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Un museo dell’Olocausto anche nel metaverso Cultura, Opinion leader

Pisa – Al mondo sono sempre meno gli scampati al genocidio ebraico ancora in vita. Secondo alcune stime attualmente sarebbero circa 400mila. Numero che si sta rapidamente assottigliando ed entro la fine del decennio 2030 potrebbe raggiungere lo 0. Israele è lo stato dove vive la gran parte dei perseguitati dal nazifascismo, sei anni fa i sopravvissuti all’Olocausto erano 190mila, 45mila si trovavano economicamente sotto la soglia di povertà.

Nel 2021 15mila sono il totale dei deceduti in Israele (Holocaust Survivors’ Rights Authority, 2022). Con una media di 42 morti al giorno. Oggi, la maggioranza dei 161.400 superstiti è nella fascia di età compresa tra 85-86 anni, 1/5 ha compiuto più di 90 anni e mille hanno passato i 100. Il 63% è nato in Europa, il gruppo più numeroso proviene dall’ex blocco dell’Unione Sovietica, circa uno ogni tre. Il 12% è nato in Romania, 5% in Polonia, 2,7% Bulgaria, l’1,4% Ungheria e Germania. Il 18,5% è originario del Marocco e dell’Algeria, 11% Iraq e il 7% proviene da Libia e Tunisia.

Le donne rappresentano più della metà (61%) dei superstiti. La distribuzione geografica spazia in tutto il paese, Haifa conta tra i suoi cittadini 11mila sopravvissuti, Gerusalemme 10mila e Tel Aviv 8.700. Mentre, sono 7.743 coloro in attesa di ricevere l’alloggio pubblico. Tra questi c’è chi attende da oltre 20 anni. Riuscire ad entrare nelle case popolari non è l’unico problema. Gran parte delle famiglie dei sopravvissuti non possono permettersi l’assistenza sanitaria, 90 ore mensili è il sussidio domestico riconosciuto dal governo. Sono ufficialmente 42 mila a ricevere sostegno dal Ministero dei Servizi Sociali. L’Autorità competente ha un budget annuale di 5,5 miliardi di shekel (1,57 miliardi di €). Ma rientrare tra i beneficiari del programma assistenziale non è così semplice e scontato.

Nella cultura umana l’Olocausto è un evento incomparabile. Nella nostra epoca di guerra c’è un diffuso ricorso a parallelismi storici tanto inappropriati quanto distorsivi, e le falsità propagandate si sprecano. Mistificazioni ad uso politico, come ad esempio le parole antisemite deliranti pronunciate dal ministro degli esteri russo Lavrov. Avraham Roet è un superstite, in occasione di Yom Ha-Shoah, Giorno del Ricordo, ha pubblicato una toccante lettera, dove non risparmia critiche alle istituzioni. Roet nel suo atto d’accusa si sofferma su tre richieste: la restituzione dei beni depredati alle vittime della Shoah e non restituiti, il diritto dei sopravvissuti a trascorrere la vita dignitosamente e quello di veder tramandata la loro memoria.

Una fondazione caritatevole israeliana ha pensato di portare il primo museo dell’Olocausto nel Metaverso. Un modo di connettere generazioni proiettando le loro storie nello spazio del mondo virtuale. La realtà invece è fatta anche di profonda ingiustizia. E paura. Almeno è quanto si evince dal sondaggio pubblicato alla vigilia delle commemorazioni, che quest’anno cadevano il 26 e 27 aprile, dal quotidiano Israel Hayom: il 47% degli intervistati teme un prossimo Olocausto.

Alfredo De Girolamo     Enrico Catassi

Foto: il Memoriale di Auschwitz a Firenze

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