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Un coup de tête per pensare Cultura

Adel Abdessemed è l’artista algerino, autore del gruppo bronzeo (modellato fra Pietrasanta e Carrara) installato non senza dure critiche, davanti al Duomo nella piazza principale di Pietrasanta. Ormai tutti sanno, date le polemiche, che raffigura  la violenta testata data da Zidane a Marco Materazzi durante i Mondiali di calcio del 2006 . La scultura bronzea, che in altezza supera i cinque metri, è il simbolo della mostra "Italia-Francia, L’innocenza del reale” in atto nella chiesa di Sant’Agostino, ed altre sedi  (organizza il Centro Arti Visive) dove sono raccolte opere assai interessanti dei più noti artisti concettuali e poveristi, quali Zorio, Pistoletto, Kounellis, dei  maestri della Transavanguardia, oltre a giovani rampanti come Adrian Paci.
Di Abdessemed  si sa che è uno dei protegés dell’imperatore del lusso Pinault – grande collezionista d’arte – il cui regno si estende tra Palazzo Grassi e Punta della Dogana a Venezia. E che è presentato in questa occasione da un attento critico toscano, Pier Luigi Tazzi. Da lui apprendiamo che l’artista lavora con una vasta gamma di mezzi espressivi, e che si auto-descrive come ‘un artista di azioni’, spesso provocatorie per la loro forza di impatto e intenzione simbolica. “Coup de tete – ci dice Tazzi – e' un'icona tridimensionale in bronzo, prima ancora che una scultura, un monumento alla sconfitta, il monumento all’eroe/anti-eroe del colpo di testa.  Di fronte agli occhi del mondo in un finale di partita, endgame, senza appello. La gloria meravigliosa della sconfitta, nella sua sublime intimità. Nell’arena profana dei giochi, che il gesto, quel gesto, per quell’attimo, per quell’attimo solo, sacralizza”. E con queste dichiarazioni colte molti dei  credenti concorderanno, e gli agnostici probabilmente si incattiviranno di più.
Ma perché abbiamo scelto questo esempio di scultura. Perché a Pietrasanta e dintorni è un continuo fermento di iniziative analoghe e di simili querelle, basti ricordare quella che ha coinvolto un altro scultore, di diversa natura, Igor Mitoraj, che ha ‘osato’ creare una delicata e quasi invisibile lunetta  – rappresentante un’Annunciazione – per la facciata della solita sconsacrata chiesa agostiniana, ormai da anni galleria pubblica, la cui installazione è stata voluta e permessa dall’amministrazione locale. Fino al 15 settembre – data della rimozione della scultura di Abdessemed – le due tanto diverse opere plastiche staranno lì a confrontarsi e a parlarci della complessa natura umana, ancor più complicata e a volte difficilmente sondabile quando si parla di artisti contemporanei. Ben vengano queste iniziative che portano movimento e discussione, in una società come la nostra che si immiserisce culturalmente ogni giorno di più, sballottata tra le parole e le performance di governanti  incapaci e queruli, sia in carica che ex,  e in procinto di affogare assieme a traballanti regimi. L’arte che fa discutere è una sorta di ‘ciambella di salvataggio’ per la mente, tanto per mantenere metafore marine,  e può servire a distrarsi per qualche ora dal borsino delle vacanze Russian style – che tanti italiani non si possono permettere – e dei popolari  burrachi, alla portata di tutti.

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