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Una mostra e un convegno per Sandro Pertini a 120 anni dalla nascita Cultura, Opinion leader

Firenze – Nella mostra aperta oggi alle Oblate per ricordare i 120 anni della nascita di Sandro Pertini c’è un pannello che è particolarmente rivelatore della statura e della personalità del settimo presidente della Repubblica Italiana. E’ il 6 agosto 1980 a Bologna. Un’enorme folla sconvolta e indignata si era radunata in Piazza Maggiore per funerali delle vittime della strage della Stazione. La contestazione contro le autorità colpevoli di inettitudine verso il terrorismo, allora nella fase più feroce e aggressiva,  non risparmiava nessuno, neppure il sindaco comunista Renato Zangheri.

D’un tratto le grida si interruppero e la grande folla irata fece silenzio: Pertini aveva messo la mano sulla spalla di Zangheri e la gente percepì nel gesto del leader che più amava una sorta di forte solidarietà fra uomini che non avrebbero indietreggiato di fronte alla violenza politica. Come lui, uno dei fondatori dell’Italia libera e democratica, non aveva mai indietreggiato di fronte alla persecuzione del regime fascista.

Una mostra fotografica di un periodo della storia italiana recente ovviamente stimola ricorda personali e offre spunti diversi, a seconda dell’età, ai suoi visitatori.  La vice sindaca del Comune di Firenze, Cristina Giachi,  ha messo in luce la sua coerenza politica e morale, leggendo il passaggio di una lettera alla madre nella quale ribadisce il suo rifiuto di essere graziato: “Non voglio disobbedire alle mie idee che sono le cose che ho di più caro”. Anche la vicepresidente della Regione Toscana Monica Barni ha detto che l’impatto di Pertini sulla gente nasceva dall’avere pagato sulla sua pelle la coerenza, ricordando “il sospiro di sollievo” della gente quando diventò presidente: l’uomo vero, colui che persegue le sue idee accettandone i rischi. Pertini era un leader che aveva un senso dello stato profondo come può essere chi lo vive come un amore e una missione.

Da cronista dell’Agenzia Ansa, chi scrive ha seguito il Presidente Pertini nell’ultimo anno del suo mandato. Aveva 89 anni e non aveva mai derogato al suo carattere schietto e brusco con un linguaggio diretto e senza reticenze. I giornalisti al seguito dovevano pertanto riportare con estenuante esattezza ogni sua singola parola, ogni sua seppure incompiuta frase, per evitare smentite, imbarazzi, forse anche addirittura  crisi diplomatiche.

Era un lavoro duro e rischioso visto che il Presidente usciva continuamente dalle etichette e dalle regole e amava intrattenersi con la gente qualunque fosse la situazione, ufficiale o informale. Eppure quei giovani cronisti non avranno più potuto dimenticare l’esperienza esaltante di essere stati testimoni del raro fenomeno che si chiama autorevolezza o carisma, espressione di una grande personalità che ottiene attenzione, rispetto fino all’adesione profonda, perché ha vissuto con generosità e coraggio al di sopra dei suoi interessi individuali.

La figura di Pertini sarà ricordata nel salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio giovedì 22 settembre con la partecipazione di Stefano Caretti della Fondazione di studi storici Filippo Turati e del Centro di documentazione Sandro Pertini; Valdo Spini, della Fondazione Circolo Fratelli Rosselli; Mario Almerighi, Associazione Sandro Pertini Presidente e Stefano Grassi, Universita’ di Firenze. “Come vorrei essere ricordato? – ha scritto Pertini – un uomo giusto, che ha cercato di essere sempre giusto”.

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