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Una donna uccisa ogni due giorni Società

 “Dati choc. Ci vuole un cambiamento culturale.”questo il commento di Marta Gazzarri (IdV) che racchiude al meglio il disappunto e le tante dimostrazioni di solidarietà che arrivano da ogni parte politica e della società civile, mobilitati per la Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza alle donne. Ieri è stato  organizzato un flash mob in piazza dei Ciompi a Firenze per sensibilizzare l'adesione e la presa di coscienza di ogni persona di fronte a questa emergenza, i cui dati crescono di mese in mese anche in Italia.

Una donna uccisa ogni due giorni”, questo il dato che emerge nel 2012 dai tabulati di Telefono Rosa e raccolti dalla Questura. Una cifra impressionante, che colpisce e che la maggior parte delle persone vorrebbe appartenesse ad una realtà lontana, forse ad un paese arcaico, da cui discostarsi, per poterla aberrire, criticare e prenderne le distanze.

Ma invece il maggior numero di questi atti vengono proprio registrati qui, come conferma l'Istat, celati dietro la porta del vicino, o il sorriso apparente della collega che nasconde lo sguardo dietro grandi occhiali da sole in una giornata di pioggia. E' la violenza che si consuma entro le mura domestiche, quella più diffusa e più difficile da far emergere, non denunciata per timore del giudizio altrui dietro alla massima “i panni sporchi si lavano in casa”. Non tutti gli uomini sono fortunatamente chiamati a rispondere, ma in molti si macchiano di tali azioni vili e lo fanno da compagni, mariti, ex-partner e da padri.

Il problema è che si tratta di persone “normali” nella stragrande maggioranza dei casi e non di delinquenti incalliti, né di menti malate, almeno ufficialmente. Come puo' definirsi “civile” una società, in cui per affermare la propria personalità, venir meno alle proprie responsabilità, reagire alle insoddisfazioni personali provenienti dal lavoro, dallo studio, il rifarsela con il più debole è diventato un'abitudine? Queste le cause in apparenza banali che finirebbero nel trasformarsi in atteggiamenti aggressivi prima verbali, psicologici e poi fisici, certificate dalle ricerche di molti centri di studio.

Perché la violenza, perché sempre più spesso in famiglia? Il motivo secondo gli studi è da ricercarsi in una sorta di vittoria facile, rinunciando a priori nell'affermazione di se stessi nella vita reale, per poi sfogare molto più facilmente le repressioni in modi anormali nell'ambito familiare, luogo di comprensione e fiducia, in cui non è necessario far bella figura o rendere conto. In una società che civile si dica, allora, non dovrebbero essere proprio gli uomini a doversi indignare con gli appartenenti al loro stesso sesso, che nel momento in cui infliggono tanto dolore alle loro vittime, gettano nel cestino la stessa dignità del sesso maschile, così tanto ancorata a concetti quali l'onore, che più spesso si traduce invece nell'alzare una cortina di omertà?

I maltrattamenti, e si parla nella maggior parte dei casi di veri e propri pestaggi  e violenza carnale, com'è possibile che ancora accadano, anzi aumentino, nonostante le infinite campagne di sensibilizzazione? Una domanda angosciante, per rispondere alla quale, come segnalano gli operatori, è sicuramente importante cercare di approfondire, non smettendo mai d'interrogarsi sulle cause di tali malesseri individuali e sociali. Il Comune di Firenze ha deciso pertanto di organizzare una campagna di comunicazione in tal senso, che si svolgerà nelle giornate di oggi, 25 novembre,  e  26-27 e 29 novembre, costellata da molti eventi culturali che contribuiranno a rendere pubblico il dibattito.

E' necessario che siano diffusi gli studi che investigano le dinamiche di tali violenze, per capire da che cosa scaturiscano, prima di cadere in facili giudizi dal retrogusto amaro, classificati nella classica affermazione “di diffusa perdita di valori”, in cui vengono fatti rientrare tutti i problemi che non si comprendono. Questa è l'unica base solida da cui partire, per una presa di coscienza di come questa società stia mutando o degenerando, e dunque riuscire ad educare.

Esiste, tuttavia, una certezza: tali violenze non possono essere taciute, perché non possono essere giustificate in alcun modo, nonostante la tendenza predominante al femminile sia proprio quella di comprendere, sperando che il fatto resti un episodio singolo, svelando un lato tutto rosa di presunzione nel guarire. Emerge allora la necessità di educare le donne a denunciare, a non cedere al ricatto di giustificare limiti che non possono e non devono essere oltrepassati. Gli uomini dovrebbero essere accompagnati lungo un processo di maturazione e di riconoscimento dei propri istinti, quando si manifestano, educati ai sentimenti per riuscire a correggersi prima di diventare pericolosi.

Dal Comune di Firenze arrivano parole di responsabilità:“Porre al centro dell'azione temi come questo fa parte certamente del rinnovamento e della riqualificazione di una politica che, da troppo tempo, si cura soltanto, in modo autoreferenziale, dei propri riti. Certo, gli uomini devono uscire dal silenzio in relazione alle responsabilità che come genere hanno, sulla base di una cultura permeata dal patriarcato. Ma lo devono fare anche la politica e le istituzioni, che alle parole poi devono far seguire i fatti.” Fatti, che si traducano in leggi, basti pensare a quanto beneficio già l'approvazione della legge sullo stalking abbia apportato. Azioni concrete che sviluppino la creazione di una rete di protezione per chi denuncia, di aiuto psicologico e di educazione alla riappropriazione di valori culturali, oggi “dormienti”. Fu lo scrittore Saramago a centrare il punto, quando a più riprese sottolineò come di fronte a tali violenze, fino a quando non saranno gli uomini a manifestare contro, la società non potrà mai dirsi definitivamente guarita.

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