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Una nuova drammaturgia dei cittadini per il teatro europeo Spettacoli

Firenze – Gli ideatori la chiamano sommessamente “piattaforma di pensiero” con un titolo provvisorio “Parliamone…” e una serie di parole chiave d’accompagnamento “spazio, zona”. Ma l’iniziativa lanciata oggi alla Pergola dal direttore generale Marco Giorgetti e il responsabile della formazione della Fondazione Teatro della Toscana Pier Paolo Pacini, nasconde a malapena una grande ambizione: creare le premesse di una nuova drammaturgia urbana con la quale si portano sulla scena i bisogni e i sentimenti reali dei cittadini.

Si tratta dell’apertura ufficiale del teatro alla collaborazione internazionale con modalità e percorsi diversi dalla “vetrina” delle produzioni nazionali. Si parte con incontri e workshop al di fuori del teatro, dalla città e dai suoi contesti, per rientrarvi dopo aver maturato una nuova drammaturgia attraverso la formazione degli attori e il dialogo costante con altre esperienze europee.

Il progetto è stato elaborato insieme con il Théatre de la Ville di Parigi, il Teatre Lliure di Barcellona e la Norwegian Theatre Academy  e il Watermill Center di Bob Wilson, predisponendo “un calendario di momenti di incontro e di riflessione tra giovani artisti e personalità riconosciute a livello mondiale per consegnare alle nuove generazioni aperture e riflessioni sulla complessità del reale e sulla necessità dell’istituzione teatrale di andare verso la società”.

In questa settimana, per il primo esperimento concreto di questa nuova impostazione, il confronto è partito dal tema della città e del bisogno di teatro per la comunità (Catalizzatori teatrali  e l’esperienza sensoriale urbana) con veri e propri incontri sul campo. I  Nuovi, i giovani attori che stanno dando vita all’esperienza del Niccolini, insieme agli studenti della Norwegian Theatre Academy, hanno discusso proficuamente con tre ospiti di Montedomini, Gigliola, Piero e Mario.

Previsti per il prossimo mese appuntamenti con Euripides Laskaridis, per maggio con Pablo Messiez e a ottobre, con il debutto nazionale alla Pergola dello spettacolo Mary Said What She Said con Isabelle Huppert e la regia di Bob Wilson, con alcuni artisti del Waterrmill Center.

Il progetto ha per ora un respiro temporale di tre anni, ha  spiegato Giorgetti, ribadendo la linea della Fondazione sul lavoro da fare per riavvicinare le persone al teatro. “Capire ciò di cui ha bisogno la società, per poi tradurlo sul palcoscenico, come hanno detto gli interlocutori di Montedomini: in teatro vogliamo vedere la realtà”, ha aggiunto  Juan Carlos Martel Bayod, drammaturgo e regista, appena nominato direttore del Teatre Lliure, che sta partecipando al primo evento della nuova “piattaforma di pensiero”.

Come sta facendo Serge von Arx, architetto, direttore artistico e docente di scenografia alla Norwegian Theatre Academy, che ha sottolineato l’obiettivo di “creare contraddizioni in un modo costruttivo” ed enfatizzato “il ruolo del teatro nello spazio pubblico”. E’ sicuramente una sfida complessa quella di mettere insieme le diverse culture ma, come ha detto l’anima organizzatrice dell’iniziativa Elisabetta di Mambro  l’importante prima di tutto “è ascoltare i giovani”.

Nessuno può dire che cosa ne verrà fuori alla fine, ma intanto due risultati sono già raggiunti: l’apertura internazionale  del teatro fiorentino e la spinta verso una nuova drammaturgia. La ricerca d’avanguardia si fa solo in questo modo

 

Nella foto, da sinistra: Marco Giorgetti, Juan Carlos Martel Bayod, Serge von Arx, Elisabetta di Mambro, Pier Paolo Pacini

 

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