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Scuola, dalla parte dei ragazzi Cultura, Società

Chi vi parla è un gruppo di insegnanti di un'importante realtà fiorentina, il plesso scolastico dell'Istituto Russell-Newton di Scandicci.
Ci è stato chiesto di parlare di scuola e abbiamo deciso di non farlo. Che bisogno c'è della solita litania funebre sulle aule affollate oltre i limiti di sicurezza, sulle pluriclassi ingestibili, sulla continuità didattica oramai inesistente, sul nostro lavoro assai poco valorizzato? Non è di rivendicazioni che qui vorremmo discutere, piuttosto aprire uno spazio di riflessione.
Se nella scuola la centralità è l'utente (parola orribile che sembra non tenere conto di quello che è l'aspetto più importante del processo educativo: il rapporto fra docente e alunno), dobbiamo decisamente partire dai ragazzi che, nella scuola, passano ore, giorni, mesi e anni, in preparazione e in attesa di un ingresso nella vita lavorativa e nella società. Tanti parlano di loro. Pochi sembrano avere proposte.
I giovani d'oggi – si dice da più parti – sono demotivati, disinteressati, ignoranti e indifferenti a tutto quello che li circonda. Si dovrebbe, invece, avere il coraggio di guardare a ciò che sta loro intorno e ai messaggi cui sono costantemente sottoposti. È l'"impossibilità di" l'imperativo categorico che i giovani si sentono veicolare da più parti: impossibilità di pensare al futuro, di fare ciò per cui si sono formati, di essere indipendenti in tempi brevi, di sapere che l'impegno che mettono adesso potrà essere raccolto, prima o poi.
Forse la scuola, per prima, dovrebbe comunicare messaggi diversi, con una precisa cognizione delle proprie funzioni, senza per questo cedere a uno smodato e, a quanto pare per adesso immotivato, ottimismo. Forse la scuola, per prima, dovrebbe evidenziare che la cultura non è solo finalizzata a una semplice spendibilità sul mercato: lo studio e la formazione sono importanti per crescere e per crearsi un'identità.
La cultura, però, è vera se è in grado d'interpretare la realtà e se dà gli strumenti per mettersi in rapporto con essa. La scuola deve quindi trovare strade anche non tradizionali ed accettare la sfida di una riqualificazione economica e culturale.
Questo, in piccolo, potrebbe rappresentare uno spazio in cui, chi a scuola ci va, possa parlare di sé. Farlo in una zona neutrale, forse, ha il vantaggio di farci sentire più a nostro agio. Quello certo, di vantaggio, è che più occhi possano leggere. A voi (a noi) la parola.

 Un gruppo di insegnanti del Russell-Newton

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