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Una scuola per Il Cavaliere della Rosa Cultura

Spettacolo grandioso, quello che andrà in scena stasera in replica al Teatro Comunale con oltre 500 ragazzi, studenti delle scuole medie ed elementari fiorentine. Lo spettacolo, che appartiene al progetto all'Opera, si è avvalso di una collaborazione straordinaria per la costruzione delle scenografie, fondali, costumi, oggetti che sono veri e propri snodi narrativi dell'opera di Richard Strauss: quella di studenti e docenti del liceo artistico di Porta Romana. Una collaborazione non nuova per l'sitituto, che ha già prestato altre volte la sua preziosa attività al Maggio, forte di una tradizione teatrale di grande prestigio, che ha visto fra le schiere dei suoi allievi nomi famosi cme il regista Franco Zeffirelli, e costumisti come Anna Anni, Piero Tosi, Gabriella Pescucci e Danilo Donati.

Quattro repliche per lo spettacolo, un anno intero di lavoro per il liceo classico di Porta Romana. Un anno in cui sono stati coinvolti tutti i corsi, tutte le competenze, tutti i saperi dei docenti e il cuore, l'entusiasmo, le capacità, il desiderio di "presentarsi" alla città dei ragazzi. Presentarsi alla grande, mostrare il tesoro delle competenze, della professionalità, della ricerca che sta alla base del lavoro di costumista, di costruttore delle scene e dei fondali, di ideatore e realizzatore di quelle magnficihe "cose" che sono il cofanetto, la Rosa, l'orologio che scandisce inesoarbile il tempo.
Parlando col professore Gianfranco Terzo, responsabile del progetto, docente di lacche, dorature, restauro e tecniche antiche della pittura, si rivive in pieno l'orgoglio per il risultato davvero straordinario del lavoro corale che è stato svolto. D'altro canto, è la preside, la professoressa Anna Maria Addabbo, che dà il senso del lavoro svolto con un aggettivo: "corale" e con una sorta di slogan: "Non si può improvvisare".

Nessuna improvvisazione, dunque. Tant'è vero che il coinvolgimento è stato totale per tutti i corsi, i laboratori, le materie: da storia dell'arte, a storia, alla filologia alla ricerca sul campo del particolare che rivela il momento storico, niente è stato trascurato. I costumi, sulla cui realizzazione erano state date indicazioni della compagnia Venti Lucenti, sono stati oggetto di un vero e e proprio studio filologico da parte dei docenti e degli studenti che li hanno condotti a realizzare dei veri e proprio capolavori completamente credibili e coerenti per l'epoca, che si situa sotto il lungo regno di Maria Teresa d'Austria.   Per quanto riguarda la storia, si tratta di una storia d'amore, travestimenti e inganni ambientata in un settecento fiabesco, che risente (l'orologio, simbolo del tempo che scorre) del periodo in cui fu scritta, a ridosso della prima guerra mondiale, vale a dire a  un passo del grande baratro che inghiotterà per sempre quel mondo.

La stessa cura negli oggetti e nell'ambientazione scenica. "Una collaborazione preziosa quella con Venti Lucenti, che ha proposto un book d'idee su cui la scuola ha fatto delle scelte, sia in base alle competenze che alla fattibilità", spiega Anna Maria Addabbo. Importante anche la presenza nei vari laboratori della regista Manu Lalli, come ricorda la preside, che "ha saputo entusiasmare tutti".
Per comprendere la complessità, professionalità e completezza del lavoro svolto da docenti e studenti, basta guardare ai professori coinvolti: dal professor Ferdinando Masula, disegno dal vero, professor Gianfranco Terzo (responsabile del progetto), Silvia Vanni e Fiorella Sbaraglia per i fondali scenici, professoresse Mariella Monticolo, Teresa Pasqui e Emanuela Pintus Progettazione Moda e Costume Teatrale, professoressa Laura Cantini, Laboratorio di tessitura e Batik, professoressa Patrizia Soldani, laboratorio Taglio e Confezione,  professor Rocco Spina Laboratorio di Scultura ( suo il meraviglioso orologio di cartapesta che scandisce il tempo in scena) professoressa Teresa Di Palma,  Laboratorio di mosaico/ discipline pittoriche e scenografiche, professoressa Elisabetta Saccardi, Laboratorio Decorazione Plastica ( maschere in cartapesta), professor Egisto Magni, Progettazione oreficeria ( rosa in ottone argentato e cofanetto), professor Fabio Lotti,  Laboratorio Sbalzo e Cesello.
E i 120 meravigliosi alunni delle classi  4F, 5B,  3R,  3O,  4OM,  5Q. 1 Perf Moda, 1 Perf Arti Grafiche.

Ma sono i dettagli a fare impazzire. Ad esempio, le cinquanta maschere di cartapesta che dovevano avere fattezze di uccello, sono state studiate e realizzate a partire da una ricerca ornitologica sulle varie specie. Ancora, le stoffe dei costumi sono state dipinte a mano dagli studenti riprendendo motivi d'epoca. "Non si può improvvisare" sostiene la dirigente scolastica, e persino le cromìe sono state studiate e riprese il più possibile fedeli all'epoca. Alcuni dettagli tecnici danno l'immagine di ciò che è stato vissuto, di come è stato compenetrato e della professionalità e competenza con cui è stato reso.  L'orologio di cartapesta, ad esempio, tre metri  e cinquanta di lunghezza. Realizzato prima in creta, poi lo stampo in gesso, infine in cartapesta. La Rosa, di ottone argentato galvanizzato.

"Un'esperienza unica – conclude la dirigente scolastica – vedere la scuola nella sua interezza, i laboratori lavorare per un unico obiettivo è stato entusiasmante".  E i risultati danno alla città l'immagine della ricchezza di questa scuola, delle sue porfessionalità, della passione che arde nelle sue fucine.

"Un'avventura che non è ancora conclusa per alcuni studenti – conclude la preside – che sono protagonisti di uno stage presso il Teatro Comunale, nei camerini con gli attori, per gli ultimi adattemnti dei costumi e per tutto ciò che emerge all'ultimo minuto. Un'esperienza unica".
Tant'è vero che il laboratorio di fotografia ha scattato varie foto dei "frutti" di questo lavoro di compenetrazione fra studio, ricerca e manualità artistica, mentre il responsabile, il professor Gianfranco Terzo, ha testimoniato con immagini l'evolversi di questa straordinaria epopea. In modo che di tutto ciò rimanga traccia nella scuola, dal momento che tutto i "lavori" entano a far parte del "patrimonio" del Teatro Comunale.

 

 

 

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