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Una ”superstrada” di 2500 anni fa, la Via etrusca del Ferro, la più antica strada selciata d’Europa Breaking news, Cultura

Firenze – Doveva essere uno spettacolo emozionante, quello delle lunghe file di carri  che oltre 2500 anni fa trasportavano un metallo nuovo e ancora misterioso: il ferro. I convogli  provenienti dall’isola d’Elba erano diretti al porto etrusco di Spina sull’Adriatico.

Le miniere etrusche dell’isola d’Elba erano, appunto, uno dei più importanti centri di estrazione del ferro, un minerale  di gran pregio che grazie al suo minor costo riuscì a soppiantare il bronzo, tanto più che in lega con il carbonio forniva il  resistentissimo acciaio che dette un formidabile vantaggio rispetto alle splendide ma più deboli spade e armature di bronzo descritte da Omero.

Da quando, nel 2004, significativi scavi archeologici hanno  trovato in località Frizzone (tra Pieve di Compito e Capannori) 300 metri di un selciato etrusco di 2500 anni fa, i media hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica l’antica  Via etrusca del ferro che  dall’ isola d’Elba  raggiungeva Pisa e da qui, attraverso il Lungomonte andava verso Prato (l’etrusca Gonfienti). Poi scavalcava l’Appennino, passava per Marzabotto, Bologna e arrivava a Spina, importante  città portuale presso l’attuale Comacchio.

Non a caso, in un recente Convegno sugli scavi di Frizzone , questa è stata definita dall’archeologo   Michelangelo Zecchini una “superstrada” di un lontanissimo passato.

Nell’esaminare i percorsi delle strade medievali (a cominciare dalla  Via butese, un raccordo tra Pisa e la Francigena) emerge una particolarità che riguarda certamente anche la Via del ferro.

A differenza di quanto si ritiene comunemente, il tratto del Lungomonte pisano tra  Vicopisano e il Compitese non era analogo a quello dell’attuale Sarzanese Valdera  che da Bientina va a Cascine di Buti e da qui a Colle di Compito ma da Vicopisano si “ arrampicava”  sul passo del Termine (dove una chiesa dedicata a S.Michele attesta che si trattava di un percorso dei Longobardi), arrivava a Buti e da qui scendeva –  tenendosi sempre in quota- verso il Compitese..

Perché questa  “diversione” che oggi potrebbe sembrare un inutile allungamento rispetto al percorso in pianura?  Non ci sono prove dirette per attestarla ma sulla scorta dei percorsi medievali è possibile ipotizzare che le stesse motivazioni possano essere applicate anche all’antichissima via Etrusca.

Passare da Buti evitava di  costeggiare il lago- padule di  Bientina-Sesto (oggi scomparso dopo la bonifica Leopoldina)  in quanto i terreni palustri erano insalubri, soggetti a frequenti esondazioni e anche  insicuri perché i folti canneti facilitavano gli agguati come attesta una cronaca dell’anno 679,  “ due ricchi mercanti di Lucca che venivano a Buti e Cintoía per acquistare il pregiato olio, erano stati assaliti e derubati dalle masnade di Delfio da Castelvecchio nei pressi di Tanali”..

Tant’ è vero  che un percorso analogo, attraverso Buti, lo ritroviamo anche  nel Medioevo con il Cammino della traslazione di S.Giulia di cui ci sono attestazioni  dirette e con il raccordo pisano della Francigena.

Il Cammino di  Santa Giulia risale all’ anno 763,  quando, per volere del re dei Longobardi Desiderio e della regina Ansa, le reliquie della Santa furono traslate dall’isola della Gorgona a Brescia. Il percorso, che fu contrassegnato da una serie di cappelle e di edicole in onore della Santa, passò per le pendici orientali dei Monti Pisani ed ebbe a Buti un punto di snodo in direzione di Lucca. Le cronache delle antiche Rogazioni conservate nell’ Archivio Parrocchiale di Buti e il ritrovamento  dell’edicola dedicata a S:Giulia effettuato da Franco Lari, attestano che il percorso passava da Castel di Nocco,  Buti, Via di Costa, Piavola. La tappa butese è riportata dai proff. Bettelli e Bergamaschi che hanno descritto dettagliatamente il Cammino della traslazione di  S.Giulia.

Da Pisa partiva anche una delle  varianti della Francigena in quanto il  Porto pisano era punto d’approdo di molte rotte mediterranee, per i pellegrini ma anche per  mercanti, e addirittura per imperatorie grandi feudatari che con il loro seguito e talvolta con i loro eserciti andavano a Roma o nei loro possedimenti italiani .

Fra i raccordi  che partivano da Pisa, c’era appunto quello del Lungomonte pisano,  che arrivava a Buti, poi, all’altezza di Castelvecchio di Compito, entrava nella via lucchese (per chi si recava a nord) o si innestava nella Francigena tra Altopascio e Fucecchio.  Da qui si poteva procedere verso Roma o inserirsi nella Romea Strata longobarda .

Questo percorso aveva il vantaggio si snodarsi lungo un sistema di fortificazioni (dalla Verruca al castello di Caprona, da Vicopisano ai castelli di Buti) che davano maggiore sicurezza a pellegrini, mercanti e altri viaggiatori.

 

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