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Una ditta di Prato restaurerà il tetto della basilica della Natività Opinion leader

La giornata di ieri era terminata con la triste notizia di tre morti e decine di feriti negli scontri tra l’esercito israeliano e i palestinesi. Tra i tre palestinesi deceduti anche un impiegato delle Nazioni Unite, lavorava per l’UNRWA. Questa mattina invece regnava la calma nel campo profughi di Qalandya dove i soldati israeliani hanno affrontato, nel corso dell’intera giornata del 26 agosto, una vera e propria sollevazione popolare. La violenza in atto e la tragedia hanno costretto l’Autorità Nazionale Palestinese a cancellare l’incontro previsto con la controparte israeliana, che avrebbe dovuto tenersi a Gerico.

 

L’agenda del processo di pace si è così interrotta bruscamente. Vedrete che succederà ancora, purtroppo. Comunque lasciamo le brutte notizie per passare alle belle. Oggi primo giorno di scuola in Israele e a Gerusalemme, sia Est che Ovest. Più di un milione di bambini si sono recati a scuola: ebrei, musulmani e cristiani.  A loro non solo un sentito augurio ma la speranza che sappiano e possano costruire quel futuro di pace che fino ad oggi non esiste. Noi, e sottolineo noi, non siamo stati in grado di offrirgli la pace. Tentenniamo persino nel prepare il percorso doveroso per quel futuro senza guerra e odio.

 

Tuttavia c’è da credere, più che mai, nelle nuove generazioni. Sperando che non seguano il nostro esempio. Spazio ai bambini. Vederli entrare, spaesati, nelle classi accompagnati dai genitori è un rito indimenticabile che si tramanda da tempo. È gioia pura. Per tutti, genitori inclusi, è stato un giorno di festa e per qualcuno di commozione. Ora spetta agli insegnanti fare il lavoro vero. Inculcare un comportamento di rispetto per il prossimo e non solo insegnare come si infila una maschera antigas, perchè questo è il rischio che si corre in queste terre.

 

L’altra notizia positiva ci riguarda invece in prima persona, intendo come italiani e toscani.  Finalmente il tetto della Basilica della Natività di Betlemme verrà restaurato, ad opera di una ditta di Prato. Per mettere d’accordo le varie comunità cristiane c’è voluto del tempo e la paziente opera della diplomazia italiana. Sono anni che il soffitto della Basilica che ospita la Grotta, dove secondo la tradizione cristiana Gesù sarebbe venuto alla luce, è in gravi condizioni (chi dice il contrario è decisamente mal informato). Io ho avuto modo di constatare, a suo tempo, quale fosse il livello di incuria. Ricordo i tentavi di padre Michele Piccirillo di procedere repentinamente alla messa in sicurezza del sito, falliti perchè taluni ritenevano che  la soluzione avrebbe potuto mettere in discussione lo status quo della Basilica. Ovvero la disposizione che regola i diritti di proprietà e di accesso delle comunità cristiane all’interno del santuario.  Allora  non c’era l’avvallo di tutti e quindi non si poteva procedere.

 

La possibilità imminente del crollo  non era sufficiente a coalizzare le parti. All’interno della  Basilica, in questi anni, abbiamo assistito a scontri violenti tra le comunità nella difesa dei diritti acquisiti sui luoghi di culto. Di solito gli scontri avvengono nel periodo natalizio e vedono contrapposti greci ortodossi e armeni. Dal 2012 la Basilica  della  Natività è stata inserita nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco. Nel 2002 ha subito gravi danni durante il noto assedio. Per 39 giorni militanti palestinesi vi trovarono rifugio mentre all’esterno l’esercito israeliano aveva accerchiato la Basilica e tentava di arrestarli. Alla fine i militanti palestinesi furono esiliati e si evitò altro spargimento di sangue. Quella piccola porta d’ingresso al santurario non venne mai attraversata dai militari israeliani. È storia passata. Oggi le parole più belle sono quelle della nostra diplomazia: “il restauro della Natività è una chiara  testimonianza di come persone che professino fedi diverse possano unirsi”.  Perchè come mi disse una volta l’amico  frate Michele Piccirillo: “l’Occidente ha sempre avuto molto da farsi perdonare in queste terre, troppi sbagli in nome di false convinzioni. Il richiamo per questa terra deve essere prima di tutto un messaggio di pace e fratellanza”.
Enrico Catassi

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