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Un diario e un opuscolo: riemerge la storia delle bombe su Pisa Cultura

Pisa – Daniela Bernardini e a Luigi Puccini, due insegnanti impegnati sul tema della memoria storica hanno pubblicato numerosi libri su questo tema. L’ultimo di essi, Bombardano Pisa! Cronache dal diario di Gradaletto Fagioli (edito da ETS) è dedicato alla tragica giornata del 31 agosto 1943 quando Pisa subì un pesante bombardamento aereo che fece circa 1000 vittime tra la popolazione.

Il libro riporta, anzitutto, la parte relativa a quel drammatico episodio tratta dal diario dattiloscritto del pisano Gradaletto Fagioli che, nel tentativo di mantenere vigili le coscienze dei più giovani sui drammi della storia, decise di mettere per scritto i suoi ricordi in Diario di un ventenne (31 agosto 1943-1944). Quindi, molti anni dopo, consegnò questo testo a Daniela Bernardini e a Luigi Puccini, che iniziarono a farlo circolare sui banchi di scuola.

Poi, i due insegnanti hanno trovato su una bancarella un libriccino con poesie in vernacolo pisano scritte dal luglio 1940 all’agosto 1945 da un tal Kinsikino, pseudonimo di autore sconosciuto, intitolato Vita di guerra de’ Pisani.

Inoltre, l’autore e regista Enrico Pelosini ha trascritto in ottava rima alcune sequenze del Diario di Fagioli, nel tentativo di far entrare la vicenda del bombardamento pisano nella tradizione popolare. Da questi testi e dalla ricostruzione storica di quell’evento la cui memoria – scrivono Daniela Bernardini e Luigi Puccini nella prefazione – può contribuire a comprendere i drammi di un presente ancora tormentato dalle guerre e dai bombardamenti, è scaturito Bombardano Pisa ! 

Ne approfondiamo alcuni aspetti nella seguente intervista con i due autori.

Come è nata l’idea di questo libro?

Tutto iniziò nel 2006, quando Gradaletto Fagioli, desideroso di mantenere vigili le coscienze dei più giovani sui drammi della storia, ci consegnò il dattiloscritto dove aveva fissato i suoi ricordi di guerra. Da quel momento Diario di un ventenne (31 agosto 1943-1944), quasi 150 pagine dattiloscritte con la vecchia Olivetti 22, iniziarono a circolare fra i banchi dell’istituto tecnico di Pontedera dove insegniamo Italiano e Storia. Nel 2008 l’Associazione Cinema dei Ragazzi di Pisa di cui è presidente Luigi Puccini intervistò il sopravvissuto e realizzò un video che raccoglie la toccante testimonianza di Gradaletto.

Per esaudire il desiderio del testimone – ormai scomparso dal 2010 – inserimmo nel nostro volume L’inchiesta, una ricerca sul bombardamento che il 22 giugno 1944 colpì il paese di Buti, il capitolo del Diario intitolato Il bombardamento.  Oggi finalmente possiamo dire di aver adempiuto alla volontà di Fagioli anche se il diario non è pubblicato nella sua interezza.

Immagino che trovare un opuscolo dimenticato come quello di Kinsikino o ricevere un dattiloscritto come quello di Fagioli susciti emozione in chi lo scopre 

In realtà sono due vicende diverse e svoltesi temporalmente a distanza di anni; probabilmente è il frutto di strane coincidenze e fili che legano le memorie vaganti in attesa di essere prese dal pescatore di turno.

Come detto precedentemente, dopo l’uscita del libro che ricostruiva la strage nazista di Piavola ci giunse una telefonata al centralino della scuola visto che  ancora non c’erano i cellulari: sui quotidiani dell’epoca venne scritto che gli autori del volume su Piavola erano insegnanti dell’ITIS “Marconi” di Pontedera e quindi fu facile per Gradaletto trovarci. Andammo a casa sua perché già allora non godeva di una buona salute e stemmo insieme diversi giorni. In quella occasione ci parlò dell’importanza della memoria e del bisogno che sentiva imperioso di trasmettere i suoi ricordi ai giovani con i quali noi quotidianamente ci confrontiamo.

Il piccolo libro di Kinsikino è stata una scoperta davvero piacevole. Chi ama i libri sa che la soddisfazione maggiore è trovare un volume di cui il venditore non conosce il valore. Maneggiare e sfogliare le fragili pagine (la carta è quella del 1946 quando l’Italia cercava di tornare a galla dopo il terribile conflitto e le materie prime erano rare e costose) ci emoziona ancora di più perché, a oggi, non siamo riusciti a scoprire chi si cela dietro il pisanissimo pseudonimo.

Un evento come il bombardamento di Pisa suscita emozione anche a chi non lo ha vissuto ma lo ha sentito raccontare. 

Noi siamo nati dopo la guerra ma nelle menti e nel cuore dei nostri genitori, dei nonni e degli adulti in genere la guerra faceva parte della quotidianità: nel lavoro, nella spesa fatta a debito, nel rattoppare i vestiti o nel risuolare le scarpe perché le famiglie non disponevano di molto denaro e nemmeno il sabato sera ci si poteva permettere di andare in trattoria.Le “veglie” diventavano dei veri e propri spettacoli durante i quali si raccontavano le storie delle persone e tutti ricordavano dove erano il giorno del terribile bombardamento su Pisa. Poi è venuto il benessere e, per alcuni anni, si è preferito rimuovere quei giorni terribili. Quando gli adulti sono diventati anziani hanno sentito nuovamente il bisogno di raccontare per tramandare ed ecco Teresa, Wando, Fulvia, Giorgio, Giuliano ma anche Luigina, Wanda e migliaia di altri che hanno voluto lasciare come una eredità testamentaria i propri ricordi su quei giorni e, in particolare, sul terribile bombardamento contro Pisa.

Ma i più giovani come percepiscono queste pagine di storia ormai lontane in un mondo dove la memoria sbiadisce in pochi anni?

I giovani esauriscono rapidamente la memoria ma assumono nella loro interiorità le testimonianze di coloro che hanno vissuto la storia. In questo modo i fatti entrano nella loro vita più di una pagina di manuale scolastico.Gli studenti vivono molto di empatia e questo lo vediamo quando incontrano i sopravvissuti. Ma anche di fronte ai diari, agli oggetti appartenuti a una persona, insomma ai dati esistenziali dell’individuo, si incuriosiscono e sentono maggiormente il bisogno di studiare la storia, indispensabile per mantenere la memoria. E tutti sappiamo che non c’è memoria senza la conoscenza scientifica della storia. Vorremmo che anche Bombardano Pisa! andasse in questa direzione.

Nel vernacolo così come nei canti in ottave si usano di solito versi ironici, satirici. Per  eventi drammatici servono a stemperare la tensione o a rendere più vissuto il ricordo dell’evento)

Come recita il sottotitolo, le poesie di Kinzikino sono un insieme di colloqui e sfoghi in vernacolo pisano, in cui la schiettezza e l’ironia del dialetto mettono ancora più in evidenza la drammaticità del racconto. Le poesie (sono stati pubblicati soltanto i testi relativi al bombardamento su Pisa) rallegrano anche se raccontano fatti tragici; le parole appaiono lievi e strappano sorrisi pur raccontando storie di bombe, di morti e di fame. Probabilmente in quel momento il vernacolo serviva a far sorridere nonostante le bombe alleate e l’occupazione tedesca.

L’ottava rima, che prima dell’avvento della società industriale constava di strofe scritte o improvvisate su temi legati prevalentemente al mondo cavalleresco o agreste,a partire dagli anni del secondo dopoguerra, iniziò a trattare argomenti che traevano ispirazione dalla vita quotidiana, dalla gente del posto, dal proprio paese: natura, amicizia, famiglia, amore, società, politica, guerra. Ci è sembrato un ulteriore omaggio a Gradaletto la trasposizione di alcune sequenze del Diario in ottava rima, nel tentativo di far entrare la vicenda del bombardamento pisano nella tradizione popolare.

In questo senso l’operazione di Enrico Pelosini, uno degli ultimi cantori e improvvisatori di Buti, riconosce nella forma metrica dell’ottava uno strumento che, partendo dal contesto storico del bombardamento, permette alla cultura popolare di esprimere importanti valori nel tempo presente come il rifiuto della guerra e del bombardamento contro le popolazioni.

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