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Un arcobaleno di colori alla cena multietnica di via Magellano Società

Quanti colori ha l'arcobaleno dei bimbi nei giardini di via Magellano? Tanti. Tantissimi, come colorate sono le pietanze che le mamme hanno portato ieri, adagiandole con bel garbo sul tavolino sotto la tettoia, in una improvvisata ma non per questo meno appetitosa e divertente cena multietnica che si è protratta fino a tardi. Bambini che corrono, che litigano, che si abbracciano, dai capelli che passano dal biondo più chiaro all'ebano più lucente, con la carnagione che ha tutte le tonalità dal bronzo all'avorio al latte. Bambini inconsapevoli del fatto che qualche adulto potrebbe ravvisare nella gioiosa differenza di colori un argomento per stabilire assurde gerarchie o odiose diversità. Bambini, soprattutto, che giocano, parlano, discutono, litigano e si abbracciano in italiano. Anzi, per essere precisi, in fiorentino. Anche se il loro babbo, mamma, o l'uno o l'altro o tutti e due sono nati e cresciuti in Marocco, Tunisia, Algeria, Romania, Giappone, Argentina, Cuba, Albania, e qualcuno ci perdoni se non ci ricordiamo tutti i paesi e le mamme che ieri sera hanno apparecchiato per tutti i bambini e i mariti su quel tavolo coperto di impanadas, dolci con miele e semi di sesamo, ricche schiacciate ripiene, datteri farciti di cocco, una spettacolare composta di peperoni, pomodori, leggermente piccante, succulenti frittelle di patate e chissà cos'altro, speziate e sapide da perderci il palato.
E, a poca distanza, a parlare di calcio, il capannello degli uomini. Italiani? Certo, tanti. Dalla Sicilia  al Veneto, tanti toscani, una famiglia fiorentina al completo con genitori, figli, nonni. E sulle colorate pietanze,cartoncini multicolori con il nome della provenienza: Cuba, Marocco, Sicilia, Toscana, Argentina, Giappone …

Una festa, insomma, una festa internazionale da cui è stato scacciato ogni provincialismo o diffidenza. Una festa che ha un suo tema, forte e serio, per quanto spontanea, improvvisata, dettata dalla volontà e dalla gioia di stare insieme. Il tema è quello della cittadinanza italina per questi bambini. "Nascono e crescono in Italia, non solo parlano, ma pensano in italiano – spiega Malika Bouchra, la giovane donna marocchina che è l'anima di questo variegato gruppo – com'è possibile che, arrivati a 18 anni, si sentano dire: "No, tu non sei più italiano?…". E' un trauma, qualcosa di insopportabile per chi è cresciuto appartenendo di fatto a questo paese. Ed è anche una cosa ingiusta per chi lavora e paga le tasse in Italia". Progetti per il futuro, dopo questa magnifica iniziativa?
"Sì, qualcosa c'è – rispondono le donne – vorremmo trovare uno spazio di aggregazione che ci consenta di organizzare in maniera un po' meno improvvisata incontri come questo. Che, a dire la verità, non fanno altro che riprendere ciò che viviamo quotidianamente insieme ai nostri bambini".

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