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Un pianeta da consumare: risorse 2012 già esaurite Opinion leader

In realtà è dal 1987 che l’uomo esaurisce in anticipo le risorse che il pianeta produce. Nell’87 l’esaurimento ebbe luogo il 19 dicembre; nel 1990 il primo di novembre, nel 2007 il 26 ottobre, nel 2011 il 27 settembre. Quest’anno l’esaurimento delle risorse prodotte dal pianeta ha avuto luogo il 22 agosto, cioè 36 giorni prima rispetto all’anno precedente.
In pochi anni il processo  è significativamente accelerato. In sostanza il rapporto, tra le risorse naturali che la terra genera ogni anno e la quantità di risorse che l’umanità richiede, è giunto ad una differenza di circa 1,5. Come dire che nel tempo in cui la Terra produce un pesce o un albero, l’uomo  ne ha bisogno di uno e mezzo.

Nella seconda metà del ‘900, si sono accelerate le modificazioni dei rapporti dell’uomo con la terra:  urbanizzazioni di ampie dimensioni, sia pianificate che non pianificate, scarsità idrica, desertificazioni, ridotta produttività dei terreni coltivati, collasso degli stock ittici, cambiamenti climatici, progressivo aumento del deficit ecologico,  degrado degli ambienti naturali etc. Questi sono solo alcuni degli  effetti scaricati sulle risorse delle economie globali e che hanno inciso in pochi decenni sui rapporti uomo-terra, costituitisi nei millenni. La causa principale è stato l’ inedita crescita della popolazione umana, che ha avuto luogo dopo la seconda guerra mondiale, cui si sono poi sommate  particolari “modalità di consumo” inaugurate nel periodo
Si tenga poi presente che nel 1900 gli abitanti della terra erano 1, 650 miliardi di persone; nel 1950  erano 2,520, cioè 852 mila in più rispetto all’inizio del secolo; nel 1999 erano 6 miliardi; nel novembre del 2011 sono diventati  7 miliardi.

Gli esperti del Gfn(Global Footprint Network) hanno analizzato la situazione di 149 paesi. Di questi i responsabili del debito nei confronti del pianeta   sono 60, fra cui il Qatar, gli USA ( per i quali ci vorrebbero 4,5 pianeti), l’Italia (che ne avrebbe bisogno di 2,5, la Cina (che si accontenterebbe 1,2) etc., mentre 89 paesi consumano meno di quello che potrebbero attendersi dalla  Natura. Per l’India, ad esempio, è sufficiente lo 0,49 della terra

La criticità della situazione nella quale siamo inseriti deriva dal fatto che i limiti delle risorse, che il pianeta rende disponibili, dovrebbero essere al centro dell’attenzione dei processi decisionali in ogni paese. Esiste un solo pianeta e non c’è altra strada che si possa percorrere
Nel marzo del 1972 -40 anni fa, quando gli abitanti del Pianeta erano 3,7 miliardi, cioè la metà degli attuali- Aurelio Peccei, nella prefazione del  volume “I Limiti dello Sviluppo”, il primo volume del Club di Roma di cui era Presidente, indicava   gli scopi essenziali dell’iniziativa  “ accendere …..un grande dibattito sui Dilemmi dell’Umanità e di catalizzare in energie innovatrici la diffusa sensazione  che, con l’avvento dell’era tecnologica, qualcosa di fondamentale deve essere modificato nelle nostre istituzioni e nei nostri comportamenti” quindi aggiungeva “Mi auguro che la pubblicazione del libro …. contribuirà ad ampliare in senso temporale ed in senso spaziale l’orizzonte dei nostri interessi, spostandoli dalle questioni immediate e locali….. per considerare anche quelle ben più complesse e importanti che concernono l’organizzazione della vita di quattro o cinque o sei o sette miliardi di abitanti sul nostro pianeta in condizioni ragionevoli di benessere, giustizia e di equilibrio con la Natura”

E’ un obiettivo che non fa ancora  parte della cultura operativa dell’attuale società umana, come dimostrano i risultati della Conferenza mondiale di Durban  del  dicembre 2011.

Immagine: http://www.reteambientalesociale.org/approfondimenti/140-stop-il-21-agosto-la-terra-e-finita.html

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