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Una legge anti delocalizzazione per salvare la Gkn Cronaca, Economia

Firenze – Ritirare i licenziamenti adesso e una riunione del Consiglio Regionale davanti ai cancelli dello stabilimento. Passato Ferragosto, con la grigliata di solidarietà e la dura presa di posizione del Cardinal Betori durante l’omelia nella messa dell’Assunzione (“Siamo invitati a far nostro lo sguardo di Maria, colmo di speranza e in grado di vedere il futuro di Dio oltre le nebbie del presente umano. Assumiamolo questo sguardo per giudicare anche i nostri giorni, quelli difficili della rinascita mentre la pandemia fatica a lasciarci, quelli ancora più difficili per chi deve tutelare la propria dignità umana difendendo il lavoro, comegli uomini e le donne della Gkn. Non posso fare a meno di richiamare anche oggi questo nostro dramma, per far sentire la vicinanza a quanti ne soffrono e per far udire alta la voce che richiama alla responsabilità quanti possono e debbono adoperarsi perché questa ingiustizia non si consumi”) rimane alta l’attenzione sulla vicenda della Gkn e dei 422 licenziamenti arrivati via Pec agli operai dello stabilimento di Campi Bisenzio dal fondo internazionale di investimento Melrose proprietario della fabbrica.

Ieri in un lungo post su Facebook i lavoratori, in chiave Asterix e Obelix (“Tutta la Gallia è stata conquistata? No. Un piccolo villaggio resiste”), hanno stilato una serie di iniziative e richieste alla politica: “una legge scritta davanti alle fabbriche”, che Stellantis dica se veramente vuole che la produzione di Gkn resti in Italia “oppure si apra al più presto la discussione sull’ennesimo probabile disimpegno di Stellantis dall’Italia. E sull’ecatombe di posti di lavoro che si prepara nell’automotive. Gkn, Giannetti, Timken sono la prova del nove del futuro dell’automotive in Italia”.

Intanto il viceministro dello sviluppo economico Alessandra Todde e il ministro del lavoro Andrea Orlando sono pronti a far partire una legge anti-delocalizzazioni che renda più difficile per le multinazionale la chiusura di siti  produttivi appunto come è stato per la Gkn via mail o con un semplice “messaggino”. Lo ha annunciato Todde in una intervista alla Stampa. “C’è la libertà d’impresa – ha detto – ma c’è anche una responsabilità sociale. Quando lasci a casa decine di lavoratori senza essere in crisi, devi fartene carico in qualche modo. Il perimetro occupazionale va salvaguardato, altrimenti interi territori rischia no di morire per logiche di mera speculazione. Lo stiamo vedendo a Campi Bisenzio: l’azienda non è in crisi, di recente il gruppo con un’altra società ha incassato 3 milioni di aiuti pubblici e ora con 500 licenziamenti mette in ginocchio un territorio. Non si può accettare”. Per questo occorre una nuova regolamentazione “che possa essere operativa in fretta per tutti quei casi in cui non sia ancora stato chiuso un accordo con le parti sociali e le istituzioni. Per Gkn il tavolo è sospeso, mentre per Gianetti stiamo valutando insieme al fondo se ci sia la possibilità di cambiare il tipo di attività produttiva con nuovi investitori. Uno schema simile a quello usato per Whirlpool, dove contiamo di avere risposte entro l’inizio di settembre per procedere con la riconversione in poto per la mobilità sostenibile”. A Campi il presidio continua e la Rsu pensa ad assemblee pubbliche da tenersi nelle principali città italiane già nella prima settimana di settembre.

 

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