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Un codice etico per la politica? Forse non si tratta di utopia Politica

Conflitto di interessi? Favori personali? Bustarelle? Tutto questo, in teoria, non dovrebbe far parte della politica. I politici lo sanno bene, ma spesso, come recita l'adagio, fra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. L'associazione "Avviso Pubblico", nata nel 2011 a Pisa, ha per questo deciso di proporre un vero e proprio codice etico della politica, chiamando il testo "Carta di Pisa" dalla città nel quale il regolamento è stato elaborato. Presentata oggi, 19 giugno, a Palazzo Strozzi Sacrati, sede fiorentina della Regione Toscana, dal vicepresidente di "Avviso Pubblico", Gabriele Santoni, dal sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, dal vicepresidente della Regione Toscana, Stella Targetti, e da Alberto Vannucci, docente dell'Università di Pisa, la "Carta di Pisa" delinea il comportamento ideale del buon politico moderno. Innanzitutto, l'amministratore pubblico non si deve avvalere della sua posizione per trarne vantaggi personali e viene posto il limite di 100 euro all'anno per i regali ricevuti dagli impiegati della pubblica amministrazione, dai concessionari, dai gestori di pubblici servizi, dagli appaltatori e dai fornitori. Il buon amministratore della cosa pubblica, prosegue la "Carta di Pisa", dovrà astenersi dal trarre vantaggio dalla sua posizione, utilizzandola per vantaggi personali. Dovrà rendere pubblica la sua posizione economica e spiegare, se interpellato in merito, da dove siano venuti i finanziamenti della sua campagna elettorale. Dovrà evitare qualsiasi conflitto di interessi e rifiutarsi di accumulare incarichi politici. Dovrà, poi, astenersi dall'avvantaggiare sé stesso e suoi protetti o parenti mediante la sua capacità discrezionale, scegliendo sempre fra coloro che ne siano più meritevoli e non fra i classici "raccomandati". La "Carta di Pisa" detta poi delle restrizioni per quanto concerne le pressioni indebite (l'amministratore si dovrà astenere dall'esigere vantaggi da concessionari o gestori dei pubblici servizi) ed il finanziamento dell'attività politica (divieto di accettare finanziamenti irregolari, astensione dai finanziamenti emessi da concessionari o gestori di pubblico servizio). Il buon politico dovrà anche rendere annualmente pubblico il suo rispetto del codice etico, nonché evitare toni e linguaggio che dimostrano aggressività. La "Carta di Pisa", insomma, si presenta in un certo modo come qualcosa a metà fra il "Galateo" del politico moderno e la "Politica" di Aristotele, che delinea il carattere del perfetto uomo di Stato con un'occhio alla realtà dei fatti. Il buon politico dovrà anche fornire alle autorità giudiziarie la massima collaborazione in caso di indagini a suo carico, e, qualora venga rinviato a giudizio, dimettersi dal suo incarico. Forse si tratta di un'utopia, ma il documento va preso come un documento paradigmatico suscettibile di modifiche e di "ammorbidimenti" capaci di renderlo adatto alla realtà dei fatti. Di certo, seguendo anche soltanto un po' delle norme in esso contenute, la politica italiana potrebbe migliorare, e non poco. Per il momento, però, molti sono stati gli apprezzamenti, ma poche le adesioni. La "Carta di Pisa", infatti, è stata per adesso sottoscritta soltanto dal Comune di Pisa, dalla Provincia di Pisa e dal Comune di Certaldo (Firenze). Molte sono state le manifestazioni di interesse, fra le quali quella della Regione Toscana. Quanti, però, saranno gli enti locali che effettivamente la sottoscriveranno? E, soprattutto, quanti gli amministratori che ne rispetteranno i dettami?

Foto: http://corsera.it

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