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Insomma la compagnia di giro che continua a ballare sul Titanic pestando i piedi alle signore (e non solo a loro) non intende ragioni e inanella una figura di merda dopo l’altra. Solo ieri abbiamo visto Berlusconi, dopo essere arrivato a Cannes sorridente come una starlette alla festa del cinema, indossando il cappotto sulle spalle manco fosse il mantello di Zorro, con il penoso sorrisone da guitto, accanto alla Merkel che parlava con Obama, mendicando insistentemente, ed inutilmente, se non un sorriso almeno un cenno dal presidente “abbronzato”. Non è il solo: come non ricordare con tenerezza il maestro di sci che a sua insaputa fa il Ministro degli Esteri che plurifotografato a cene ufficiali per il mondo in compagnia del caro Lavitola nega di conoscerlo; e, fresca fresca, che ne dite di Giorgio Clelio “Fra Pappina” Stracquadanio, campione nazionale del lancio della telecamera in notturna, che firma la letterina dei dissidenti e poi la spiega confondendoci le idee. Cambiando completamente (ma veramente?) la direzione del nostro sguardo, che dire del re rottamatore e bigbanghista che allestisce il palco della Stazione Leopolda mettendo fra i megaschermi un tavolo con le gambe “a cipolla” di prima degli anni ‘50 e un frigo che somigliava pericolosamente a uno degli “Atlantis Atlantis Atlantis, con meno il meglio” pubblicizzato a suo tempo da Lara San Paul? Insomma roba che si trova con difficoltà anche al mercatino delle pulci di piazza de’ Ciompi. Ma l’oscar questa settimana è una partita a due: da una parte Giulio Tremonti che dopo mesi di latitanza dalle riunioni di governo, dal parlamento e soprattutto dalla televisione decide di riapparire proprio alla “Festa della Zucca” di Pecorara in provincia di Piacenza. Dall’altra Maurizio Sacconi che, per far piacere al premier e sviare l’attenzione pubblica dalla situazione nella quale siamo stati condotti, ci mette la sua faccia (ha solo quella, che poteva fare!) denunciando un imminente “pericolo terroristico” concludendo così definitivamente l’ottimo lavoro fatto dai Blackblok per impedire che si potessero sentire e ricordare le parole degli indignati. E’ venuto in suo soccorso soltanto il sottosegretario agli interni Mantovano, del Pdl, mentre il Ministro Maroni, leghista appunto, colui cui spetta la faccenda della minaccia terroristica tace da una settimana. Per non sapere né leggere né scrivere (buona questa!) Sacconi ha voluto esagerare finendo per indicare anche gli obbiettivi più opportuni: “non io che ho la scorta” ha detto, casomai si potrebbero colpire più facilmente “i miei collaboratori” che, ci dicono fonti di solito ben’informate, è da una settimana che hanno costantemente una mano fra le gambe. 

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