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Una storia alla moda: Maria di Sant’Elena Società

Legami e intrecci con Pitti, oggi in chiusura alla Fortezza da Basso, per la sfilata di moda, organizzata dall’associazione culturale Fosca, dedicata all’ottantaquatrenne Maria Puddu, creatrice del marchio Maria di Sant’Elena. Prima di tutto la location, Piazza Giorgini, che prende il nome  dal letterato e giurista trisavolo di quel Giovanbattista ideatore di Pitti che per primo promosse la moda italiana all’estero ed organizzò, nel 1951 nella sua casa fiorentina, il First Italian High Fashion Show una presentazione di alta moda italiana per compratori esteri. Una piazza in cui il negozio di lavanderia è divenuto reception, il dehor della nota trattoria sala trucco e lo spazio centrale passerella per la sfilata. Modelle le donne del quartiere, e non solo (una proveniente addirittura da Pontedera), tutte tra i 50 e i 75 anni, che hanno indossato gli abiti della collezione privata di Maria di Sant'Elena.
Una vera e propria incursione urbana accolta con entusiasmo dagli abitanti e negozianti della piazza che hanno collaborato attivamente nella realizzazione di questo momento di socializzazione.

mse-repertorio_thumb.jpgE poi lei, Maria Puddu, la stilista di origine sarda ideatrice e stilista del marchio Maria di Sant’Elena, casa di moda con sede in Piazza Antinori, giunta negli anni ’60 a Firenze per un gioco del destino. Incontrato a Cagliari quello che sarebbe divenuto suo marito, allora direttore della Metro-Goldwyn-Mayer, Maria si trasferì con lui a Firenze e, introdotta da Enrico Pea, cominciò a frequentare i salotti letterari della Versilia conoscendo poeti e artisti come Ungaretti, Montale, Carrà. Stimolata dagli amici cominciò a disegnare e confezionare abiti che ebbero sempre più successo, finché non decise di  farne una vera e propria attività. Il marchio Maria di Sant’Elena, il cui nome evoca la località sarda Quartu Sant’Elena, intraprese così il suo brillante percorso: attivo tra gli anni ’60 e ’80 oltre a sfilare nella Sala Bianca a Firenze fu rappresentante all’estero per la moda italiana e nel corso degli anni strinse importanti collaborazioni come quella con Regina Schrecker.

mse-gruppo2_thumb.jpgLa storia del marchio è stata raccontata attraverso la presenza della stilista, visibilmente felice di vedere “rivivere” le sue creazioni datate tra il 1965 e il 1987: gli anni in cui le donne, dopo i momenti difficili del dopoguerra, cominciano a giocare con i capi d’abbigliamento e i colori per creare stili sempre più personali e vivaci. Una carrellata che è stata anche una sorta di storia dell’evoluzione estetica di trenta anni del ‘900. A partire dagli anni ’60, il decennio che ha avuto come protagoniste Twiggy,  la trasgressiva inventrice della minigonna Mary Quant e Audrey Hepburn che con il suo, famosissimo, “little black dress” indossato in Colazione da Tiffany affermò il “tubino” ancor oggi presente in ogni collezione di moda. Poi gli anni settanta, caratterizzati da abiti e accessori dai colori sgargianti, fioriti o a disegni geometrici, che segnano la nascita di una nuova generazione legata ai movimenti hippy. Fino agli anni ’80, il cui emblema, nella moda, rimane l’evergreen Madonna, con i suoi fuseaux, le spalline e i capelli cotonati.
Passaggi di stile e look forti, interpretati da Maria di Sant’Elena con continuità: la sua moda attraversa i tempi con rigore, mantenendo tutte le caratteristiche del fare tendenza. Niente vintage, pur così attuale, i diciotto abiti sfilati ci hanno idealmente riportato ad una fase in cui il pret à porter, o democratic wear come oggi si preferisce chiamarlo, quasi non esisteva e il passaggio dalla sartoria artigianale a quella industriale non era ancora così marcato. Un plauso particolare alle modelle per caso, disinvolte e preparate, divertenti come di rado sono le vere professioniste. 

Giovanna Focardi Nicita

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