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Un progetto di responsabilità sociale di Microsoft a Firenze Società

Un recente progetto di Microsoft che ha messo a disposizione le sue tecnologie pensando in primo luogo ai giovanissimi, arriva a Firenze in forma di mostra fotografica, realizzata dalla fotografa australiana Jacqui James.  Aderisce all’idea l’assessore comunale Cristina Giachi, che tra le cinque deleghe ha anche i giovani e le pari opportunità, e presenta la mostra Quanto ti vuoi bene il 18 al Palagio di Parte Guelfa . La mostra è una sorta di viaggio alla scoperta dell’universo delle preadolescenti e adolescenti italiane e del loro rapporto con la tecnologia, un susseguirsi variopinto e divertente di 90  immagini di ragazzine dai 9 ai 16 anni e della trascrizione del loro pensiero su se stesse e sui gadget di cui non possono fare senza.
Racconta la fotografa che è stata la figlia quindicenne, iscritta da pochi giorni nella sua prima scuola italiana, esternando la sua necessità di adeguarsi alla moda adottata dai suoi compagni, per sentirsi “sicura di sé”, a convincerla che il problema esiste in età adolescenziale in particolare, e che vale la pena approfondirlo. “Arrivata da poco in Italia e incoraggiata dall’esperienza di mia figlia, ho voluto capire come le ragazze italiane vedono se stesse in questa fase difficile della vita e quale ruolo svolga la tecnologia in tutto ciò. Così Microsoft, condividendo il mio interesse, è diventato il mio sponsor. Ho iniziato questa ricerca come genitore e dopo aver incontrato tante ragazze e aver condiviso le loro storie, posso dire che sono cresciuta come adulto e come persona”. Il catalogo che accompagna la mostra, ha una introduzione di Mara Carfagna e di Roberta Cocco. Quest’ultima è tra le responsabili del progetto futuro@lfemminile, che già è stato presentato a Milano, e si dichiara convinta che la tecnologia “è molto più densa di significato per coloro che sono nati e cresciuti con essa”. La lettura di alcune delle dichiarazioni delle ragazzine conferma senz’altro questa tesi: “Non potrei vivere senza la mia famiglia e il mio computer”, “Non potrei vivere senza il mio computer, lo uso per tutto ormai”, confessano due dodicenni. Ma non sottovalutiamo cosa dicono di se stesse, cioè quanta stima hanno di sé, a cominciare dal giudizio sul proprio aspetto fisico, che è l’altra faccia di questa indagine, e non certo quella di minore rilevanza.

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