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Un film e una performance chiudono la mostra di Isadora Duncan Cultura

Firenze – Gran finale a Villa Bardini per la chiusura della mostra “A passi di danza. Isadora Duncan e le arti figurative in Italia tra Ottocento e avanguardia”, a cura di Maria Flora Giubilei e Carlo Sisi.

L’esposizione ha riscosso grandi apprezzamenti dal pubblico e dalla critica e per questo gli organizzatori hanno promosso degli appuntamenti particolari in occasione della sua conclusione che è domenica 22 settembre. Venerdì 20, alle ore 19.30 (ingresso ad invito) sarà proiettato il film “Il mistero di Galatea” dell’artista Giulio Aristide Sartorio, opera scritta, diretta e interpretata dallo stesso pittore di scuola simbolista qui al suo esordio dietro la macchina da presa.

Sabato 21 settembre l’ingresso alla villa è gratuito per tutti e sarà possibile visitare la mostra che è stata inaugurata lo scorso 13 aprile. Alle ore 17, si terrà la performance di danza Vita all’interno del progetto ‘Atleta donna’, che vedrà danzare nel prato del Giardino Bardini decine di giovani ballerine appartenenti alle scuole di danza del territorio e, alle ore 18, nel piazzale davanti alla villa, si terranno ‘Lezioni di gesto’ a cura del Centro Nazionale di produzione Virgilio Sieni/Accademia del gesto.

“Il mistero di Galatea”

Film muto di Giulio Aristide Sartorio. Con Marga Sevilla, Giulio Aristide Sartorio. Durata 68 min. – Italia (1919)

Nella mitologia la bianca Galatea, una delle cinquanta figlie di Nereo, è amata dal mostruoso Polifemo ma si sottrae al suo possesso e si dà solo al bellissimo giovane pastore Aci, che Polifemo per gelosia uccide. Come nel mito Galatea di Sartorio sfugge a chi la desidera: Ataulfo, lo stregone, la vuole per trarne potere e ricchezza; Elio, l’artista, ha bisogno di lei perché la statua da lui plasmata acceda alla perfezione degli antichi modelli. Nel suo fuggire, Galatea percorre, come in un viaggio a ritroso compiuto dall’artista attraverso la propria opera, i luoghi tanto spesso fissati da Sartorio in dipinti e incisioni.

Foto di Stefano Casati

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