energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Sta per nascere l’uomo numero 7 miliardi Opinion leader

Dai 791 milioni del 1750 è passata ai 978 del 1800, ai 1.262 del 1850, ai 1.650 del 1900. Dal 1900 il ritmo di aumento ha assunto dimensioni  particolari. Nel 1950  la popolazione era di 2.521 milioni, nel 1999 era di 5.978  e 7.000 milioni nel 2011. La popolazione è più che quadruplicata in 112 anni. Nel 2028  gli abitanti della terra saranno 8 miliardi
Questo inedito rapporto tra il nostro pianeta ed il numero di uomini che la abitano, a partire dallo scorso secolo, obbliga a delle riflessioni.
Già nel 1972, 39 anni fa – quando la popolazione era metà dell’attuale:3,6 miliardi, ma la linea di crescita già chiara – il Club di Roma, con la collana di saggi sui “Limiti dello Sviluppo”, affrontò il problema. L’obiettivo dichiarato era  rendere consapevole  le classi dirigenti e gli uomini di cultura, almeno dei paesi sviluppati, in merito ai “Dilemmi dell’Umanità con l’avvento dell’era tecnologica”. Lo scopo era di promuovere “approcci radicalmente nuovi alla problematica senza precedenti che riguarda l’intera società umana”.
Oggi noi siamo già all’interno delle problematiche inedite. Da alcuni anni i media c’informano  – senza drammatizzare – che gli uomini, ormai, consumano ogni anno il 30% di risorse in più di quelle che la terra riesce a produrre. Questo ha luogo a fronte di una situazione caratterizzata da regioni del pianeta che hanno bisogno di crescere per rispondere alla domanda della generalità della popolazione e regioni, super sviluppate nelle quali non manca lo spreco, che devono restaurare ciò che hanno devastato, per essere  con le regioni povere, e permettere alle future generazioni di vivere con dignità.
Questo richiede che l’Europa ed il mondo interiorizzino che il presente è già cosmopolita e quindi – come sottolinea la Carta della Terra –  “dobbiamo unirci per costruire  una società globale sostenibile, fondata sul rispetto della natura, sui diritti umani universali, sulla giustizia economica e sulla cultura della pace”.“I sistemi dominanti di produzione e consumo stanno provocando devastazioni ambientali,l’esaurimento delle risorse e una massiccia estinzione di speci viventi. I benefici dello sviluppo non sono equamente distribuiti ed il divario tra ricchi e poveri sta aumentando”.
Per la storia della terra stiamo vivendo un momento critico. L’umanità deve scegliere il proprio futuro. A causa della crescente  fragilità che caratterizza il mondo odierno, il futuro porta con se grandi rischi legati  a grandi promesse. E’ giusto che prevalga il fatto che, all’interno di una straordinaria varietà di culture e forme di vita, siamo comunque un’unica famiglia umana e un’unica comunità terrestre con un unico destino comune.
Tutto questo richiede un cambio delle attuali culture degli uomini, frutto del passato e della sua storia. Negli ultimi decenni, tra l’altro, si è avuto un triplo scollamento. Il capitale finanziario si è scollato dall’economia  reale; l’economia, nel suo complesso, dalla società; la società, in generale dalla natura. Come ed in che tempi queste separazioni potranno ricomporsi? E’ necessaria una società nella quale l’economia sia a servizio della politica e la politica  al servizio del corretto vivere delle persone fra loro e verso la natura. Il successo di questo processo, ormai determinante, è frutto di due condizioni:
a- lo sviluppo della capacità umana, in funzione delle esigenze della nuova realtà, grazie al coerente adeguamento delle seguenti aree: Economia, Educazione,Media, Nazioni Unite,Giovani ( per le Religioni sono opportune riflessioni specifiche); b- il tempo necessario perché le esigenze accennate, ormai determinanti, diventino patrimonio generalizzato dell’opinione pubblica.
Più che mai ora è opportuno fare tesoro dell’avvertimento di  Balzac “gli impauriti accettano che il passato domini il presente, e del presente diventano i proscritti”

 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »