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Un ragazzo su due offende su Internet, è il risultato di una indagine su giovani e web Breaking news, Cronaca

Firenze – Un ragazzo su due (52%) ammette di aver usato le applicazioni offerte da Internet per offendere,  e il 19% dei ragazzi offende usando più ambienti digitali (social, messaggistica istantanea, giochi) “denotando un profilo potenziale di cyber-bullo in determinate condizioni che possono favorire il fenomeno”. Il 36% poi degli intervistati è stato offeso via web. ù

Sono i risultati clamorosi e per molti versi preoccupanti di una ricerca svolta da Sed a Sesto Fiorentino su un campione oltre 800 ragazzi di seconda e terza media tra il 2020 e il 202. I dati sono stati presentati all’interno di un corso rivolto a mamme e papà organizzato a Pistoia dalla cooperativa Arkè in collaborazione con il comune. Agli incontri (tre, più uno finale che si terrà a settembre) che si sono svolti al centro giovani “Sotto il Palazzo” hanno partecipato 10 genitori, di varie culture e Paesi, alla presenza anche di un mediatore culturale.

I genitori hanno chiesto di poter fare anche un incontro insieme ai figli, che sarà organizzato in autunno. “Il web e lo spirito di gruppo – spiegano  Francesco Pagnini e Francesco Brizzi, presidente e vicepresidente di Sed – favoriscono comportamenti più disinibiti e senza empatia: anche i ragazzi o le ragazze che non sono mai stati bulli posso avere in questo contesto comportamenti che denotano un profilo potenziale di cyber-bullo”. Il 91% degli intervistati usa uno smarpthone personale: il 35% lo ha ricevuto a 10 anni, il 41% a 11, l’8% a meno di 8 anni. Il social preferito è Youtube (82%), seguito da Instagram e Tik Tok (66%), Snapchat (26%), Twitch (21%), Pinterest (18%) e Facebook (12%). Solo il 4% dei ragazzi non usa nessun social, il 67% ne utilizza più di uno, e il 73% più di una volta al giorno. Tra i servizi di messaggistica istantanea il più gettonato è Whatsapp (99%), seguito da Telegram (25%) e Skype (21%), ma spesso gli studenti ne usano più di uno.

Un dato fa più riflettere: più della metà degli intervistati (67%) ha conosciuto nuove persone tramite le chatroom, il 33% ha avuto accesso a contenuti esplicitamente vietati ai minori di 18 anni, il 32% ha ricevuto foto o video a carattere estremamente violento e il 9% di loro li ha condivisi. Il 65% dei giovani ha sì ricevuto consigli da mamma e papà su come navigare in maniera sicura in Rete, ma solo pochi genitori poi sono presenti quando i figli la usano (4%). Oltre un ragazzo su due (57%) uno su due diffonde proprie foto in rete senza sentire prima un genitore, il 27% poi ha creato un profilo social sconosciuto agli adulti di casa per eludere i controlli. Le sfide lanciate da utente a utente in rete (le cosiddette challenge) raccolgono il 66% dei favori. Infine il capitolo porno-web: Il 14% degli intervistati ha inviato foto di nudi o sessualmente esplicite e provocanti in chat, il 35% le ha ricevute, il 17% ha ricevuto offerte di regali (soldi, ricariche, cellulari, oggettistica varia) in cambio di immagini o dati personali da parte di persone conosciute in Rete. La metà (49%) teme di imbattersi in un pedofilo. Se i ragazzi pensano di essersi imbattuti in una situazione ipoteticamente preoccupante, il 61% di loro si rivolge ai genitori mentre il 21% lo racconta un amico. Purtroppo però il 13% lo tiene per sé e questo forse è il dato che allarma più di tutti.

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