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Un tuffo nella Toscana rossa che invoca Rodotà Cronaca

A giudicare dalle contestazioni sulla bacheca Fb che piovono su Renzi, non bastano il nome di Prodi e il ritiro di Franco Marini alla base del centrosinistra in Toscana:  malumori e divisioni serpeggiano comunque, e come ormai di prassi sono le  bacheche Facebook di deputati e senatori a farne fede.  Centinaia i messaggi tiepidi o addirittura del tutto contrari alla candidatura del Professore. Molti anche di approvazione, cosa che, è necessario sottolineare, era mancata quasi completamente nei confronti di Marini. Su Fb pioggia di post anche contro il sindaco di Firenze: "E' Prodi il cambiamento?…" chiedono in moltissimi. Contestazioni anche fra i sostenitori di Elisa Simoni e filippo Fossati, i due deputati toscani e "bersaniani", ma anche proteste sulla bacheca Fb del presidente Enrico Rossi. E in quasi tutti, la domanda è: perché Rodotà no?

Del resto, la rossa Toscana ieri era in rivolta. A parte le occupazioni di sedi (3 in Toscana) da parte dei militanti, le piazze si erano riempite di contestatori a "sinistra": tutti contro Marini, "non per la sua persona – spiegava concitato un signore di circa 50 anni – ma per il metodo e per ciò che significa questa candidatura". Anche se la notte ha portato "consiglio" e oggi è Prodi il nuovo nome del Pd era interessante vedere la piazza. Ed è necessario anche tenere conto che le proteste erano in buona parte volte a contestare  la decisione da parte del PD di non prendere nemmeno in considerazione la candidatura di Stefano Rodotà.

E dunque ieri In Piazza S. Marco a Firenze centinaia di persone, sia del SEL che del movimento Alba, ma anche gente non iscritta a nessun partito e semplici passanti, si sono riuniti pacificamente per far sentire la propria voce sia contro le scelte di Renzi, ormai, come dichiarano nel gruppo che si forma a poco a poco,  apertamente disinteressato alle questioni locali e tutto proiettato verso le dinamiche nazionali con sfumature che lasciano i protestanti a bocca aperta, sia verso i grandi elettori del PD e in particolar modo Bersani, reo di aver proposto Marini in un momento di radicale crisi sociale, economica, politica e valoriale.

"Queste scelte sono inaccettabil – afferma una signora – perché palesano un disegno politico che garantisce, con le forzature di Napolitano", la continuità di un quadro politico che "credevamo ormai superato". Inoltre si salvaguardano, "e non si riesce a capirne il perché, gli interessi e il ruolo di Berlusconi". Il timore emerso ieri era  chiaramente quello di una politica dalle larghe intese, che rischiasse di portare ad una vicinanza con quello che per venti anni è stato considerato il nemico da battere, riuscendoci, però, solo due volte con Prodi.

Quello che ieri veniva chiesto era un moto di responsabilità  "che non aggravi la perdita di fiducia della popolazione nei confronti di una classe dirigente ormai distrutta da un trentennio di malcostume politico".

"È necessaria l'elezione di un Presidente della Repubblica capace di farsi garante dell'innovazione democratica fondata sul carattere progressivo della democrazia costituzionale – dicevano i cittadini –  che difenda i beni comuni di uno stato economicamente allo sbando, che sia un portabandiera della costituzione e che dia non solo la speranza, ma quell'impulso vitale ad una nazione che desidera fortemente ricucire gli strappi nel tessuto sociale e finanziario che il governo Monti, volente o nolente, ha prodotto". Proprio per questo motivo Alba, Sel, la lista civica che fa capo a Ornella De Zordo e tanti liberi cittadini erano scesi in piazza per invocare a gran voce l'elezione di Rodotà. Oggi il Pd lancia Prodi, i mugugni diminuiscono, ma il cuore continua a rimanere con l'altro porfessore, con Stefano Rodotà.

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