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Ufficio postale solo per cinesi, oggi l’apertura a Prato Cronaca

Non si sentono affatto “discriminatorie”, le Poste Italiane, che proprio stamattina hanno aperto a Prato, in via Brogioli, la prima filiale postale dedicata esclusivamente ai cittadini cinesi. Proprio nel cuore del Macrolotto Zero, in un locale di oltre 200 metri quadrati, con un personale sarà composto anche da dipendenti di madre lingua cinese, mentre tutto il materiale informativo e pubblicitario sarà stampato in caratteri cinesi. L’ufficio postale prende il posto di quello di via Filzi. L'obiettivo dichiarato da Poste Italiane è quello di facilitare l'integrazione di una comunità che vive storicamente rinchiusa entro se' stessa, che non ama contatti con l'esterno e che non usa la lingua del paese ospitante. Per tutto ciò, Poste Italiane ha deciso di aprire con una serie di servizi pensati “su misura” per la comunità cinese. Del resto, sono i numeri a dirla lunga dell'importanza di questa città nella città: se la popolazione cittadina ammonta a 190mila abitanti, 40mila sono cinesi, calcolando in maniera forzatamente approssimativa gli irregolari. Ma il grosso peso è quello assunto dalle aziende cinesi sull'economia della città: 5mila aziende su 29mila dell'intera provincia, per la stragrande maggioranza impegnate nel settore della moda.

Intanto, il caso approda in parlamento, veicolato dall'interrogazione presentata dal senatore Riccardo Mazzoni di Forza Italia: ciò che lamenta il parlamentare è che il servizio, pensato “su misura” delle esigenze della comunità cinese, sia discriminatorio degli utenti italiani. “In totale è previsto uno spazio di 200 metri quadrati con personale cinese – spiega Mazzoni nel testo dell'interrogazione –  scritte nella lingua orientale e un percorso studiato per venire incontro alle esigenze della clientela della Chinatown pratese. Chiedo quindi di sapere con urgenza se il ministero dell’Economia, che detiene il 100 per cento del capitale di Poste Italiane Spa e il ministero dell’Integrazione non ritengano che questa improvvida iniziativa sia discriminatoria degli utenti italiani e di tutte le altre etnie presenti nella realtà pratese e se non vada nella direzione esattamente opposta a quell’auspicato percorso di integrazione della comunità cinese, da sempre molto chiusa e restìa ad imparare la lingua italiana e ad aprirsi al confronto con la città che li ospita”.

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