnici del terzo millennio, rigetta il centravanti.

Ne ha bruciati di tutti i generi, ma soprattutto Henry e Ibra ci hanno fatto capire che se non si nasce con nei piedi una certa attitudine (alla triangolazione stretta, al dribbling secco da fermo, alla fatica che comporta l’essere i primi difensori senza palla) non si sfonda nel Barça. La Viola, l’anno scorso, aveva quel modello di gioco. E dunque oggi ben venga Mario, ma bisogna esser consapevoli che da ora Cuadrado (o forse Joaquin?) deve andare sul fondo e crossare, non deve rientrare e tagliare come faceva esaltando le sue doti di rapidità nel breve, perché altrimenti, davanti all’area avversaria, trova un difensore in più, e anche ingombrante: Mario Gomez! E che cosa comporta il cross in velocità? Che il gioco della squadra cambia, che se l’azione non va a buon fine gli avversari ripartono trovando il debole argine di un centrocampo non certo di incontristi e di giocatori veloci nei recuperi (e più che altro bravi per il senso della posizione). E allora ben venga Mario, ma io non mi aspetto che faccia tanto di più di quello che ha fatto Toni lo scorso anno. Mentre ho come la sensazione che la squadra finirà per assestarsi, con o senza Mario, forzando un po’ le cose, col suo vecchio gioco.

Ma partono JoJo e Ljajic, e allora chi dialogherebbe con Pepito? Chi si scambierebbe di ruolo come facevano l’anno scorso loro? È vero, JoJo non gode a giocare in quel modo. Gli ci vogliono le praterie, gli spazi per assestare la mira e il tiro, non è giocatore da fermo né di semplice movimento, perché predilige la palla al piede, ma non con le difese schierate e tutte dietro la linea della palla. E allora si deve essere contenti della sua cessione e della plusvalenza che porta alla società? Qui ho un dubbio. 31 milioni sono tanti, addirittura più di quelli richiesti. Che non ci sia dietro l’affare Pizarro? Che il City, nel dopo Mancini, non rivoglia il regista e non lo voglia certo pagare dopo avercelo regalato l’anno scorso e aver pagato (pare) anche una parte del suo stipendio? In quel caso la cessione di JoJo e Pizarro ci indebolirebbe, altroché. Perché parte anche Ljiaic, e allora si resta con un attacco moto diverso (Cuadrado-Rossi-Gomez), più tradizionale, se vogliamo, ma privo dell’imprevedibilità e della capacità di tener palla che era la prerogativa dell’anno scorso, costretto a giocare più in velocità per sfruttare le doti di ognuno (con quello però che comporta, torno a dire, di riflesso sul gioco del centrocampo e sulla protezione della difesa).

Ma, mi direte, la campagna acquisti non è finita qui. Potrebbe arrivare anche un regista (Lodi?) e un altro centravanti (perché se Gomez dovesse per caso fermarsi qualche giornata non avremmo l’ombra di un sostituto). Speriamo. Ma soprattutto spero di sbagliare in pieno la mia valutazione prudente. Io comunque non avrei speso per Gomez. Avrei speso per un Borini, per un Gilardino di ritorno, per qualche giovane su cui scommettere (mi piace il danese Fischer dell’Ajax), e avrei messo sullo stesso piano, come l’anno scorso, diverse soluzioni offensive: di forza e di tecnica. Ma detto questo torno subito a tifare. Forza Mario, e sappi imparare da Montella quello che fino a oggi, nel campionato dove hai giocato, con le difese ben diverse dalle nostre che ci sono in Germania, non hai potuto imparare. E così ci farai continuare a sognare…

Alessandro Pagnini

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