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“Un mostro a Parigi”: l’amore per la musica salva il mondo Cinema

Sono i primi del Novecento e il cinema è ancora giovane. Emile è un proiezionista, timido e impacciato. Il suo amico Raoul è il completo opposto, estroverso e combinaguai ma relegato a lavoro di fattorino. Insieme i due fanno una consegna al laboratorio di un eccentrico scienziato all'interno di un enorme giardino botanico custodito da una scimmia di nome Charles.  Incurante delle indicazioni dello scienziato Raoul gioca con le strane pozioni che trova e innesca accidentalmente una reazione chimica che da vita ad una mostruosa creatura che altri non è che una piccola pulce. Il Mostro impaurito gira per la città seminando il panico. Ma il suo animo gentile e la suo suadente voce convinceranno la cantante Lucille della bontà dell'essere e la spingerà a difenderlo con l'aiuto di Raoul ed Emile.

Negli ultimi anni l'animazione è un genere in continua ascesa. Sono innumerevoli le pellicole che sono arrivate sul grande e piccolo schermo. Dalla serie de “L'Era Glaciale” a quella di “Madagascar”, da “Shrek” alle pellicole della Pixar, fino al recentissimo campione d'incassi “Hotel Transylvania”. Il novanta per cento della produzione animata è però di quasi esclusiva proprietà degli Stati Uniti. Quando sul grande schermo viene distribuita una pellicola animata di produzione europea e di buona qualità, possiamo davvero fare un plauso alla distribuzione. Finalmente con “Un mostro a Parigi” anche l'animazione europea riesce a sfornare una pellicola di qualità che nulla ha da invidiare ai cugini di oltreoceano.

Certo l'animazione è leggermente più legnosa rispetto alla qualità cui ci hanno abituato le grandi case americane ma riesce comunque a distinguersi ottimamente nel panorama delle pellicole animate che si vedono al giorno d'oggi. Inoltre, come piccolo valore aggiunto, questa legnosità dell'animazione riesce a donare ai personaggi una fisicità pari a quella che solo le pellicole in stop-motion riescono ad avere.

La tecnica di animazione in computer grafica che viene utilizzata riesce a prestarsi al meglio alla narrazione disegnando uno stuolo di personaggi divertenti e incisivi. Dal tozzo e impacciato Emile, allo spilungone Raoul fino alla simpatica scimmia Charles e alla gigantesca pulce, ogni personaggio riesce ad avere una sua unicità, dal disegno ai colori fino ai movimenti.

La narrazione della pellicola di Bergeron d'altro canto punta sul pubblico dei più piccoli, pur rimanendo piacevole anche per quello adulto, manca infatti tutta quella pletora di citazioni e rimandi ad altre pellicole cosi tipiche di molti dei film animati visti negli ultimi anni, certo una Parigi così può far ricordare “Gli Aristogatti” oppure “Ratatouille” ma sono giusto piccole rimembranze.

Attraverso una storia che possiamo dire naive, il film mette in scena l'amore per la musica come qualcosa di universale che unisce le persone nella loro bontà. Infatti alcuni dei personaggi più negativi del film cantano male, ma come abbiamo detto questa divisione manichea tra bene e male fa parte della ingenuità cosi affascinante del film. E proprio questo elemento riuscirà ad avere la presa maggiore sul suo pubblico, il fascino dell'ingenuità, quella che ci fa ancora credere che le favole sono vere e che basta una canzone per riuscire a salvare il mondo.

Tutto sommato “Un mostro a Parigi” è un film per tutta la famiglia che inaugura degnamente la stagione delle pellicole natalizie grazie ad una buona qualità e ad una storia che saprà affascinare i più piccoli e divertire i più grandi.

Regia: Bibo Bergeron
Sceneggiatura: Bibo Bergeron, Stéphane Kazandjian
Genere: Animazione
Nazione: Francia
Durata: 90'
Voci di: Raf, Arisa, Enrico Brignano
Montaggio: Pascal Chevé, Nicolas Stretta
Produttore: EuropaCorp, Bibo Films, France 3 Cinéma, Walking The Dog, uFilm, uFund, Canal+ , France Télévisions, CinéCiném, Le Tax Shelter du Gouvernement Fédéral de Belgique

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