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Tutti i paradossi e gli enigmi della tessera sanitaria Società

Di tessere sanitarie ne avevo già una finché qualche tempo fa (nei dintorni delle elezioni) ne è arrivata un’altra, identica nella forma, ma sostanzialmente diversa: ha il microchip con una memoria capace di contenere tutti i miei dati sanitari. Doveva soltanto essere attivata.
Dopo un lungo periodo di indifferenza, spinta dalle campagne per la semplificazione e il risparmio, decido di informarmi e capire a che punto siamo. Sul sito della Asl si spiega che si tratta di un progetto di snellimento delle procedure sanitarie per rendere disponibile ad ogni cittadino il proprio fascicolo sanitario elettronico e che in una prima fase saranno a disposizione gli accessi al pronto soccorso, i referti di laboratorio, i ricoveri, i farmaci erogati, le esenzioni, mentre successivamente sarà disponibile la consultazione di tutto quanto attiene la salute di ognuno.
La cosa mi sembra politically correct. Non mi resta che muovermi e così mi reco ad attivare la tessera sanitaria presso uno dei presidi della Asl.
L’addetto tiene a me e ad altre due persone una lezioncina infinita sul suo utilizzo. Arrivato il mio turno mi chiede se voglio attivare la cartella sanitaria online. Gli domando a cosa altro potrebbe servire l’attivazione: la tessera, non attivando la cartella, sostituisce il modello E-111 a garanzia dell’assistenza sanitaria nell’Unione Europea. Ma non lo faceva già quella precedente?
Mi informo anche sul come si costituisce questa cartella sanitaria sul microchip: la replica è conforme al testo letto nel sito, automaticamente ogni volta che andiamo in farmacia o in ospedale o siamo visitati da un medico, o ancora facciamo delle analisi, le informazioni saranno riportate sulla tessera.
Decido per l’attivazione e chiedo di acquistare il lettore di smartcard senza il quale la tessera non funziona, ma sono terminati e non sono disponibili nemmeno negli altri due presidi abilitati. Mi dicono che, se voglio, posso consultarla dal medico di base, che non vi ha accesso se non con il pin posseduto dal solo paziente. Come se fosse un info-point! In ogni caso i due punti gialli necessari per pagare il lettore, se ci fosse stato, sono rotti da sei giorni.
Ora comunque la mia tessera è attiva, il mio fascicolo sanitario esiste e posso monitorarlo (se recupero il lettore). Mi sento un cittadino consapevole, ma mi pongo alcune domande.
I medici di base lo implementano davvero? Hanno tutti il software necessario a scrivere nelle cartelle sanitarie? E i lettori?
E gli ospedali sono davvero in grado di riportare tutti i dati? Le farmacie private o il privato convenzionato che effettua indagini di laboratorio, tac o risonanze, sono tenuti a registrare i dati?
Il dubbio è anche un altro: il cittadino può modificare i dati della propria cartella ed in base alla legge sulla privacy emendare informazioni sia farmacologiche che diagnostiche. Cosa succede in caso di ricovero di urgenza se si hanno notizie parziali? A cosa serve la storia sanitaria se non a trasmettere informazioni oggettive ed eventuali problemi in corso, basti pensare alle allergie, in caso di ricovero di urgenza a medici che non ci conoscono?
In conclusione: se il fascicolo sanitario non è una cartella clinica completa, che cos’è: un memorandum, un taccuino di appunti?
Ma la riflessione si complica ancora: dal 2000, in via sperimentale, è stata avviata la distribuzione dalla carta di identità elettronica (CIE), con scarsi risultati visto che maggioranza degli italiani continua ad esibire il modello cartonato, mentre i comuni sperimentano non si sa cosa.
Con la legge n. 43 del 31 marzo 2005, a decorrere dal 1 gennaio 2006 la carta d'identità su supporto cartaceo è stata sostituita, all'atto della richiesta del primo rilascio o del rinnovo del documento, dalla carta d'identità elettronica che contiene tutti i dati identificativi e le informazioni ufficiali relative alla persona, e funziona anche come carta di servizi. La carta raccoglie, memorizzate su un microchip e su una banda ottica, i dati personali, di residenza e cittadinanza, quelli amministrativi del Servizio sanitario nazionale, il codice fiscale e tutte le informazioni occorrenti per la firma digitale: insomma è destinata a sostituire tessera sanitaria, codice fiscale, patente di guida e forse il certificato elettorale.
A questo punto la confusione è totale, se la carta di identità elettronica dovrà fungere anche da tessera sanitaria, quest’ultima cosa la attiviamo a fare? E quando avverrà questa fusione?
Per ora, pagati 25,42 euro per la CIE, a fronte dei 5,42 della cartacea e attivata la carta sanitaria, con acquisto di lettore, il cittadino non ha niente in più rispetto ai vecchi documenti cartacei. 
Ci piacerebbe qualcuno fugasse i dubbi e ci rassicurasse.
Il sogno della green card all’americana rimane, per ora ho una tessera sanitaria illeggibile.

 

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