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Un anno fa sangue a Gaza: il grande impegno italiano Opinion leader

Pisa – È trascorso un anno esatto dall’ennesima crisi israelo-palestinese. L’8 luglio 2014 ha inizio un conflitto che durerà un’estate intera, lasciando una lunga scia di sangue. La Terra Santa è infiammata dalla violenza ancora una volta. In quelle ore il governo di Gerusalemme lancia l’operazione “Margine Protettivo” nella Striscia di Gaza. Alla fine si conteranno 2.189 morti palestinesi e 71 israeliani. Gaza ancora una volta è un cumulo di macerie, 18 mila case rase al suolo e le principali infrastrutture sono andate distrutte o danneggiate. È emergenza idrica, elettrica e sanitaria. L’economia di Gaza è al collasso.

Ad Ottobre la Comunità Internazionale definisce l’entità degli aiuti da destinare alla Striscia. Alla conferenza del Cairo per la ricostruzione piovono promesse milionarie da parte dei donatori. Il Qatar offre 1 miliardo di dollari, gli USA circa 200 milioni. L’Ue mette a disposizione 450 milioni di €. L’allora Ministro degli Esteri Federica Mogherini partecipa al summit stanziando 18,7 milioni. Nel dettaglio l’Italia contribuisce con 15 milioni al credito d’aiuto – pledge – e con 3,7 milioni per l’emergenza. La macchina della cooperazione italiana è in moto.

“Tra gli edifici colpiti dall’esercito israeliano durante il conflitto della scorsa estate e che intendiamo ricostruire, vi è anche l’asilo “La Terra dei bambini” di Umm Al Nasser, un progetto all’avanguardia della ONG “Vento di Terra” sia per i metodi di insegnamento che per le tecniche di costruzione.” Tiene a sottolineare Giampaolo Cantini, Ambasciatore e direttore dell’Ufficio per la Cooperazione italiana. 700 mila € la somma impegnata dall’Italia in progetti per migliorare l’accesso all’acqua potabile per la popolazione di Gaza.

A gestire gli interventi d’emergenza le Organizzazioni non governative italiane: Oxfam Italia, GVC, Overseas. Mentre le Ong Cospe e Aispo operano nel settore della salute con progetti per 425 mila €, intervenendo rispettivamente nella ricostruzione della struttura ospedaliera di Khan Yunis e nella fornitura di apparecchiature biomediche per l’Ospedale Al Shifa di Gaza city. Invece, il CISS ha un budget di 249 mila € per svolgere attività di resilienza ai traumi di guerra della popolazione sfollata. Infine, mezzo milione è la cifra che la Farnesina gestisce autonomamente acquistando medicinali e generi di prima sussistenza.

Due voli umanitari portano dall’Italia materiali per far fronte all’emergenza, 500 Emergency Shelter-Boxes destinati agli sfollati: box contenenti tende, coperte, teli isolanti, fornelli da campeggio, pentole. Il carico è distribuito con il coordinamento tecnico della Ong ACTED. In totale ad oggi la cooperazione italiana ha impegnato 3 milioni € sul canale dell’emergenza a Gaza. A queste iniziative vanno aggiunti fondi per 1,5 milioni sul canale multilaterale divisi tra l’agenzia per i rifugiati UNWRA, quella per lo sminamento UNMAS e il coordinamento per gli affari umanitari OCHA. 800 mila € per la rimozione delle macerie effettuata da UNDP. Altri 400 mila € sono stati destinati per coprire i costi delle attività in loco dell’Organizzazione mondiale della sanità e della Croce Rossa Internazionale.

“La Cooperazione italiana opera a Gaza da lungo tempo, principalmente attraverso l’UNRWA, che gestisce, come noto, alcuni servizi sociali – scuole e cliniche – essenziali per la popolazione, e varie ONG italiane, che hanno realizzato o stanno realizzando interventi di carattere sociale e di sostegno a piccole attività produttive. Nonostante le difficoltà del contesto politico e operativo, la Cooperazione italiana continua ad essere attiva e apprezzata dalla popolazione, e a operare secondo la propria modalità di forte radicamento sul territorio e aderenza ai bisogni delle comunità.

Questo impegno si è ulteriormente intensificato alla luce delle gravi necessità della ricostruzione dopo i drammatici eventi dell’estate del 2014.” E’ il commento dell’Ambasciatore Cantini. Ad un anno dalla guerra e dieci dal ritiro dei coloni israeliani da Gaza, voluto dallo scomparso premier Ariel Sharon, sul fronte politico c’è da registrare che la tregua tra Hamas e Netanyahu, confermato primo ministro dopo il voto di marzo di quest’anno, regge. La coalizione tra le forze palestinesi un po’ meno.

Alfredo De Girolamo   Enrico Catassi

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