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“Tutto tutto niente niente”, ritratto grottesco della politica Cinema

Tre personaggi si muovono in un'Italia fantastica con un destino che li accomuna: la politica con la “p” minuscola. Cetto La Qualunque, il noto politico “disinvolto” è questa volta alle prese con una travolgente crisi politica e sessuale; Rodolfo Favaretto, che rincorre il sogno secessionista di un nordista estremo, e che per combattere la crisi commercia in migranti clandestini; Frengo Stoppato, guru spirituale che vorrebbe riformare la chiesa e guadagnarsi la beatitudine. Un ritratto folle ma non troppo dei tempi che stiamo vivendo.

Ritorna Antonio Albanese con il suo personaggio Cetto La Qualunque, già protagonista del film “Qualunquemente” del 2011, questa volta accompagnato da due nuovi personaggi, l'ultrà del Foggia Frengo Stoppato diventato un guru della cannabis, personaggio inventato negli anni del programma televisivo “Mai dire Gol” e il secessionista Rodolfo Favaretto, personaggio inedito creato appositamente per questa pellicola. Con al timone il fidato Giulio Manfredonia, Antonio Albanese mette in scena il suo personale j'accuse alla politica e all'anti-politica che affliggono l'Italia di oggi.

Il film gioca fortemente con il tema del grottesco per raccontare di un'Italia in balia di una politica che pensa solo a sé stessa e ai propri interessi piuttosto che a quelli del paese. Ci troviamo di fronte così a palazzi di marmo con guardie in costume dal gusto imperiale, sale da gioco all'interno delle aule consiliari, escort e prostitute sempre presenti, e chi più ne ha più ne metta. Sicuramente ciò che vediamo sullo schermo ricorda incredibile l'idea che molti italiani hanno delle aule del potere, anche se un pizzico di realismo in più avrebbe potuto giovare alla critica satirica della pellicola. Ma la scelta è ovviamente ben ponderata e riesce così a evitare facili critiche da parte della nostra politica.

Albanese lavora al suo meglio interpretando tre personaggi, spesso presenti sullo schermo contemporaneamente, che rappresentano tre visioni diverse del mondo della politica, l'estremismo secessionista del nord, il populismo qualunquista e l'indifferenza alla politica. Tre mondi così lontani eppure così vicini nel loro sfruttamento della politica per i propri interessi personali che possono andare dal sesso, al denaro, ad una posizione religiosa fino ad una vera ideologia politica che per quanto assurda rimane perlomeno una visione politica. Ecco perché l'unico personaggio che mantiene la sua coerenza è quello di Favaretto, il politico che sogna di annettersi all'Austria, unico personaggio che fa un uso “sano”, per quanto becero, della politica, usando la propria posizione per promuovere un referendum per la secessione.

Si è paragonato questo film a una pellicola dell'orrore, e purtroppo è qualcosa di vero. Quello che vediamo sullo schermo è l'orrore dell'Italia del Berlusconismo e del populismo, dei politici che promettono cambiamenti e alla fine non fanno altro che rimanere ancorati ai privilegi del passato, l'orrore della moderna società italiana vittima e carnefice di sé stessa e incapace di uscire da questo circolo vizioso che ci spinge sempre più nel baratro. “Tutto tutto niente niente” non è certo un film perfetto ma è un ottimo rimedio alla depressione poilitca che ci affligge negli ultimi mesi riuscendo a far sorridere della nostra situazione piuttosto che piangere.

Regia: Giulio Manfredonia
Sceneggiatura: Antonio Albanese, Piero Guerrera
Genere: Commedia
Nazione: Italia
Durata: 90'
Interpreti: Antonio Albanese, Lorenza Indovina, Nicola Rignanese, Davide Giordano, Lunetta Savino
Fotografia: Roberto Forza
Montaggio: Cecilia Zanuso
Produttore: Fandango

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