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Una nuova “filiera” della sanità secondo Stefania Saccardi Politica

Firenze – Una filiera della salute con un’organizzazione in grado di assistere il cittadino dal momento in cui lascia la sua casa per il ricovero in ospedale a quando vi ritorna. Che fa trovare vicino a casa i presidi per le analisi più semplici, ma che offre nelle strutture ospedaliere l’eccellenza di personale medico, infermieristico e tecnico che gli offre la sicurezza di qualità e competenza,  riconosciuta e incentivata. Che realizza  una perfetta integrazione fra associazioni di volontariato e strutture sanitarie e, in definitiva, che crea una contiguità naturale, senza salti né ostacoli di qualsia genere, fra territorio e ospedale.  Il tutto in un quadro di forte programmazione e controllo pubblico.

Signori, questo è il modello toscano, quello che avvicina la sanità ai maestri francesi, ed è quanto Stefania Saccardi assessore regionale alla Salute, alle Politiche sociali e allo Sport, promette di realizzare. Intervistata ieri sera alla Festa dell’Unità di Firenze da Leonardo Bartoletti e Giacomo Guerrini (con grande capacità di interessare e anche divertire  gli spettatori) la titolare del più importante portafoglio della Giunta Rossi ha spiegato a una platea di molti addetti ai lavori alcuni capisaldi metodologici  della riforma della sanità avviata con una legge approvata alla fine della scorsa legislatura.

Intanto, procediamo con calma e prudenza. Quella legge – ha detto – è stata approvata sull’onda dei tagli ai bilanci delle regioni e deve essere “un po’ più condivisa, partecipata e confrontata con gli operatori e i cittadini senza fretta e senza sacrificare il confronto”.  Inoltre che nessuno pensi che il problema sia solo quello di mandare via un po’ di persone, piuttosto è quello di aumentare i servizi  con una migliore organizzazione.  E questo si può fare solo coniugando la qualità “con la diffusione” per cui si tratta di “riorganizzare i servizi sul territorio con la rete ospedaliera”.

Perché è del tutto controproducente negare che le liste d’attesa sono troppo lunghe, che bisogna aspettare per le visite specialistiche , che il ticket per le alte fasce rendono conveniente rivolgersi al privato. Sono problemi che devono essere affrontati nel modo semplice e diretto che è lo stile saccardi: il Cup non funziona, ma funziona per esempio il servizio Pronto Badante che fa sentire vicino e protettivo tutto il sistema pubblico nel momento in cui – a casa il paziente non autosufficiente – le famiglie si sentono perse.

Ma perché il salto di qualità possa avvenire, ecco che entra in campo l’assessore alle Politiche sociali, bisogna che funzioni la medicina di base: “Occorre che il cittadino esca dall’incontro con il suo medico già con l’appuntamento per il suo esame e nel posto più vicino possibile”. Di qui passa quel rapporto virtuoso con il volontariato, per esempio le ambulanze,  che per Saccardi è il vero valore aggiunto di un sistema pubblico che riesce a tirare fuori, diciamo così, il meglio del privato: è la spinta solidaristica toscana che potrà dare un a mano anche a eliminare le liste d’attesa per la diagnostica.

L’altra faccia è la qualità del personale delle strutture sanitarie,  da motivare e incentivare (perché anche il merito è un valore della sinistra): “Un sistema che premia il merito, non le amicizie politiche”, ha detto a un certo punto raccogliendo un applauso che per ora ha più il carattere di un incoraggiamento fino al  momento della prova dei fatti.

Ma la riforma si fa anche partendo da segnali concreti come risparmiare un milione di euro lasciando il costoso canone d’affitto della sede dell’assessorato o rafforzando la sicurezza sul lavoro con gli accordi che sottoscriverà con prefetture e sindacati per la formazione nei porti. E soprattutto impegnandosi sulla prevenzione, anche attraverso l’attività sportiva., la sua terza delega.

Perché ila titolare della salute regionale di una cosa è convinta: “La politica nasce per tutelare i diritti dei più deboli, i forti non ne hanno bisogno e oggi i voti si prendono se si danno buoni servizi, non se si discute di cose che non hanno senso”.

 

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