energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Uber e Taxi a Firenze, resistere o vivere: una città complicata? Breaking news, Cronaca

Firenze –  Il trasporto pubblico a Firenze non è un settore semplice da gestire, lo dimostrano i turbolenti rapporti tra utenza e servizi, tra dipendenti ed amministratori privati e pubblici, tra passeggeri ed autisti, si tratti di volta in volta di autobus, taxi e persino treni locali.
Sembra fare eccezione il trasporto tramviario, fatte salve le deviazioni ed interruzioni sull’unica linea esistente che lascia ancora oggi i turisti con lo sguardo perso verso i binari che dall’uscita di Santa Maria Novella, lato scalette, sembrano curvare verso l’infinito ed invece terminano nel catrame.

Uber, l’innovativo sistema di trasporto basato sulla disponibilità di autisti privati che si mettono in rete, che entra nel circuito fiorentino e ne esce dopo 10 mesi è una sfida persa da parte di chi? Secondo i tassisti la vicenda ha messo in evidenza i difetti di Firenze e della sua mobilità che risulterebbe piena di ostacoli anche per una realtà dinamica del terzo millennio. Perché quello che non funziona nel capoluogo toscano risulta un esempio in altre città d’Italia tanto da competere con le grandi metropoli europee? Firenze è troppo piccina, oppure non riesce a muoversi negli spazi giusti?

“Il fallimento di Uber a Firenze, dopo appena 10 mesi di operatività, ci dice due cose: fare trasporto persone qui è molto difficile; chi lo sa fare, come le due compagnie taxi 4242 e 4390, ha livelli di professionalità tali da non potersi improvvisare in questo settore” questo il pensiero di Claudio Giudici, Presidente UriTaxi Toscana.

E la motivazione ufficiale addotta dalla multinazionale americana? “Non risulta credibile” spiega Claudio Giudici in una nota rilanciata sui Social e destinata ad aprire un nuovo dibattito sul servizio.

Sarà il clima da Olimpiadi, ma se Giudici avesse un arco Uber sarebbe il bersaglio da centrare e la frecciata scocca impetuosa:“Uber a dicembre scorso esultava per aver avuto l’adesione di un centinaio di noleggiatori, e lanciava un’offerta sconto del 50%, evidentemente, per diffondere maggiormente il suo servizio. Ma dopo appena sei mesi, quella esigenza di aver maggiore clientela, si è trasformata in un boomerang, tanta sarebbe oggi – a detta della multinazionale – la richiesta di servizio; una richiesta così alta da aver portato Uber fuori dal mercato e mettersi così a trasportare pizze! Non si è mai sentito di un’azienda che chiude perché ha troppi clienti” .

Il presidente UriTaxi aggiunge “Il fatto che una multinazionale, con un valore ipotetico di oltre 60miliardi di dollari – si vedrà poi, in seguito alla annunciata quotazione in borsa, quanto reale -, con tutto lo spazio che ha ricevuto sui media locali, con costi di struttura pressoché nulli (visto che i “suoi” driver sono tutti lavoratori autonomi), senza tutti gli obblighi economici gravanti invece sui taxi (obbligo di tariffa amministrata, obblighi prestazionali per area e per le 24 ore giornaliere) – tutti vantaggi competitivi che per chi abbia un minimo di formazione giuridica, dovrebbe immediatamente portare a dedurre che si fosse di fronte ad un’attività non regolare -, sia fallita a Firenze, è la prova indiretta più clamorosa della qualità ed efficienza del servizio taxi fiorentino”.

Perché Uber non è riuscita a radicarsi? Risponde così Giudici: “Perché proponeva, nonostante tutti gli indebiti vantaggi competitivi, prezzi più alti dei taxi fiorentini, e con livelli qualitativi di servizio imbarazzanti – questo per sua stessa ammissione – per i lunghi tempi di attesa della clientela, abituata invece a Firenze a ben altri standard. Ci si deve allora chiedere perché Uber stia resistendo in città come Roma e Milano. In particolare, il capoluogo lombardo è stato in un’indagine degli Automobilclub d’Europa, considerato il quarto miglior servizio taxi d’Europa; purtuttavia, Uber là resiste”.

Perché? “Uber ci dice che a Firenze i tempi di evasione delle sue chiamate erano di 20/25 minuti. La risposta a tutto questo, si trova probabilmente in elementi di carattere infrastrutturale che differenziano queste città. A Firenze la superficie dedicata a viabilità pubblica (corsie preferenziali) non è neanche del 4%, a Milano è invece del 13%. Firenze ha un livello di traffico privato tra i più alti d’Europa (62% contro la media del 35%). In presenza di queste condizioni, il tentativo della multinazionale di improvvisarsi qui con driver autorizzati da altri comuni, le è stato fatale”.

Riflessione finale. “Queste considerazioni dovrebbero portare ad avere più rispetto per i tassisti fiorentini, dedicando loro un autentico ascolto quando denunciano i problemi infrastrutturali e di viabilità della Città, e non essere campanilisti solo quando si parla del maestoso passato della nostra urbs, ma anche delle eccellenze della nostra civitas (eccellenze che non sono tali solo quando si parla di lusso o di multinazionali). Troppe volte, infatti, si dimentica una cosa che spesso ripeteva il Sindaco La Pira: “Le città sono vive” e questa vita è data primariamente dalle persone che vi vivono e vi lavorano” conclude il presidente Giudici.

Print Friendly, PDF & Email

Translate »