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Sunia-Cgil, un decalogo contro il turismo “divora-città” Breaking news, Economia, Opinion leader

Firenze – Tanti interventi, tanti contributi, e anche una proposta concreta in dieci punti. Se non per risolvere, almeno per gestire un fenomeno che, come titola il convegno che si è tenuto stamattina all’Auditorium della Regione Toscana “Le città del lavoro nelle città del turismo” vede un inestricabile intreccio fra lavoro, diritto all’abitare e turismo. Non solo a Firenze (anche se in città ormai è allarme rosso), non solo in Toscana, non solo in Italia. Insomma, ciò di cui si sta parlando è un fenomeno generale che va al di là dei confini nazionali e addirittura dello stessa tema proposto oggi: è un sistema che ha il suo motore pompante nello stesso “cambio” della natura del lavoro, dell’occupazione, dell’uso delle risorse collettive.

Il convegno, organizzato dal Sunia toscano e dalla Cgil, ha dato un quadro d’insieme che ha visto contributi di economisti, sindacalisti, amministratori e residenti. E ciò che emerge sono innanzitutto i numeri: 5 miliardi di euro l’impatto economico diretto nel 2018 di Airbnb in Italia, mentre a livello regionale il Lazio spicca per numero di arrivi e entrate economiche, con più di 1 miliardo di euro e la Toscan si pone al secondo posto, che si aggiudica la palma con la spesa media giornaliera più alta da parte dei visitatori (153 Euro, contro 125 della media nazionale). il fenomeno è in ascesa, almeno in Toscana, dove si stima che per l’anno 2019 vi sarà un ulteriore aumento del 15% delle presenze di alloggi su piattaforma per affitti brevi. Solo nel corso del biennio 2017/2018, gli annunci sono raddoppiati, con la maggior concentrazione su Firenze e poi Siena, Lucca, Pisa e Livorno (con l’isola d’Elba che appare ormai a completo appannaggio dei turisti, sotto il profilo abitativo).

Tornando a Firenze, si calcola (i dati sono di Progetto Firenze, una delle più attive associazioni di residenti operanti sul territorio) che i posti letto attraverso la diffusione capillare sul territorio di Airbnb e piattaforme simili (Booking, ad esempio) ammontano a 50 mila. Da aggiungere agli altri 50 mila di appannaggio della ricezione tradizionale, vale a dire alberghi e hotel. Dunque, centomila posti in città, con ogni probabilità sottovalutati. Con le ricadute sui rifiuti e il loro smaltimento, ad esempio, come su tutti i servizi. E qui si entra in pieno nell’argomento.

Il sociologo Simone Fana

Servizi, ovvero lavoro. Ma che tipo di lavoro? Lavoro non qualificato, debole sotto gli aspetti delle tutele (come ha registrato un report di qualche mese fa della CGIL) che va a incidere in una dinamica che diventa, a un tempo, sia economica che sociale. Stipendi, bassi, al limite della sopravvivenza. Contratti, minimi, stagionali se va bene, a termine di sicuro. Il tutto segue una dinamica di svalutazione e indebolimento del lavoro che, come spiega bene Simone Fana, sociologo, autore del libro dal significativo titolo “Basta salari da fame” edito da Laterza e presentato oggi pomeriggio da Feltrinelli, scritto a quattro mani con la sorella Marta, economista, autrice a sua volta di un altro saggio di successo titolato “Non è lavoro, è sfruttamento”, è sistematica e strutturale della “nuova” organizzazione del lavoro.

Ma la ricaduta, e lo dice l’esponente della Filcam Cgil, Stefano Miccoli,  ha a sua volta numeri impressionanti. Il dato più significativo è tuttavia un altro, e a presentarlo è Grazia Galli, di Progetto Firenze: ciò che strabilia sono i miliardi di utile attribuibili alle piattaforme (che d’altro canto sono i dati che loro stesse dichiarano, in quanto ancora non si è riusciti ad avere accesso ai guadagni reali) e la ricaduta di questa ricchezza sul territorio: nulla. Nè per il lavoro, precario e con salari minimi, nè per la città, in quanto queste piattaforme hanno sede in paradisi fiscali, queste sì, ben noti. Insomma i soldi li fa la bellezza di Firenze ma se ne volano via.  E alla città stremata rimangono le briciole: ad esempio  quelle tasse di soggiorno che sono pur sempre, per alte che si possano fissare, le briciole di ricavi miliardari.

Salari da fame, lavoratori che non riescono a pagare i canoni “drogati” dal mercato turistico. Il cerchio si chiude: se la maggioranza degli alloggi del centro storico di Firenze (ma esempi di questo genere si possono trovare in tutta Europa, dove però c’è un potere di regolamentazione da parte dei sindaci molto più pregnante) sono ormai sottratti agli affitti residenziali, va da se’ che la “deportazione” dei residenti è conseguenza naturale. Perché fra stipendi bassi e canoni alti, vivere nei propri quartieri storici diventa impossibile. Tant’è vero che, come ricorda la segretaria regionale del Sunia Laura Grandi, siamo addirittura al calo degli sfratti. Certo, se non ci sono più case … non ci sono neanche più (ovviamente siamo al paradosso, per ora), sfrattati.  Ma la conseguenza non si ferma qui. Se la residenza infatti è costretta ad abbndonare il centro storico, si rifugerà nelle periferie, e poi anche nei comuni della cintura.  Ricaduta naturale, visto l’aumento della domanda, l’innalzamento dei canoni delle case nella cintura. Insomma il ciclo non ha fine.

Lavoro e casa, dunque, due diritti fondamentali della persona, sono a rischio, dicono sindacalisti, ecnomisti e residenti. Ma c’è anche qualcos’altro a rischio, ed è la città. Lo spiegano bene sia il professore associato di politica economica Giorgio Ricchiuti che l’esponente di Progetto Firenze.

“Il rischio è che l’industria turistica di massa divenga per Firenze ciò che l’Ilva è per Taranto – spiega Galli – sia in termini di compromissione della vivibilità della città, sia in termini di soffocamento del tessuto economico trasformato in una monocoltura turistica sempre più dominata dai colossi del web”, vale a dire, “piattaforme digitali ormai potentissime, che, oltre a estrarre ingenti quantità di risorse dal territorio grazie a normative europee (e decreti attuativi nazionali mancanti) che gli consentono di eludere il fisco, stanno divenendo sempre più i veri “datori di lavoro occulti” per ciascun anello della filiera turistica grazie anche ai big data che ogni giorno gli regaliamo, non solo come utenti, ma anche come cittadini”. Tirando le fila, sono sempre più i colossi del web, infatti, “a decidere chi lavora e chi no, attraverso politiche dei prezzi che per il loro servizio sono sempre al rialzo, mentre vanno al ribasso per le imprese locali cui si chiede al contempo di alzare gli standard dell’offerta per restare competitive”. Innsomma, la prospettiva sarebbe una massa di lavoratori poveri, un territorio depauperizzato, un mare di big data regalati senza averne consapevolezza vera. In più, come dice ancora Ricchiuti, tutto ciò invoglia a incanalare gli investimenti su questo settore, allargando la folla di chi lavora nei servizi alla persona (scarso valore aggiunto, stipendi bassi, produttività bassa) mentre “qualcuno” (pochi) guadagnano.

“Ormai siamo oltre il dibattito sulla sharing economy – dice la segretaria del Sunia regionale Laura Grandi, vero motore dell’iniziativa, che da tempo ormai registra il cambiamento in corso in Toscana e particolarmente a Firenze  – sappiamo bene che la narrazione della condivisione della stanza per ragranellare reddito e mantenere la famiglia non è la realtà. Siamo di fronte a un fenomeno che si sta articolando come un vero caterpillar, portando avanti la trasformazione delle nostre città, con il rischio di far diventare dei veri highlander i pochi residenti che cercano di non cedere”. E proprio dal punto di vista della casa e dell’acquisizione degli immobili a questa politica del turismo diffuso, il Sunia segnala da qualche tempo un fenomeno che la dice lunga: allo scadere del contratto di locazione “normale” (ovvero residenziale) i proprietari solitamente non rinnovano ma immettono l’immobile vuoto nel circuito turistico. Con una complicazione ulteriore: che sempre di più gli immobili in vendita, interi palazzi storici e non, vengono acquisiti da multinazionali e fondi d’investimento e risparmio, spesso stranieri. Ancora un volta, i soldi li produce Firenze ma s’involano verso altri lidi.

Nel corso del convegno, contributi sono giunti anche dall’assessore alla casa del comune di Firenze, Andrea Vannucci, e dall’assessore regionale Vincenzo Ceccarelli. entrambi hanno ricordato che il tentativo di regolamentare il settore ha incontrato il “niet” dei tribunali, dal momento che i “poteri regolamentari” degli enti locali non coprirebbero anche questa potestà. Ma ciò non significa che la strada non sia nuovamente percorribile.

Ed ecco il decalogo che, approntato da Sunia e Cgil, rappresenta il trampolino per costruire “un futuro sostenibile”, per la città, il lavoro, i residenti. E per il turismo.

1 – Definizione normativa di residenza abitativa. Promuovere e coordinare adeguamenti dell’assetto normativo tra legislazione regionale e strumenti urbanistici comunali (testo unico sul turismo, piani strutturali, regolamenti urbanistici e futuri strumenti regolamentari) al fine di arrivare a una distinzione univoca tra residenza abitativa permanente e altre forme di residenzialità temporanea (case vacanze, b&b, locazioni brevi, studentati ecc.)

2 – Piattaforma web pubblica.  Mettere a disposizione una piattaforma pubblica per la promozione a titolo non oneroso delle attività di locazione, coabitazione, ricezione turistica presenti nei territori comunali della Toscana, collegati e individuabili tramite mappa geo-referenziata al fine di: a) sostenere le piccole e medie attività, professionali e non, rafforzandone il legame con il territorio e favorendo il turismo nelle aree interne e colmando lo svantaggio competitivo di cui ora soffrono rispetto alle grandi concentrazioni immobiliari in termini di visibilità e promozione sulle piattaforme private; b) promuovere la trasparenza nel settore, incentivando l’emersione dal nero e la cooperazione pubblico privato per l’adeguamento di servizi e il mantenimento di un rapporto equilibrato tra residenza abitativa stabile e temporanea.

3 – Residenti e città.  Predisporre agevolazioni per favorire l’affitto in centro storico, con un occhio di riguardo per i giovani che vorranno abitarvi, incentivi per i proprietari che affittano ad uso residenziale e a canone sostenibile con aliquota agevolata IMU e contributo economico per il locatore che decide di mutare il contratto da libero per turisti a contratto abitativo.  Le città sono vitali solo se si contrasta lo spopolamento, l’emarginazione sociale e il degrado favorendo, anche attraverso incentivi, il mix sociale e intergenerazionale.

4 – Leva Urbanistica.  Impedire dal punto di vista urbanistico, il cambio di destinazione d’uso di fabbricati in modo da impedire destinazioni a fini speculativi, a danno soprattutto della residenzialità.

5 – Edilizia Popolare.  Le dismissioni degli edifici demaniali e di enti previdenziali pubblici dovrebbero andare ad incrementare il parco alloggi di edilizia popolare e sociale. Investire nell’edilizia pubblica a canone sociale e agevolato nei centri storici e non solo; prevedere interventi pubblici di riqualificazione affinché i tanti spazi e contenitori vuoti o abbandonati, attraggano nuovi residenti di tutti i ceti sociali.

6 – Cedolare secca per affitti brevi.  Eliminare la cedolare secca al 21% per gli affitti brevi ad uso turistico e farli rientrare nella tassazione ordinaria.

7 – Reddito d’impresa.  Quando viene effettuata un’attività di affitto costante e destinata al turismo, la locazione dell’abitazione dovrebbe essere configurabile come attività d’impresa: non dovrebbe essere consentito a chi svolge tale attività l’accedere al regime forfettario che prevede una tassazione irrisoria a favore, peraltro, dei redditi più alti.

8 – Una legge per le città ad alta tensione turistica.  Il Governo centrale dovrebbe prevedere maggior poteri ai Sindaci per limitare l’accesso di turisti in specifiche aree della città, per disporre di precisi limiti restrittivi all’uso del suolo pubblico a fini commerciali e poteri riguardo la limitazione del numero di immobili destinabili alla locazione turistica in specifiche aree cittadine.

9 – Accesso alle città.  Attribuire alle amministrazioni comunali la possibilità di limitare l’accesso, la circolazione e la sosta in specifiche aree della città ad autobus, pulmans o auto, adibiti al noleggio con conducente o al trasporto merci.

10 – Convivenza mista e sicurezza nei condomini  Prevedere modifiche alla normativa statale in tema di condominio per consentire diversi criteri di ripartizione delle spese condominiali in presenza di attività ricettive (professionali e non) eventualmente presenti non più proporzionalmente ai millesimi di proprietà, ma in base a specifiche tabelle che tengano conto del maggior uso di beni e servizi comuni E’ altresì indispensabile che il legislatore intervenga per adeguare le abitazioni destinate ad attività ricettiva ai parametri di sicurezza di impianti e dotazioni, al fine di scongiurare incidenti ai danni di persone e cose,  come già piu’ volte verificatosi.

 

 

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