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Ulisse, il più moderno simbolo dell’umanità Cultura, Spettacoli

Firenze – Alla Pergola, da martedì 3 a domenica 8 maggio, Sebastiano Lo Monaco dialoga con i molti fantasmi dell’Odissea, nella versione di Valerio Massimo Manfredi, adattata per il teatro da Francesco Niccolini e diretta da Alessio Pizzech. Il mio nome è Nessuno – L’Ulisse “canta” delle donne e degli eroi che Ulisse ha incontrato nel suo lungo viaggio. 

Riproponiamo  l’intervista con Valerio Massimo Manfredi che Stamp pubblicò quando il suo libro uscì nelle librerie. 

Odisseo (Ulisse) è il personaggio omerico più citato dagli scrittori di tutti i tempi,è considerato  il più “umano”  degli eroi greci . Perché?

Odisseo è  personaggio complesso, moderno, perché  non è monolitico come Achille. Odisseo conosce  momenti di panico  di istintiva paura è , a seconda delle situazioni, esitante o temerario, impersona tutte le contraddizioni dell’animo umano. Talvolta è prudente ma in altre circostanze mette a repentaglio la vita dei suoi compagni. Il suo ritorno che lo consacra come un vero simbolo dell’umanità per la sua insaziabile curiosità per l’indomabile volontà di sopravvivere anche quando tutto è perduto, per il suo coraggio nell’affrontare prove disumane, per il pensiero costante del ritorno, della patria, della sposa lontana, del figlio che non ha mai visto crescere di cui non ha mai ascoltato la voce. La sua è l’avventura di tutti noi  di nessuno.
Ma il suo tratto distintivo è l’astuzia

In realtà l’astuzia di Odisseo figlio della brutalità dell’età del bronzo  esprime le facoltà della mente, intelligenza . Ecco allora che il personaggio diventa accessibile per ogni lettore perché  abbrevia la distanza tra classicismo e contemporaneità. Quando giunge a Itaca e trova la sua casa invasa da uomini arroganti che insidiano la sua sposa e cercano di uccidere suo figlio, solo ma fiducioso nell’aiuto della sua dea applica la stessa strategia che gli ha permesso di far cadere Ilio. Entra sotto mentite spoglie, solo il suo cane, mezzo cieco, lo riconosce.: E’ il cavallo di Troia di se stesso. Lo insultano lo deridono senza rendersi conto che stanno risvegliando il guerriero assopito.  Quando giunge l’ora della resa dei conti sferra l’attacco:  niente e nessuno lo può fermare. E’ il giorno del sole nero.

Quindi  un  paradigma dell’uomo occidentale? 

Sotto molti aspetti sì. Può essere  saggio e temerario, meschino e generoso, cinico ed eroico,determinato e contraddittorio, curioso  e avido di conoscenza fino a rischiare la vita sua e  dei suoi uomini. L’avventura lo seduce più che la cieca violenza e quando si induce a colpire lo guida non solo la sete di vendetta ma anche il senso della giustizia.

Il suo libro è un romanzo. Nel senso che non si tratta di una mera  rilettura  di Omero.  Quali sono gli elementi di novità rispetto all’ Odissea? 

Ho affrontato quegli aspetti che  il poeta epico non sviluppa ma accenna ;la narrazione orale degli aedi andava necessariamente per picchi narrativi perché doveva   mantenere la massima attenzione  nel pubblico. In mezzo a questi picchi ci sono allusioni,  temi appena accennati, non sequitur che fanno presumere evoluzioni potenti nella vicenda del protagonista. Virgilio ebbe a dire che si era limitato a raccogliere le briciole cadute dalla mensa di Omero. Ciò che più v’è di originale nel mio romanzo è la continuità dell’azione. La narrazione in prima persona permette di tracciare l’intera parabola dell’avventura di Odisseo dalla nascita fino all’enigmatico e misterioso ultimo viaggio. Inoltre la figura dell’eroe vagabondo, dopo le tante pretenziose distorsioni degli antichi ma soprattutto dei moderni, è sottoposta ad un restauro che ne ristabilisce l’identità originale. Molte delle vicende che vengono narrate emergono da un paziente lavoro di ripulitura che scava nelle incrostazioni millenarie per ritrovare il volto e lo sguardo del re di Itaca.

Ad esempio il riferimento al nonno di Odisseo,  che nell‘ Iliade è  appena menzionato  e nell’Odissea si dice solo che curò  Ulisse ferito alla coscia da un  cinghiale. Lei invece ne traccia un  interessante profilo

Dall’etimologia del suo nome,  Autolico  “ come un lupo” ,emerge un  personaggio inquietante. Essa evidenzia  non solo  l’istinto di rapina  ma  un legame più profondo con  miti ancestrali:  ho fatto collegamenti con un santuario  dedicato all’ uomo- lupo in Arcadia e a forme di antropofagia rituale.

A proposito di personaggi inquietanti,   Polifemo  ha anche  un significato simbolico ?  

Polifemo  è una creatura del fantastico;  fa parte di un vasto repertorio dell’avventura di viaggio:, dai mostri marini  all’ orco antropofago con un solo occhio in mezzo alla fronte E l’Odissea è costellata di creature immagnarie  come i  Lestrigoni, le sirene i giganti..
I Ciclopi sono le   forze della natura  personificate  come in genere i giganti che troviamo in ogni  cosmogonia   anche nella Bibbia (  et erant gigantes in terra). I Giganti ,dunque, come  forze distruttive dell’  immaginario: le titaniche  convulsioni ancestrali della terra appena nata.

Nel  mondo fantastico dell’ Odissea  c’è l’incontro con  i  Lotofagi che Lei considera  una metafora  delle inquietudini dei reduci  di ogni epoca

La condizione dei compagni che diventano mangiatori di loto,  esprime lo stato d’animo dei  reduci di ogni guerra, il desiderio dell’oblìo.  I  combattenti portano con sé il ricordo di anni  e anni  di orrori e di  crudeltà..non sanno cosa troveranno a casa, se ci sarà ancora una sposa ad attenderli ; ecco,allora,  che cercano l’oblio.
Anche nelle guerre recenti molti veterani hanno  trovano l’oblio nelle droghe. La vicenda contiene dunque un messaggio universale  sui problemi del reducismo

Nel Suo libro non c’è solo l’Odissea ma troviamo  importanti riferimenti al viaggio degli Argonauti  alla ricerca del vello d’oro

L’impresa degli Argonauti è  la chiave attorno a cui ruota tutto l’epos ellenico. Cinquanta re rappresentanti l’intera  galassia della Grecia micenea. Lì si stringono legami  e si intersecano percorsi: c’erano   Laerte padre di Odisseo,  Peleo  padre di Achille , Adrasto  alcuni dei loro figli si ritroveranno a  Troia.  C’erano   Ercole, Castore e  Polluce  personaggi di congiunzione tra gli  dei olimpici e  gli eroi greci… L’impresa degli Argonauti è l’asse centrale  di un  epos che  arriva ai tragici dell’età classica. Ad esempio, Admeto è il protagonista dell’Alcesti di Euripide

Anche  nell’episodio di Calipso, la nasconditrice, o” la nascosta” c’è  una  forte  simbologia.. a cominciare dall’isola ai confini del mondo

Una specie di Atlantide, un paradiso e inferno. Una dea per amante che non vuole rassegnarsi a perderlo. Anche questa  una delle tante fantasie dei marinai. Naufragare fra le braccia di un femmina perfetta, eterna, sempre diversa, mai la stessa.
Infine, l’approdo a  Itaca;  Odisseo riconquista il trono ma non c’è ancora pace per lui .

L’uomo contemporaneo ha fatto di Ulisse lo specchio delle proprie inquietudini esistenziali  Ma era davvero così ?

Dovrà ripartire con un remo sulla spalla finché troverà popoli che non conoscono il mare, che non conoscono le navi né i remi che sono ali alle navi …. E’ un vaticinio enigmatico ma inevitabile. Come si può continuare a vivere in una terra dopo averne sterminato la più bella gioventù ? Alla fine l’uomo deve confrontarsi con il mistero e rassegnarsi a  non essre , ancora, un dio. Sarà Dante a dar corpo a quell’ultimo viaggio cui solo il pugno di Dio porrà fine.

 

Foto: Sebastiano Lo Monaco  ph. Tommaso Le Pera

Sicilia Teatro
Sebastiano Lo Monaco

IL MIO NOME È NESSUNO – L’ULISSE
di Valerio Massimo Manfredi

adattamento e drammaturgia testo di Francesco Niccolini
con

Maria Rosaria Carli, pastore, Athena, Penelope a vent’anni, Elena, voce di Patroclo,Penelope a quarant’anni
Turi Moricca, Laerte, Achille, Telemaco
Carlo Calderone, Aiace, Menelao, Antinoo
e l’orchestra Sax in Progress dal Conservatorio Perosi di Campobasso
scene Antonio Panzuto
costumi Cristina Da Rold
disegno luci Nevio Cavina
musiche originali Dario Arcidiacono – Davide Summaria
foto di scena Tommaso Le Pera
regia Alessio Pizzech

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