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Addio in punta di piedi: la Toscana del calcio saluta Sergio Buso Sport

Se n’è andato così, nella notte tra il 24 ed il 25 dicembre, Sergio Buso, 61 anni, consumato da una leucemia che in pochi mesi lo ha annientato. Un uomo di calcio, e soprattutto uno di quelli che al calcio faceva bene. Schivo all’inverosimile, Buso era una sorta di mosca bianca in un’ambiente che, soprattutto negli anni della sua seconda carriera, quella da allenatore, ha fatto e sta facendo del caos mediatico una delle sue componenti primarie. Portiere di discreto livello (una Coppa Italia conquistata con il Bologna negli anni ’70 e 4 presenze con l’Italia nelle selezioni giovanili), Buso ha legato molto la sua carriera alla Toscana, sia da giocatore che da allenatore. Con i guanti alle mani difese la porta prima del Pisa, con il quale conquistò una straordinaria promozione dalla serie B alla A (stagione ’81-’82), e poi della Lucchese nella allora C1. E’ a Lucca poi che inizia la carriera di allenatore nei due anni successivi al suo ritiro, come vice del fucecchiese Renzo Melani, per poi peregrinare nella massima serie al Bologna, dove sotto la sua ala crebbe un toscanaccio verace come Walter Mazzarri, all’epoca condottiero della Primavera rossoblu, e alla Fiorentina. In viola, l’austero Buso (stagione ’04-’05) prima allena i portieri, poi dopo l’esonero di Emiliano Mondonico viene promosso allenatore, un’avventura che purtroppo non gli porta fortuna: Buso infila quattro sconfitte su quattro partite in campionato, e viene silurato per far posto all’entrante Dino Zoff. Potrebbe essere l’inizio del declino, invece la sua professionalità, la sua affidabilità nei ruoli che ricopre ed il suo sapere del mondo calcistico (resta celebre una definizione di Giuseppe Gazzoni Frascara, patron del Bologna che lo definì “la Treccani del calcio”) spingono Roberto Donadoni (guarda caso, come lui, non certo un chiacchierone) a chiamarlo come suo vice prima in Nazionale (farà gli Europei 2008) e poi al Napoli. Dopo l’esonero dell’ex centrocampista del Milan nella prima parte del torneo ’09-’10, Buso esce dagli schermi del calcio, continuando a collaborare con Donadoni dall’esterno fintato questi non è alla guida del Cagliari. Poi la leucemia, silenziosa come lui, lo consuma fino a portarlo via all’affetto dei suoi cari a soli 61 anni. In punta di piedi, come la vita vissuta nell’ambiente più rumoroso che ci sia.

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