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Architettura in cerca di qualità: più potere ai progettisti Economia

Organizzato dall’Ordine degli Architetti, si è tenuto il 7 ottobre, presso l’Ospedale degli Innocenti, il primo Convegno fiorentino sul “Presente e futuro dei concorsi di progettazione”.  Titolo pragmatico che vuole, in effetti, affrontare un tema sfaccettato e di grande interesse collettivo, come la qualità dello spazio pubblico. Forse tardivamente, ma meglio tardi che mai, ci si accorge che le dinamiche di sviluppo dell’architettura italiana soffrono di una forte arretratezza rispetto al resto della Comunità Europea.  L’Architetto Italiano è penalizzato rispetto ai suoi colleghi europei e chi ne fa le spese è la qualità civica delle nostre città, ovvero la qualità di vita dei cittadini, il benessere, la crescita economica e sociale del territorio.
Aldilà delle questioni squisitamente tecniche relative alle abrogazioni alla legge vigente o, addirittura, alla proposta di una nuova legge popolare, come chiede la Commissione del “Sole 24 Ore”, il dibattito su come ristabilire i rapporti di forza tra progetto, progettista e stazione appaltante, ruota intorno ad alcuni presupposti: chi si assume il rischio di decidere? Chi ha il potere, la cultura e la lungimiranza di poter scommettere sul futuro? Di questo hanno parlato, in un intenso forum, i rappresentanti dell’Ordine degli Architetti, del Comune, della Regione, della Provincia e dell’ANCE Firenze. Mario Perini, Presidente dell’Ordine e Matteo Fagnoni, Coordinatore della Commissione Concorsi, hanno ribadito l’estrema urgenza di risollevare una condizione professionale prossima al collasso. La terapia è così riassumibile: valore e centralità del progetto da parte dei decisori, incarichi e cantieri certi ai vincitori dei Concorsi.  Elisabetta Meucci, Assessore alle Politiche del Territorio del Comune di Firenze, ha ricordato che la qualità dello spazio pubblico è un elemento fondante del Piano Strutturale, è cioè il “cuore” delle politiche della città.  A questo proposito l’Assessore ha annunciato la volontà di lanciare un Concorso Internazionale per la riqualificazione di accessi e funzioni di Piazza della Repubblica. Resta però la questione cogente del reperimento dei finanziamenti. 
Della serie: “bambole, non c’è una lira”, come si ricuciono quindi le volontà condivise di Ordini e Pubbliche Amministrazioni che concordano sulla necessità di dare nuovo impulso alla qualità del progetto?  Dopo la prima istintiva acclamazione al Concorso come strumento politicamente corretto per consentire la selezione della migliore “Architettura per la Collettività”, scopo non ultimo delle nostre Amministrazioni, è più difficile trovare una risposta al complesso labirinto attuativo. Molti i concorsi vinti mai realizzati per mancanza di adeguata copertura finanziaria, molte le archistar transitate da Firenze e velocemente dimenticate, molti gli insuccessi per Giurie meno competenti dei giudicati.
Forse meno “puri”, ma sicuramente più calati nella realtà del mercato, sono gli appalti integrati fino al project financing, in cui pare si rischi, però, di far prevalere l’offerta del miglior ribasso sui costi e sui tempi, alla qualità dell’opera. Non possiamo affrontare in modo esaustivo la questione, ma possiamo porci ancora qualche altra domanda. Chi sono oggi i Patroni dell’Architettura? Possono le Amministrazioni Pubbliche finanziare interamente la rigenerazione del nostro patrimonio immobiliare obsoleto? Come possiamo elevare la cultura media dei nostri professionisti?  E’ possibile trovare forme virtuose di project financing, magari con protocolli europei? Ma tutto questo è un’altra storia… e servirà un altro Convegno. 

Cristina Donati

 

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