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Una prima con la stecca: Sousa cambi lo spartito Sport

Firenze – Sempre più perplesso. Questo Sousa non mi piace. È venuto in Italia con l’aria da saputello sotto falsa modestia, con idee chiare e sbagliate, senza alcun rispetto per il lavoro di chi da tre anni conosceva i giocatori e li educava al gioco (anzi, piegava il gioco alle prerogative dei giocatori). Del resto, lo si sa. Gli allenatori stranieri vengono in Italia perché il nostro campionato, comunque vada, è il trampolino di lancio per le loro carriere internazionali.

Luis Enrique fallisce a Roma e va al Barcellona; Benitez fallisce due volte, all’Inter e al Napoli, e va al Real Madrid; Simeone all’esordio salva il Catania dalla retrocessione e va all’Atletico. Basta che questi signori vengano in Italia e non tradiscano il loro credo, che mostrino di saper fare un gioco moderno e europeo; tanto lo sanno tutti che in Italia vanno bene solo i catenacciari, per cui, se ti mandano via, è garanzia che sei un incompreso.

C’è da scommettere che l’anno prossimo Sousa, di scuola portoghese, con il santino di Mourinho in tasca, alleni una grande inglese con il triplo di stipendio. E da noi, intanto, fa danni. Già privilegia un gioco d’attacco difficile da attuare in Italia, sia che scelga il 4-2-3-1 sia che pieghi, come ha fatto ieri sera,  una variante del 3-5-2 (con un centrocampista nelle intenzioni più vicino alle punte e con gli esterni chiaramente offensivi) alle sue ambizioni di profeta europeo. Poi però la squadra gli dura un quarto d’ora, con quell’identità. E subito si ripiega bassa, a proteggere un golletto, come è capitato anche a Torino, lasciando una voragine tra difesa e attacco.

Sousa insiste con Borja Valero mediano. Ieri sera, in TV, il bravo Adani gli ha chiesto se non era il caso, con quel tipo di gioco, di mettere Suarez e Badelj a recuperare palloni e sfruttare la fantasia e la tecnica di Borja più avanti. Quello che dico sin dalle prime amichevoli della Viola! E Sousa candido candido che dice di sì, che è possibile, ma intanto non ha provato mai una volta quella soluzione, e preferisce sfiancare Borja in un gioco non suo, in una zona di campo pericolosa, se qualcuno gli ruba palla di fisico e di anticipo. È vero che ieri forse Borja doveva riposare. Ma al suo posto avrebbe giocato Vecino, e non quel centrale di stazza e di potenza che tutte le squadre che adottano quel gioco, anche le inglesi, vedono necessario. E poi mi chiedo come mai Suarez, l’unico vero acquisto mirato della Fiorentina, goda di così poco credito. Forse ci siamo accorti che è un bidone? Andiamo bene!

Le notizie poco buone vengono anche dall’attacco. Non che Kalinic sia scarso. Ieri è stato insieme a Borja e a Roncaglia il migliore in campo. Tiene palla, anticipa, vede la porta, ma non è un vero e proprio cannoniere. E poi ieri il compagno di linea più vicino arrancava a venti metri. Come segna la Fiorentina? per ora è un dilemma, visto che abbiamo battuto il Milan con una punizione e un rigore e il Genoa per un erroraccio dei due centrali avversari. Pochi tiri in porta, pochissime azioni manovrate, scarso aiuto dei centrocampisti alle punte.

Ma il profeta, secondo me, non ha neanche guardato la cassetta di una partita di Montella. Montella lo sapeva che la Fiorentina, con quei giocatori, poteva fare soltanto un gioco: tenere palla, difendersi con il possesso stando alti, magari con una o due punte che fossero tali. Ma quel che è stato pare non interessare a Sousa, che continua imperterrito a sperimentare il suo; finché piano piano (ci si augura) non arriverà a correggersi. Intanto abbiamo perso la prima europea. Con Montella non succedeva, neanche quando metteva in campo dodici riserve nei suoi turn over totali. E domenica siamo a Carpi, con giocatori stanchi e idee incerte. Che Dio ci protegga!

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